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25 Settembre 2020

Quel meraviglioso grido di bellezza di Gabriel

di Giorgio Mora
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Quel meraviglioso grido di bellezza di Gabriel

Rivedere Peter Gabriel è un toccasana per chi ama la musica di classe. Succede di rado, perché le tournée dell’ex front man dei Genesis sono rarefatte per via dell’età e forse perché uno show dell’uomo che ha dato linfa vitale alla World Music è qualcosa che richiede allenamento, forza d’animo, coraggio. E Gabriel in questo senso ha già dato parecchio nel corso della sua ormai quasi cinquantennale carriera. Ecco perché lo scorso ottobre a Milano lo show, unico in Italia, era da non perdere e infatti c’era il tutto esaurito come accadeva nei bei momenti del primo viaggio di “So”. La ragione, infatti, non era mutata: si trattava di far riascoltare un’altra volta quel magico album di cui ricorre il 25esimo anniversario e che, nonostante il trascorrere del tempo, continua a essere il suo grandissimo capolavoro, con brani del calibro di “Don’t give up”, “Mercy street”, “In your eyes” e altri ancora che ormai appartengono giustamente alla leggenda. 
Ecco quindi che la grande musica di cinque lustri fa si è manifestata appieno come allora. Sul palcoscenico Gabriel non si è risparmiato, e con lui hanno gareggiato in una competizione di primissimo livello, musicale, ma anche scenografica, multimediale, tecnologica, David Rhodes alla chitarra, David Sancius alle tastiere, Manu Katche alla batteria, Tony Levin al basso, ovvero lo stesso gruppo che suonava con il big di Bath nel 1988 all’Arena di Verona in un concerto che rimane nella memoria di quanti ebbero la fortuna di esserci. Gabriel ha onorato “So” come meglio non avrebbe potuto, ma ha trascinato il pubblico con “Solsbury Hill”, un brano dal suo primo album omonimo, e poi con Biko, una delle più famose canzoni di protesta mai scritte, dedicata al leader dell’Africa National Congress assassinato a Pretoria nel settembre del ’77 dal regime razzista sudafricano. 
Gabriel propose “So” anche nei mesi successi all’88, quando si incamminò con Sting, Springsteen e Tracy Chapman nella bellissima avventura dell’Amnesty International Tour, altro concerto leggendario questa volta sulla scena al Comunale di Torino l’estate successiva, anno di grazia 1989. Niente è mutato nel fascino dell’opera musicale dell’artista, le canzoni non hanno perso nulla del fascino originario né lui ha mutato la sua formidabile presenza scenica, capace di regalare sorprese al pubblico come raramente capita ai concerti. Il pubblico di Milano ha apprezzato, e non poteva essere che così: uno show di Peter Gabriel non è qualcosa di normale, è arte allo stato puro fin dai tempi dei Genesis quando il front man era solito travestirsi e lasciare di stucco i giovani fan di una band che avrebbe spopolato per diversi anni nel prog mondiale. Poi i Genesis se ne andarono per la loro strada e Gabriel continuò da solo. L’ultima puntata fu “The lamb lies down o Broadway”, un concept album come andava di moda allora, e fu un degnissimo finale. 
In seguito lui ha dato lustro alle musiche del mondo, ospitando nei suoi studi centinaia di artisti africani, mongoli, russi, polacchi. Ha creato nuovi sound con dischi sempre all’avanguardia. Ha saputo calcare il palcoscenico come un musicista e insieme un attore consumato di statura mondiale. Cos’altro chiedere al vecchio menestrello di “The Musical Box”? Nulla, semmai gli va dato un ringraziamento per come ha trascorso il suo tempo, regalando al mondo canzoni indimenticabili dove l’amore e la protesta civile hanno saputo fondersi in un unico, meraviglioso grido di bellezza. 

 

Per chi non ha potuto andare al concerto di Milano ecco un video live girato durante la serata:
Peter Gabriel - Come talk to me (Forum di Assago, 7 ottobre 2013)

Per chi non ha potuto andare al concerto di Milano ecco un video live girato durante la serata:
Peter Gabriel - Come talk to me (Forum di Assago, 7 ottobre 2013)


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