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28 Gennaio 2022

Raphael Gualazzi, nuovo talento del jazz

di Alessandro Pallaro
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Raphael Gualazzi, nuovo talento del jazz

La musica? Uno sport senza competizione che mi tiene impegnato fisicamente. Il giovane pianista e compositore, nuovo astro targato Caterina Caselli, si racconta svelando il suo percorso artistico e le sue passioni musicali.

Trent’anni, di Urbino, si è presentato nell’ultima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Follia d’amore” dove – come cita nel sito web – ha fatto “man bassa di premi”: quello per la categoria Giovani, il Premio della Critica “Mia Martini, il premio della Sala Stampa Radio e Tv e il Premio Assomusica per la migliore esibizione live tra gli artisti in gara nella sezione 'Giovani'. Premio quest’ultimo che ha ritirato qualche settimana fa a Roma direttamente dalle mani del presidente Alessandro Bellocci, presso la sede dell’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo - dove è stato presentato ufficialmente il rapporto sui concerti in Italia - e dove Raphael Gualazzi, per l’occasione appunto, ci ha regalato una performance live degna dei migliori nomi del jazz. Raphel Gualazzi è la nuova stella della musica targata Caterina Caselli con un brano scritto,  prodotto e arrangiato dallo stesso cantautore e contenuto in “Reality and Fantasy”, album d’esordio su etichetta Sugar.Fenomeno esploso nel febbraio di quest’anno, già sta facendo proseliti tra gli appassionati del genere e in tutti coloro che nelle note del nuovo stile jazzistico del compositore marchigiano credono di poter ritrovare ancora quelle emozioni oramai scomparse, che solo mostri del calibro di Gaber sapevano trasmettere.  

Ti abbiamo visto sul palco e sembra che tu viva fisicamente la musica che fai.

"Si, è uno sport senza competizione che mi tiene impegnato fisicamente. Soprattutto il repertorio stright piano richiede dei movimenti fisici che spaziano dai registri bassi, medi, fino a quelli alti dello strumento”. 

Ti aspettavi il successo che hai riscosso?

"Sinceramente no e fino a qualche tempo fa non mi ponevo nemmeno il problema. Credo sia una piacevole conseguenza di chi suona e compone brani e poi succede che le cose vanno bene. Una piacevole conseguenza, come dicevo, che ti aiuta ad esprimerti sempre al meglio. Perché il successo ti concede più mezzi per esprimerti ma siamo sempre pronti, semmai si presentassero, anche ai periodi di carestia”.

I tuoi inizi quali sono stati?

"I piccoli locali, ho suonato e mi sono esibito in qualsiasi tipo di contesto: dai matrimoni alle feste di piazza, di tutto e di più. Il mio mondo è la musica e tutte le esperienze servono, questo perché chi fa questo mestiere non deve perderne di vista l’aspetto sostanziale: che è suonare e scrivere brani. Quando c’è un’onda positiva è importante lavorare sodo, se non c’è più quel momento lì è sempre piacevole vivere con il proprio mestiere. Come dico sempre io: finché ci sono i soldi per l’affitto e per mangiare qualcosa, va comunque bene”.

A ripensare ai grandi artisti del jazz ci si accorge di eccessi vissuti ed esaltati, quasi per magia, dallo smisurato talento che fa da contrappunto alla loro vita artistica. Anche tu ti contraddistingui per qualche eccesso, una follia in particolare? 

"In realtà no, forse l’unico eccesso è quello di farmi troppo assorbire da ciò che faccio. A volte è importante anche dire basta, vivere la propria dimensione personale e prendersi tre giorni per sé stessi. D’altra parte la musica è fatta di umanità, se perdi la dimensione umana che esprimi?”

Una tua passione: la via privata del Gualazzi per cosa si caratterizza? Lo sport: hai una passione sportiva, degli hobby?

"Nello sport sono un fallimento completo e penso che se mi sono mosso verso la musica forse è proprio per questo motivo (ride). Per il resto vivo la vita nella sua semplicità, nei suoi sapori, nelle sue bellezze: la bellezza di una donna per esempio, un buon piatto di spaghetti e una bottiglia di barbaresco del 97”.

Che trasformi in musica…

Risata.


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