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24 Marzo 2019

Questa è casa mia

di Michele Di Muro - mdimuro@periodicoitalianomagazine.it
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Questa è casa mia

Un affresco efficace e coinvolgente della città de L’Aquila dopo il terremoto del 2009, che l’ha trasformata in un lugubre sepolcro a cielo aperto, carico di ricordi smarriti

Spettacolo tragicomico, inquadrabile nella categoria del teatro civile, presentato il 21 giugno appena trascorso presso il Teatro comunale di Tor Bella Monaca. L’evento si inserisce nel più ampio cartellone del Nops Festival (Nuove opportunità per la scena), giunto alla sua decima edizione. La manifestazione è stata ideata da Nogu Teatro e sta andando in scena dal 17 giugno scorso sino al 1° luglio prossimo, tra l’ex Mercato di Torre Spaccata e il Teatro di Tor Bella Monaca. Lo spettacolo in questione è scritto, diretto e interpretato dall’attore teatino Alessandro Blasioli, con la supervisione artistica di Giancarlo Fares. Siamo all’indomani del terribile terremoto che, nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, ha colpito L’Aquila. Più di 60 mila persone hanno perso la casa. La catastrofe naturale diviene un punto di rottura, che segnerà per sempre l’esistenza della popolazione aquilana e abruzzese. Un dramma che, nonostante gli aiuti e la solidarietà, è stato scarsamente compreso dalle istituzioni. La città viene subito blindata. Per gli abitanti, ciò implica la perdita, chissà per quanto, di qualsiasi contatto diretto col paesaggio urbano della loro vita. La casa è il luogo dell’anima. E la sua inaccessibilità determina la perdita di ogni riferimento, il senso più puro del vivere. Ed è proprio su tale aspetto, quello dello ‘sradicamento’, che lo spettacolo si concentra: il lato umano della vicenda, indagato con toni leggeri e drammatici allo stesso tempo. Si enfatizza il senso d’impotenza di fronte alla tragedia e la difficoltà nel ritornare alle normali attività. Protagonisti dell’intenso monologo sono due amici, Marco e Paolo. Il primo è di Chieti e vive di riflesso quanto accaduto alla famiglia di Paolo, i Solfanelli. Una famiglia, quella di Paolo, che si ritrova costretta ad affrontare tutta la trafila di aiuti e di assistenza 'post terremoto'. Ogni cosa, però, non fa altro che ricordare loro l’assenza e il senso della perdita. Con intelligente ironia viene raccontata la ‘cattività’ scontata presso un hotel di Silvi Marina, dove le famiglie dei terremotati vivono quasi come dei reclusi. L’atmosfera vacanziera stride nettamente con il dramma che stanno vivendo. Passando in seguito per la tendopoli di Piazza d’Armi, i Solfanelli approdano alle case temporanee e, quindi, all’abitazione nella ‘New Town’: un ‘non luogo’ desolato, senza servizio alcuno. Il desiderio di tornare in città spinge Paolo a compiere incursioni notturne nella città militarizzata, per toccare e rivedere con i propri occhi la casa di famiglia. Altro aspetto rilevante dello spettacolo riguarda la precisa ricostruzione delle vicende legate allo scandalo del business della ricostruzione. Vi è quindi la denuncia contro la camorra, colpevole di aver costruito, negli anni ’70 del secolo scorso, case ed edifici con materiali scadenti, che non hanno retto alla potenza del movimento tettonico. Alessandro Blasioli porta in scena un’energica performance, dal ritmo vorticoso. Si muove agilmente nell’interpretazione dei tanti personaggi ben accompagnato dal supporto musicale, che enfatizza i momenti drammatici e tragicomici. Si fa un grande uso di espressioni dialettali, che inquadrano il carattere ‘strapaesista’ del popolo abruzzese, creando empatia. Si ride molto, ma è un sorriso amaro. I canti tradizionali abruzzesi fanno da sfondo alla vicenda e diventano il peso di una storia bruscamente interrotta dal terremoto. Pochi elementi di luce, sapientemente orchestrati, determinano la varie ambientazioni, rese in modo minimale. Estremamente efficace è l’affresco che si fa della città de L’Aquila successivamente al cataclisma: un lugubre sepolcro a cielo aperto, carico di ricordi smarriti. Coinvolgente.

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NELLA FOTO: ALESSANDRO BLASIOLI


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