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1 Ottobre 2020

Luca Madonia e la monotonia dei giorni

di Silvia Mattina
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Luca Madonia e la monotonia dei giorni

L'ultimo album del cantautore catanese esplora il mondo della routine attraverso tanti microcosmi di emozioni. Un invito a vivere l'esistenza assumendo il ruolo di artefici del proprio destino.

Cantautore e musicista raffinato, Luca Madonia ha presentato da poche settimane il suo nuovo album 'La monotonia dei giorni' (distribuito da Narciso Records e Universal Italia). Senza dubbio un album 'propositivo'  e 'tutto suonato', che segna anche un ritorno all'analogico.
Il percorso musicale di Luca Madonia è sempre stato intimista ed essenziale. Dal rock degli anni Ottanta con il gruppo i  Denovo, Luca ha intrapreso un percorso musicale verso tonalità del pop degli album 'Bambolina' e 'La consuetudine'. E ora è approdato a una maturità artistica che non vuole assecondare i facili ritornelli di moda in radio, bensì – come lui stesso ci racconta –  "l'esigenza di un disco di spessore, che abbracciasse un po' il mio stato d'animo”.
Un lavoro con il quale Luca ha scelto di ritornare all'analogico, perché "il digitale aiuta molto i musicisti nel semplificare e abbreviare i tempi di lavorazione, ma l'analogico ha una pasta e un sapore diverso”. Una consapevolezza che ha dato origine a una collaborazione musicale con Carmen Consoli e Toni Carbone. Il risultato è un disco 'suonato dall'inizio alla fine'. Ogni canzone si completa con l'altra e quindi sembra calzante la definizione di concept album data dai due cantautori siciliani.
L'intero lavoro è intriso di un' 'intimismo popolare', Luca è abile nel mantenere l'equilibrio tra la sofisticatezza dello stile e  l'immediatezza del messaggio. Il cantautore siciliano ha dato voce alle paure, alle gioie e ai dolori dell'essere umano, dalla solitudine di un rapporto amoroso ormai divenuto consuetudine ('Tu non sei più con me') a tematiche di indirizzo sociale e politico ('Non è finita'). Nel brano 'La paura del buio', il retaggio infantile della mancanza di luce si trasforma nell'adulto in assenza di conoscenza. L'uomo brancola nel buio delle incertezze della vita, dove ogni attimo è fugace e non è mai uguale a se stesso. Luca Madonia propone all'ascoltatore di non farsi trascinare nell'abisso oscuro, bensì di essere 'artefice' del proprio destino. Il sound è impreziosito da alcune tonalità anni '60 che non sembrano relegare l'album allo status di cimelio vintage, ma mostrano l'evoluzione di un musicista in grado di indagare tanti aspetti dell'animo umano con curiosità e onestà.

Luca Madonia, come è riuscito a rendere non monotono un album dal titolo 'La monotonia dei giorni'?
"Il filo conduttore è il quotidiano e la monotonia dettata dai ritmi e dalla consuetudine, però è un disco anche propositivo. Siamo noi gli artefici del nostro destino, per cui dobbiamo trovare sempre delle soluzioni. Io indago l'intimo dell'uomo perché dalle piccole cose, gioie, dolori e affetti, nasce il nostro relazionarci con gli altri, con il mondo e la società. Le canzoni vertono dal personale al sociale e forse ciò che rende diversa una canzone dall'altra e l'aver dato (con Carmen Consoli e Tony Carbone) l'importanza ai suoni. È un disco molto analogico, tutto suonato. Il digitale aiuta molto i musicisti nel semplificare e abbreviare i tempi di lavorazione, ma l'analogico ha una pasta e un sapore diverso. Questo disco è volutamente con suoni particolari, chitarre vintage e amplificatori di un certo tipo, strumenti ritmici. Oggi si fa una frase e la '' per i tre minuti della canzone, invece noi grazie all'analogico abbiamo suonato tutti gli strumenti dall'inizio alla fine”.

