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21 Agosto 2019

La musicalità colta 'va in pensione'

di Vittorio Lussana
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La musicalità colta 'va in pensione'

Si è conclusa in questi giorni con un trionfale concerto al ‘Piccolo’ teatro di Milano l’ultima tournée musicale del cantautore Ivano Fossati. Si tratta dell’addio di un autentico poeta della canzone italiana, del secondo sordo dolore dopo l’improvvisa scomparsa di Lucio Dalla. L’eredità che ci lascia questo autore è quello di una musicalità colta, attenta alle influenze e alle contaminazioni della cultura latina sapientemente mescolate con il rock e il jazz. Ma quel che più ci mancherà di Fossati saranno le sue parole, i suoi testi. Gli orizzonti attraversati da questo artista sono infatti quelli più pensosi, più sofferti, anche se elegantemente ‘raffreddati’ da un razionalismo disincantato. Nelle sue parole c’è, infatti, una vena critica che, tuttavia, si rifiuta di descrivere i sentimenti in maniera forzata o disperata. E c’è un’attenzione sincera verso il mondo giovanile, che si presenta sul palcoscenico della realtà sociale come un ‘Giano bifronte’. C’è anche un interesse di fondo per i più deboli, benché rivestito da uno scetticismo poetico che ha sempre reso il suo pensiero franco e obiettivo, un esempio perfetto di come si possa continuare a guard are il mondo ‘da sinistra’ senza indulgere agli estremismi o agli slogan più vuoti, insegnando a gestire i propri moti d’animo, anche i più oscuri, con autentica dignità. I significati secondi quasi mai emergono immediatamente: bisognerebbe frequentare un vero e proprio seminario accademico per comprenderli veramente. Ma ciò non lo ha reso un cantautore per ‘illuminati’, esclusivamente destinato alle ‘élites’ intellettuali. Canzoni come ‘La mia banda suona il rock’, ‘Panama’ o ‘La canzone popolare’ lo hanno infatti restituito alla cultura popolare, al mondo giovanile e a quello dell’impegno politico più convinto e concreto, aprendolo con coerenza verso tematiche scottanti. Come per esempio in ‘Pane e coraggio’, in cui ci ha descritto il doloroso dramma del’'immigrazione, oppure in ‘C’è tempo’, dove ha affrontato il tema dell’amore e dei sentimenti negli anni della maturità, o addirittura, della vecchiaia. Non sono canzoni semplici, dalla portata immediata, indubbiamente. Eppure, esse sono riuscite a farsi strada, piano piano ma inesorabilmente, tra i gusti del grande pubblico. Alcuni brani sono giunti con un certo ritardo. Penso, per esempio, alla rabbiosa ‘Discanto’, una canzone che rappresenta un vero e proprio trattato antropologico sulla nostra vita quotidiana. Ma Ivano è sempre stato così: ti raggiunge all’improvviso, allorquando ti ritrovi a vivere e a pensare cose che lui aveva ‘lasciato in giro’ prima di te. Anzi, la mia personale sensazione è stata molto spesso quella di ritrovarmi su un sentiero fortunatamente già percorso, su una strada in cui qualcuno aveva lasciato delle indicazioni preziose. Si tratta del ‘binario’ di vita di uomini che, nei diversi ambiti della realtà di ogni giorno, sulle prime sembrano essere confusi e che, tuttavia, improvvisamente riescono ad aprire la porta della propria ‘stanza del tesoro’. Perché c’è un tesoro nascosto, in ognuno di noi: questo è il suo vero messaggio di fondo. Inoltre, se si guarda all’indietro, si scoprono quante e quali siano state le numerose idee seminate da Fossati anche per altri interpreti. Lo ‘squarcio’ di ‘Pensiero stupendo’, quello di un amore trasgressivo improvviso e inaspettato, ci ha letteralmente estromesso tutti quanti dai consueti canoni della più grigia e ipocrita vita coniugale da ‘benpensanti’ attraverso la confessione di quel che accade o che può accadere nei nostri letti, svelando un bisogno di amore profondo, una sete di esperienza che si riaggancia senza remore, ma senza volgarità alcuna, a un compiuto concetto di umanità. Questo è ciò che ha reso autentica, a suo tempo, la tematica della ‘trasgressione’, la quale ha dato spazio al corpo senza abbassarlo, senza renderlo un mero strumento di piacere, una macchina per fare sesso o vivere superficialmente. Perché può capitare - come spesso capita, soprattutto all’interno di un rapporto di coppia pienamente trasparente e autentico - che essa faccia capolino e che la si debba gestire con gli strumenti culturali corretti. Insomma, ‘Pensiero stupendo’ non è mai stata una sublimata utopia, né la furbesca stimolazione di bassi istinti a fini commerciali, bensì un percorso controverso, ma non per questo stigmatizzabile con il solo e unico metro della colpevolizzazione piccolo borghese. Un tema concreto, reale, dunque. Come quello relativo all’ambiguità affrontato da David Bowie e, qui da noi, da Renato Zero. Non si tratta di mere mode di passaggio, bensì di argomenti proposti all’analisi dell’opinione pubblica per farci comprendere la delicatezza con cui è necessario approcciare la nostra vita. La stessa delicatezza che Fossati ha dimostrato anche in ambiti culturali più complessi, come per esempio in ‘Iubileoum bolerò’, in cui la questione della religione contrapposta al razionalismo e all’arte rimane sottotraccia, ma pienamente intellegibile. Perché Ivano è così: semina indizi e spunti di riflessione, un autentico ‘motore’ del sentimento umano. I giudizi diventano severi, ma estremamente schietti e sinceri. Come nei riguardi dei politici (“generali battuti che si affrettano nell’oscurità”), o della stessa città di Roma (“dove i giorni copiano i giorni e la Storia copia la Storia, a sua minor gloria”), dove l’ancora di salvezza della razionalità viene richiamata con fermezza (“io resto fedele alla Logica”) e coerenza (“di notte e di giorno…”). L’apertura mentale che ne deriva diviene un vero e proprio approdo verso linguaggi altri, una decrittazione complessiva dei numerosi e distinti modi di rappresentazione dell’arte più in generale. Si comprende, finalmente, che ogni immagine che vediamo ogni giorno spiritualmente ci dice qualcosa che va al di là della stringente realtà materiale, dirigendoci verso l’eleganza, verso la qualità, verso rapporti più completi e, allo stesso tempo, maggiormente sereni, ben distanti dalla volgarità, dalla bassezza, dall’utilitarismo opportunistico o dall’edonismo estetico tristemente individualista. Concetti che Ivano ha seminato tremendamente bene, in 40 anni di carriera. E che, oggi, sta a noi riuscire a raccogliere.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale