Nel nuovo album, uscito il 13 gennaio scorso, Marco del Bene attraversa la 'forma-canzone' per raccontare solitudini contemporanee, memoria atomica e fragilità come gesto politico, sulle tracce di Bukowski e della ‘ballad’ d’autore
Solitudini contemporanee e deflagrazioni irreversibili: sulle tracce della poesia di Charles Bukowski ha preso forma 'Osaka I dance', il nuovo album di Marco del Bene aka Mkdb, uscito il 13 gennaio 2026 per Instant Crush Records. Dieci tracce cantate, che si muovono come una 'ballad' elettronica d’autore, capace di tenere insieme blues, spoken word, 'forma-canzone' e una scrittura sonora essenziale, emotiva, profondamente umana.
Dopo anni di ricerca nell’elettronica sperimentale, nelle performance audiovisive e nella musica per il cinema e l’arte, Mkdb sceglie una direzione più esposta: la canzone come spazio fragile e necessario. Il risultato è un disco che non rinuncia alla complessità, ma la affida a strutture melodiche leggere, attraversate da un’elettronica minimale, che richiama tanto il Nick Cave più spoglio, quanto certe derive di Scott Walker, con un’attenzione al silenzio e alla parola che avvicina il progetto alla poesia performativa.
'Osa
ka I dance' nasce, dunque, come album 'leggero' solo in apparenza. Sotto la superficie melodica si muove una riflessione stratificata sulle deflagrazioni atomiche del presente: riarmo, nazionalismi, tecnologia come promessa e minaccia, incapacità dell’uomo di apprendere lezioni dalla Storia. Il titolo prende forma da un’immagine disturbante e visionaria - Osaka, oggi simbolo di progresso, in un Paese, il Giappone, annichilito da due bombe atomiche - evocando atmosfere distopiche alla 'Blade Runner' e trasformandosi in metafora di una memoria collettiva che si dissolve tra i detriti.
Le dieci tracce alternano poesia, spoken word e canzone senza cercare risposte o soluzioni. Ne emergono frammenti di umanità, storie minime, solitudini individuali e collettive, unite da una fragile consapevolezza comune. In questo quadro, si inserisce 'Bluebird', storica poesia di Charles Bukowski musicata da Mkdb: un momento centrale del disco, in cui l’intimità si fa gesto politico e la fragilità diventa forma di resistenza.
Anticipato dai singoli 'Champions of loneliness' — accompagnato da una copertina firmata da Andrea Lelario, una falena simbolo di isolamento oggi conservata nei taccuini delle Gallerie degli Uffizi — e 'Lara's Birthday', sostenuto da una fotografia di Marek Dobry, l’album vede la collaborazione vocale di Sophia Db nelle parti rap e cantate. Già premiato come Best Soundtrack al 'New York Across the Globe Film Festival' per la colonna sonora di 'Not To Forget', l'artista Marco del Bene firma con 'Osaka I dance' uno dei lavori più coerenti e maturi del suo percorso: un disco che non alza la voce, ma resta.

NELLA FOTO QUI SOPRA: MARC DEL BENE IN STUDIO DI REGISTRAZIONE
IN APERTURA: LA COPERTINA DEL NUOVO ALBUM DI MKDB, 'OSAKA I DANCE'