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21 Febbraio 2019

Yukonstyle

di Alessio Spelda
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Yukonstyle

Uno spaccato sociale molto complesso e articolato, che descrivere un altro Canada rispetto a quello che generalmente ci viene raccontato o descritto

Niente affatto semplice l’impegno che il gruppo teatrale ‘Bitquartett’ si è assunto nel voler rappresentare alla X edizione del Nops Festival questo ‘Yukonstyle’: un testo inedito in Italia, scritto da Sarah Berthiaume, una drammaturga franco-canadese. L’ambientaazione di sfondo è il grigio inverno dello Yukon, una regione ai confini dell’Alaska: una stagione lunga, noiosa, a tratti drammatica. L’intento dell’autrice era probabilmente quello di offrire uno spaccato del sottoproletariato canadese, quasi mai sfiorato dalla narrativa e dalla letteratura nord americana. In ogni caso, i personaggi principali sono: Garin, un 'lavapiatti-chitarrista' alle prese con un padre alcolizzato; Yuko, una ‘chef’ giapponese in esilio; Kate, una ragazzina che attraversa l'intero Stato senza meta, alla ricerca di un luogo in cui stabilirsi definitivamente. Il testo è indubbiamente complesso, ricco di contenuti anche piuttosto ‘amari’: per riuscire a resistere in una regione così difficile, il singolo individuo è costretto a rimpicciolirsi e a chiedere aiuto agli altri. Nasce, così, questa piccola ‘comune’ di 4 persone, compreso il padre di Garin, che cerca di fare fronte a un’esistenza sempre più problematica. Kate è incinta per via di un rapporto occasionale avuto con uno sconosciuto su una delle corriere sulla quale stava girovagando per il Paese; Garin e il padre, Dad's, sono stanziali, ma l’improvviso arrivo della cirrosi epatica del secondo getta il primo in una stato di angoscia, nella consapevolezza di dover vivere un momento particolarmente doloroso. Un dramma decisamente forte, con dialoghi ricchissimi e articolati che, tuttativa, il regista e traduttore, Gabriele Paupini, dovrebbe asciugare ulteriormente, al fine di rendere al meglio questa versione teatrale, secondo ritmi che riteniamo debbano essere vivacizzati per il pubblico cosiddetto ‘medio’. Al momento, infatti, questo lavoro denuncia come un limite ciò dovrebbe essere considerato il suo ‘punto di forza’: un copione teatrale per ‘palati sopraffini’. L’intento era probabilmente quello di far percepire al pubblico la difficoltà di 4 esistenze ai margini della società, in pieno attraversamento di una fase particolarmente difficile della loro vita, in cui l’amore, l’amicizia e la solidarietà sono quasi costrette a emergere, per diventare veri e propri valori cardinali dell’esistenza. Un obiettivo indubbiamente raggiunto. Anche troppo, se vogliamo. Lungo.

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LE FOTO UTILIZZATE NEL PRESENTE SERVIZIO SONO DI VALERIA LUONGO


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