Nelle sue canzoni parla della condizione umana con un 'intimismo popolare', il quotidiano può costituire una gabbia delle emozioni?
"Il quotidiano è comune a tutti, parto da lì per affrontare delle tematiche conosciute. Io ho sempre scisso l'individuo Luca Madonia dall'artista e come tutti fronteggio le problematiche usuali: la bolletta da pagare, i momenti di gioia e di tristezza. Dopo tanti anni, mi interessava pubblicare un album dedicato all'uomo e all'intimità, Gaber li chiamava 'i piccoli spostamenti del cuore'. Le nostre relazioni nascono tutte da come ci poniamo noi con gli altri: l'amico, l'amante, il fratello, lo straniero ecc. Sono temi che ogni persona vive e ciò rende le canzoni fruibili”.

Nel panorama musicale italiano, trova che troppo spesso venga adottata una monotonia dei suoni rassegnandosi a prototipi standardizzati?
"Per ogni stagione ci sono canzoni più o meno di qualità, bisogna sempre azzardare ed essere riconoscibili nel suono e nello stile. A vent'anni c'è la pelle d'oca nell'ascoltare alcuni artisti, poi crescendo e facendo questo mestiere scompare. Il panorama musicale è molto diversificato, si va dal mondo dei Talent show molto effimero, immediato e velocissimo a quella frangia di musicisti (come me) che si fa le ossa andando a suonare nei locali. La fortuna e il talento sono elementi fondamentali in questo mestiere, per questo invito i giovani a non demordere mai perché prima o poi la buona stella passa sopra la testa”.

In questo album ci sono illustri collaborazioni femminili (Carmen Consoli). Che ci fa un'attrice come Donatella Finocchiaro nel brano 'Mi solleverai'?

"Il brano è di mio figlio, che suona in un gruppo musicale insieme al fratello, e io sono un loro grande fan. Questo disco è nato all'insegna della rilassatezza e dell'amicizia con Carmen e con Toni, e quindi volevamo una voce femminile che potesse condividere con me il testo e che non fosse la classica cantante. Abbiamo deciso di scegliere la nostra amica Donatella Finocchiaro, bravissima attrice e anche cantante e il risultato ci è piaciuto subito. In questo brano Donatella canta con la mia tonalità maschile e quindi le è venuta una voce un po' sensuale ed è quello che in effetti cercavamo per questo tipo di brano”.

Racconti il sentimento amoroso passando dalle tonalità languidi del brano 'Se mi allontano da te' a quelle più malinconiche di 'Tu non sei più con me', c'è speranza per l'amore delle piccole cose?

"Sì, se si perde di vista l'inizio delle storie l'individuo rischia di cadere nella consuetudine. Nel brano 'Tu non sei più con me', la monotonia dei gesti avvolge anche l'amore e ti rendi conto che pur avendo qualcuno accanto, in realtà sei solo. Mi piaceva affrontare nell'album l'intimo umano, in particolare, il rapporto tra uomo e donna, l'amicizia, la solidarietà e il sociale ( 'Non è finita', dove affronto tematiche politiche). È un disco languido più che malinconico, perchè affronta determinate tematiche che non sono leggerissime. Dopo tanti anni di lavoro, non volevo fare un disco frivolo giusto per passare in radio, ma sentivo l'esigenza di un disco di spessore che abbracciasse un po' il mio stato d'animo”.

Questo tuo ultimo lavoro rappresenta una summa del percorso musicale intrapreso fino a oggi, oppure costituisce una nuova strada da intraprendere?
" un evoluzione fisiologica di quello che ho sempre fatto, sono partito rock con i Denovo negli anni '80, dove c'era la fisicità del suono e chiaramente crescendo sono diventato più analitico e quindi  ho dato maggiore attenzione ai testi. A vent'anni parli meno di rapporti e più di scoperte e di sogni, poi alla mia età fai un po' un bilancio e ti accorgi che adesso è bene soffermarsi su ciò che hai conquistato. Mi sembrava un disco onesto e giusto perché segna un momento di passaggio. Quello che mi auguro e di avere ancora la curiosità e lo stato d'animo per continuare a scrivere musica”.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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