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2 Ottobre 2020

Storie d'amare e d'amore

di Arianna De Simone
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Storie d'amare e d'amore

Il trio artistico composto dall’attrice Giusi Cataldo e dalle musiciste Liliana Bernardi ed Elena Matteucci ha narrato con intensità e passione dieci vicende amorose, rivivendole e interpretandole dal punto di vista delle donne protagoniste

Un nuovo spettacolo “tra musica e parole” si é tenuto lo scorso 23 febbraio presso la cripta della chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, alla via delle Carceri n. 8 in Roma. Il trio artistico composto dall’attrice Giusi Cataldo e dalle musiciste Liliana Bernardi ed Elena Matteucci, rispettivamente al violino e al pianoforte, ha narrato con intensità e passione dieci ‘Storie d’amare e d’amore’, rivivendole e interpretandole dal punto di vista delle donne protagoniste. 10 figure femminili tratte dalla mitologia e dalla Storia, dalla letteratura e dal teatro, sono ‘apparse’ all’improvviso di fronte al pubblico, evocate magistralmente dalla tre artiste attraverso un dinamico intreccio narrativo, cadenzato dall’accostamento e spesso dalla fusione di interventi recitati e brani musicali scelti e combinati per descrivere le diverse declinazioni e forme dell’amore: da quello giovanile e pieno d’ardore di Giulietta Capuleti a quello devoto e ‘coniugale’ di Clara Schumann; dall’amore ‘venduto’ della Deola di Cesare Pavese a quello ‘trascesProve.jpgo’ della Thaïs di Jules Massenet; dai sentimenti di Maria di Nazareth agli amori tormentati e celeberrimi di Didone, tradita e abbandonata da Enea; l’amore di Francesca da Rimini nel V canto dell’Inferno dantesco e quello ‘malato’ di Virginia Wolf esternato nel ‘L’ultima lettera’ al marito; infine, dell’amore ‘passionale’ di Malena a quello ‘irriverente’ e ironico messo in poesia da Stefano Benni. Ricercati e di grande impatto gli abbinamenti musicali e letterari. Tra i più riusciti, certamente il dialogo tra ‘La casa e l’odore dei libri’ di Maria do Rosário Pedreira e la Sonata op. 1 n. 10 in Sol minore di Giuseppe Tartini, intitolata significativamente ‘La Didone abbandonata’. Per non parlare de l’Isoldens Liebestod di Wagner-Liszt o del canto di Paolo e Francesca. Il momento di maggiore commozione ed empatia con il pubblico si è indubbiamente raggiunto con le parole della giovanissima Maria, che nel soliloquio scritto da Betta Cianchini in dialetto siciliano, esprime drammaticamente il turbamento e il dolore provocati dall’annunciazione del ‘Verbo’ e dall’aver appreso il terribile destino che spetterà a suo figlio appena in fasce. Ad accompagnare e ‘significare’ ancor di più tale forte ‘inserto’, le note dell’Ave Maria di Astor Piazzolla: un’ulteriore dimostrazione di come l’unione di ‘musica e parole’, ‘suoni e teatro’, riesca con straordinaria efficacia a coinvolgere emotivamente gli spettatori, proiettandoli in uno spettacolo vivace, dinamico e accattivante.

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NELLA FOTO QUI SOPRA, DA SINISTRA: ELENA MATTEUCCI, GIUSI CATALDO E ILEANA BERNARDI

 

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