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2 Ottobre 2020

PMS: tra classico e contemporaneo

di Michele Di Muro - mdimuro@periodicoitalianomagazine.it
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PMS: tra classico e contemporaneo

Dopo l’Ep di debutto del 2016, il duo partenopeo ha pubblicato lo scorso dicembre il primo disco ‘Di giallo e grigio’: un lavoro contaminato, in cui le due autrici hanno cercato di costruire un ponte tra due mondi musicali apparentemente lontani

Martina Mollo
(voce, piano, programming e synth) e Caterina Bianco (voce, violino e viola) sono due giovani musiciste napoletane, conosciutesi nelle sale del conservatorio San Pietro a Majella. Il nome attribuito al loro sodalizio artistico è un acronimo del titolo del loro primo Ep: ‘Premenstrual Syndrome’. Il nuovo album, che segna il loro debutto ufficiale, è stato realizzato grazie al contributo Siae attraverso il bando ‘Sillumina’, per la categoria ‘nuove opere’ del 2016. Pubblicato da ‘Arealive’, il disco è stato prodotto da Ernesto Nobili, mentre il missaggio e il master sono stati affidati a Salvio Vassallo. Non sono ancora trentenni, ma la loro giovane età non deve trarre in inganno: le due artiste hanno alle proprie spalle già un’importante bagaglio di esperienze, attraverso le quali hanno affinato la tecnica e stile. Hanno preso parte ai progetti: Ethereal Dark Orchestra; Rua Port’Alba; Quartieri Jazz; Foremare ed E’Zezi. Inoltre, collaborano ad apprezzate formazioni della scena dark napoletana, quali Argine, Edo Notoalberti e Ashram.
‘Di giallo è grigio’ è un lavoro che sintetizza variegati universi musicali, affrontati dalle due musiciste nel corso degli anni e sancisce la definizione di uno stile personale e proprio, che in futuro non potrà che maturare e arricchirsi di nuovi spunti. Le PMS hanno infatti saputo sviluppare un linguaggio eclettico, che poggiato su di una solida base classica, si colora di nuove sfaccettature mediante incursioni nei territori del jazz, del folk, della musica elettronica e dark, nonché della tradizione canora partenopea. L’album si compone di due parti, come se si trattasse di un ‘vinile’ con i suoi lati A e B. I primi cinque brani sono strutturati in ‘forma-canzone’, mentre le restanti tracce sono strumentali, concepite secondo un approccio quasi cinematografico. Un disco PMS_foto.jpgd’altri tempi, che si fa ascoltare nelle sue più minime sfaccettature. L’approccio d’antan è ben espresso mediante la grafica dell’artwork, virata in tinte color seppia. Gli arrangiamenti, minimali e ridotti all’essenziale, pongono in evidenza l’emozionalità, a tratti oscura, che traspare dalle linee vocali e attraverso la scrittura delle trame armoniche e melodiche. L’ascolto lascia emergere un approccio ‘autoriale’ libero e raffinato, in cui l’ispirazione si libra secondo modalità che fuoriescono dai canoni di un genere determinato o precostituito. Tale approccio si palesa chiaramente nel delirante finale del brano: ‘Lo scrivo in metro’. La libera reinterpretazione di modelli classicheggianti - come avviene, per esempio, in 'Mudanza' - rimanda ad artisti contemporanei fautori di una produzione colta, che al tempo stesso si connota di soluzioni stilistiche e compositive che guardano alla musica moderna, come il britannico Benjamin Clementine (pensiamo, in particolare, al brano ‘The people and I’, ndr). La commistione di archi, piano ed elettronica presente in ‘Nudi’ non può che far pensare al produttore tedesco Apparat. Tra le composizioni più significative del disco troviamo ‘Il cielo gonfio di giallo e grigio’, che si evolve a partire dalla litania corale in vernacolo, lasciando il passo a un’atmosfera ‘ambient’ creata dal piano riverberato e dalla viola. Ben più moderno lo stile che caratterizza ‘Lo scrivo in metro’, con la sua drum elettronica ‘sporca’ in stile Bjork e spunti jazz nell’armonia e melodia, mentre la parte vocale rimanda alle soluzioni sperimentate dalla conterranea Meg. Colpisce l’eclettismo di ‘Viandanti’, in cui le ragazze cantano in napoletano accompagnandosi con una ritmica primitiva, a tratti ‘africaneggiante’ e a un suono a metà dall’elettrico e l’acustico. Ammalianti e coinvolgenti risultano essere le trame intessute nelle tracce strumentali più canoniche. ‘Di giallo e grigio’ è un bel debutto, che invoglia a un ascolto attento e maturo. Appassionato.

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