Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto
di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
18 Novembre 2017

Nicola Mingo: "Il mio jazz è un omaggio ai più grandi"

di Clelia Moscariello - cmoscariello@periodicoitalianomagazine.it
Condividi
Nicola Mingo: "Il mio jazz è un omaggio ai più grandi"

Un virtuoso della chitarra, uno stile fluido che incanta, un modo di fare musica ‘mutuato’ dai migliori maestri degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, in concerti che registrano regolarmente il ‘sold out’ sia a Roma, sia a Napoli

Sabato 11 novembre scorso, alle ore 21.30, presso lo ‘Spazio Ztl’ di Napoli, si è tenuto il concerto del musicista jazz, Nicola Mingo, intitolato ‘Swinging Project’: omaggio a Wes Montgomery’, tratto dal cd ‘Swinging’, prodotto dalla Universal Music Emarcy Jazz. Il progetto ‘Swinging’ rievoca un modo di fare jazz che si usava negli anni ’50 e ’60. In particolare, rappresenta un omaggio allo ‘swing’ di quel periodo storico e, più nello specifico, un tributo al ‘big sound’ dei grandi chitarristi dell'epoca, come Wes Montgomery. Il tutto filtrato alla luce della contemporaneità, con riferimenti al sound di chitarristi ‘jazz-fusion’ come George Benson. Il mitico Mingo si è oramai caratterizzato, nel variegato panorama jazzistico europeo, come uno dei migliori chitarristi ‘be-bop’ oggi in attività, con un'intensa e ampia produzione discografica - 7 cd a suo nome - e una rilevante presenza nell'ambito di festival jazz e rassegne nei migliori ‘jazz club’ d’Italia. Il suo fraseggio, a note staccate, risulta sempre quanto mai fluido e originale, memore dell’insegnamento dei grandi del jazz in grado di coinvolgere l’ascoltatore in un viaggio nel tempo di straordinario fascino. La ‘scaletta’ del suo concerto prevede l'esecuzione di composizioni originali di Mingo, in chiaro stile ‘modern mainstream’ e alcuni celeberrimi brani di Wes Montgomery, quali: ‘Road song’; ‘Four on six’; ‘The thumb’; ‘Jingles’. E altri grandi ‘standard’ come: ‘So what’; ‘Moody’s Mood for Love’; ‘Bayou’. Il chitarrista, compositore e arrangiatore napoletano si avvale di uno straordinario trio del jazz italiano e internazionale, formato da Giorgio Rosciglione al contrabbasso, Gegè Munari alla batteria ed Ettore Carucci al pianoforte.

Nicola Mingo, com’è andata la sua performance di sabato sera?
“Sono fiero e contento di essermi riesibito nella mia amata città, Napoli, dopo il grande successo del concerto alla ‘Osteria del Porco’, sempre contattato da Marco Zurzolo. Stavolta, ho presentato integralmente tutti i brani del mio ultimo cd, ‘Swinging’, prodotto dalla Universal Music Emarcy Jazz: un omaggio al mitico Wes Montgomery”.
Nicola_Mingo.jpg
Cosa pensa della possibile chiusura del conservatorio di Napoli?
“Rischia di essere commissariato, se ho ben capito. Sarebbe un grave problema, anche perchè San Pietro a Maiella ha rappresentato un punto di riferimento per i grandi musicisti che si sono formati lì. E non solo storicamente: lo è stato anche ai nostri tempi, negli anni ‘80, quando ci siamo formati un po’ tutti noi della nuova generazione. Uno tra tutti: il grande e compianto Rino Zurzolo, lo stesso Marco Zurzolo e tanti altri. Inoltre, con i corsi jazz di Pietro Condorelli e Marco Sannini sono venute fuori nuove generazioni di jazzisti giovani e preparati. Mi auguro che si possa trovare un modo per risolvere la questione”.

Quali sono i suoi riferimenti musicali?
“Bella domanda. Allora, io ho iniziato a suonare jazz dopo aver ascoltato Charlie Parker e Dizzy Gillespie. In particolare, sono stato folgorato dal ‘be-bop’ e dal fraseggio di quel periodo storico e, pur essendo un chitarrista, mi sono rifatto al modo di costruire i fraseggi di trombe e sassofoni, come Charlie Parker, Dizzy Gillespie e Clifford Brown. A quest’ultimo ho dedicato l'intero mio album, uscito per la ‘Universal’ nel 2011 e il sesto della mia carriera, intitolato appunto: ‘We remember Clifford’. Un lavoro che contiene tracce di mia composizione dedicate a Clifford Brown e brani scritti da lui. Da chitarrista, invece, posso fare un nome su tutti: Wes Montgomery. Un vero e proprio punto di riferimento per il mio stlile. E non credo lo sia stato solo per me. Anzi, ritengo ‘Wes’ il chitarrista che ha influenzato tutti i più grandi chitarristi jazz dagli anni ‘60 in poi, come George Benson, Russel Malone, Mark Whifield, Kevin Eubans, il compianto Ronny Jordan e, persino, Pat Metheney, il quale ha più volte dichiarato di esser stato ‘folgorato’ dall'ascolto dal vivo di Wes in un live a Kansas City”.

I suoi prossimi progetti?
“Nell'immediato, un concerto all'Auditorium Parco della musica di Roma, previsto per il 5 dicembre prossimo, con il mio attuale progetto: ‘Swinging’, uscito per la ‘Universal Music Emarcy Jazz’, settimo cd della mia carriera. Un vero e proprio omaggio a Wes Montgomery, con 10 brani di mia composizione e arrangiamento e altri 5 a firma di Wes Montgomery, George Benson, Miles Davis e James Moody, come ‘Road song’, ‘The thumb’, ‘Ready and able’, ‘So what’ o ‘Moody's Mood for Love’. Un progetto già presentato di recente e con successo in tutta Italia, con vari ‘sold out’ a Roma e Napoli. Dopodiché, ho già pronto un nuovo lavoro discografico, che dovrebbe vedere la luce nel 2018. I club dove suono regolarmente a Roma sono: la ‘Casa del jazz’; l'Alexanderplatz Jazz Club: il Bebop Jazz Club; il Cotton Club; il Charity Cafè e tanti altri. I musicisti della band che mi accompagna sono: Giorgio Rosciglione e Gegé Munari, artisti storici del jazz romano, con il bravissimo Ettore Carucci al pianoforte”.

Mingo_and_band.jpg

NELLA FOTO: IL CHITARRISTA JAZZ, NICOLA MINGO, CON I MUSICISTI DELLA SUA BAND

Salva


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale