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19 Novembre 2019

Stolen Apple: Trenches

di Michele Di Muro
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Stolen Apple: Trenches

La mente dell’uomo è in trincea o le trincee sono nelle nostre menti? Questo il 'concept' attorno al quale 4 ragazzi fiorentini hanno sviluppato, in questi anni, un suono compatto e coeso, che li ha condotti verso uno stile eclettico, ricco di spunti interessanti

Pubblicato lo scorso 23 settembre, ‘Trenches’ è il disco di debutto del quartetto fiorentino ‘Stolen Apple’, formatosi nel 2008. Il nome della band è ispirato alla storia di Ernst Lossa, il bambino ‘Jenish’ ucciso nel 1944 dai nazisti durante le operazioni di ‘eutanasia selvaggia’. La formazione è composta da Riccardo Dugini (voce e chitarre); Luca Petrarchi (voce, chitarre, mellotron, organo e synth); Massimiliano Zatini (voce, basso e armonica); Alessandro Pagani (voce, batteria, piano e percussioni). ‘Trenches’, letteralmente ‘trincee’, è dunque il titolo di questo lavoro pubblicato dall'etichetta Rock Bottom Records e distribuito da Audioglobe: 12 tracce che spaziano tra rock, folk, alternative rock, shoegaze e indie-rock. Un eclettismo che, bisogna ammettere, non diviene confusione. Si tratta di una raccolta di brani che hanno il pregio di una scrittura e un arrangiamento ‘compatti’, segno di un lavoro collettivo che ha portato alla creazione di un suono ‘coeso’. Lunghe digressioni musicali, a tratti psichedeliche, tra le quali si insinuano le linee vocali, che presentano spunti interessanti. Vi dominano influssi tra gli anni ’80 e ’90 (rievocati anche tramite l’artwork) derivanti, ci pare, da band quali Dinosaur Jr, Ride e Sonic Youth. Brani con chitarre distorte e batteria/basso incalzanti si alternano a tracce dalle atmosfere più rarefatte ('Mistery town'). Dichiaratamente lontana dalle tendenze musicali attuali - e ciò non è per forza un bene - la band toscana suona una musica 'senza tempo', dal sapore ormai ‘classico’, che rimanda a sensazioni legate alla sfera adolescenziale. Gli Stolen Apple emergono da quella scuola ‘rock’ toscana che ha visto nascere formazioni di spicco, come gli ormai disciolti Elton Junk, mostrando di aver ben appreso la lezione dei loro predecessori. Tuttavia, il lavoro manca di quell'illuminazione che fa la differenza tra un disco come tanti e un lavoro che lasci una ‘traccia indelebile’ nell'ascoltatore. Gli arrangiamenti, in particolar modo, ci sembrano un pò troppo 'scolastici' e la sezione ritmica pare viaggiare, a volte, in maniera un po’ macchinosa. Non mancano ‘felici intuizioni’, come avviene per esempio in 'Falling grace', in cui il gruppo è riuscito a ben convogliare le energie e le idee in una scrittura di immediato impatto. 'Trenches' è comunque un album ben prodotto ed eseguito, che restituisce una buona impressione di ‘impatto live’. Per il futuro sarà forse il caso di sviluppare le idee in modo più efficacemente ‘essenziale’, tralasciando alcuni esercizi di stile, per concentrarsi sull'elemento vocale.

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FALLING GRACE by‬ ‪S‬tolen Apple dall'album 'Trenches'

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