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4 Marzo 2021

Raro esemplare di Enigma recuperato nel Mar Baltico

di Michela Diamanti
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Durante le operazioni di bonifica dalle ‘reti fantasma’, i sommozzatori della Submaris hanno rinvenuto un dispositivo di crittografia utilizzato dalla marina militare tedesca durante la seconda guerra mondiale

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I fondali dei mari che circondano le terre su cui viviamo (oltre alla plastica) nascondono molti segreti. Così, a volte, capita che alcuni ‘tesori’ e ‘frammenti’ di Storia, i cui resti giacciono sul fondo degli abissi, ci vengono restituiti, accendendo i ricordi di eventi drammatici che hanno scandito il nostro passato. Come nel caso della recente scoperta di una rara macchina di cifratura usata dai nazisti, da parte di un gruppo di sommozzatori della Submaris che l’hanno recentemente riportata alla luce nel Mar Baltico. La società, incaricata dal Wwf di ispezionare i fondali con sonar a vista laterale per trovare ed eliminare le ‘reti fantasma’ (molto pericolose per la fauna marina), ha casualmente ‘ripescato’ il prezioso dispositivo. Infatti, nel corso dell’operazione di bonifica, insieme alle reti da pesca è stato rinvenuto un esemplare di ‘Enigma’, la leggendaria macchina ‘cifrante’ utilizzata dalle forze armate naziste nel corso della seconda guerra mondiale, dotate di uno dei sistemi di crittografia più efficaci, la cui ‘forzatura’ divenne oggetto di una battaglia di ‘intelligence’ che condizionò, secondo alcuni storici, i tempi e l’esito del conflitto. L’esemplare, che verrà consegnato per il restauro e la conservazione al museo archeologico di Schleswing, potrebbe essere uno dei cifranti appartenenti alla Marina da guerra nazista presenti a bordo delle navi e degli U-Boots (i sottomarini tedeschi), affondati con i propri equipaggi nella baia di Gelting, nei pressi del confine danese, nel maggio del 1945. “Sospettiamo che ‘Enigma’ sia andato in mare nel corso di questo evento”, ha ipotizzato Florian Huber, uno dei sommozzatori della Submaris. Secondo gli esperti, sarebbe stato gettato in mare da una nave da guerra negli ultimi giorni del conflitto.enigma_2.jpg La ‘macchina a cilindri’ fu brevettata nel 1918 dall’ingegnere e imprenditore tedesco Arthur Scherbius, che riprese l’invenzione del disco cifrante di Leon Battista Alberti del 1465. Inizialmente, il suo impiego fu pensato per il settore bancario, commerciale e finanziario (un esemplare è custodito nell’archivio storico del gruppo Sella, dove servì per la cifratura dei messaggi interbancari), prima della realizzazione, nel corso degli anni ‘20 del secolo scorso, di un modello destinato a usi militari, poi perfezionato diverse volte e largamente utilizzato dalle forze armate tedesche nel corso della seconda guerra mondiale. La versione militare di Enigma era composta da una tastiera, un certo numero di rotori a cilindro (una serie di dischi con 26 posizioni, corrispondenti alle lettere dell’alfabeto) e un pannello in cui si accendevano delle lampadine ogni qualvolta si premeva un tasto. La sequenza delle lettere che si illuminavano componeva il messaggio cifrato o quello in chiaro (se si batteva il testo cifrato). Per aumentare il numero di combinazioni possibili, un pannello a spine multiple consentiva di incrociare un certo numero di lettere. Prima dell’ultima guerra, tre matematici polacchi (Marian Rejewski, Henryk Zygalski e Jerzy Rozicki) furono incaricati dall’Ufficio Cifra polacco di ‘forzare’ Enigma. Nonostante la presunta inviolabilità della macchina, di cui i tedeschi erano convinti, bastarono pochi mesi per intuirne i principi di funzionamento grazie alla disponibilità di esemplari ‘commerciali’ e sfruttando le debolezze presenti nelle regole di cifratura. I polacchi si servirono, inoltre, di dispositivi elettromeccanici (fra cui le ‘bombe crittologiche’, grossi e rudimentali calcolatori), che verranno poi ripresi dagli inglesi nel corso del secondo conflitto mondiale. La ‘violazione’ di Enigma spinse i tedeschi a migliorarne la struttura, cambiando il numero e la posizione dei rotori e le regole di cifratura. Tra il 1938 e il 1939, i tedeschi aumentarono il numero dei rotori, aumentando considerevolmente le combinazioni possibili, rendendo pressoché inutile il possesso della macchina senza la chiave di cifratura (ovvero, la sua configurazione completa: posizione dei rotori, collegamento degli spinotti e singola lettera di partenza per la codifica). Inoltre, per maggior sicurezza, le unità in possesso della macchina dovevano cambiarne ogni giorno la configurazione, sulla base delle indicazioni contenute nei cifrari distribuiti ogni mese. Questo sviluppo della struttura e dell’uso della macchina restituirono alle forze tedesche un vantaggio tattico su cui si concentrò il lavoro dei ‘crittoanalisti’ che sarebbero stati impiegati dagli inglesi. L’impossibilità di una decodifica manuale (comunque incompatibile con le esigenze belliche), considerato il numero enorme di combinazioni possibili, rafforzò nei tedeschi la convinzione dell’inviolabilità di Enigma e costituì un’autentica sfida per gli alleati, che concentrarono migliaia di persone tra spie militari, matematici ed esperti di ogni sorta a Bletchey Park (circa 75 km a nord-ovest di Londra) all’epoca quartier generale del servizio informazioni e di crittoanalisi del Regno Unito, dove lavorarono i crittoanalisti che riuscirono nell’impresa di decifrare gran parte dei messaggi, intercettati quasi in tempo reale. Così autentici geni della matematica come Alan Turing, Peter Twinn e Gordon Welchman, la straordinaria Joan Clarke, il campione di scacchi Hugh Alexander e la spia sovietica John Cairncross si adoperarono nell’impresa di decifrare il ‘Codice Enigma’ tra il 1939 e il 1942. Grazie a una brillante operazione militare, nel 1941 la marina militare inglese entrò in possesso di una delle ultime versioni del dispositivo cifrante, agevolando il lavoro dei crittoanalisti. La ‘violazione’ di Enigma fu possibile individuando alcuni errori di progettazione della macchina: una lettera non poteva mai essere codificata su sé stessa. Inoltre, vvenne sfruttata una distrazione degli operatori tedeschi, che spesso partivano con i rotori sempre nella stessa posizione, corrispondente, per esempio, alle iniziali di fidanzate o ad altre parole comuni per tutti i messaggi che chiudevano spesso le comunicazioni. Questi furono gli elementi che vennero poi riutilizzati nel lavoro della famosa ‘bomba’: un congegno elettromeccanico, antesignano dei moderni computer, realizzato dal genio matematico inglese Alan Touring sulla base dell’esperienza delle ‘bombe crittologiche’ già impiegate dall’Ufficio Cifra polacco per automatizzare la ricerca delle possibili combinazioni di Enigma. Il lavoro dei crittoanalisti di Bletchey Park è rimasto a lungo coperto dal segreto, al punto che il contributo bellico decisivo di Touring non lo salvò da una condanna, nel 1952, per omosessualità, all’epoca considerata un reato in Gran Bretagna. Il grande Alan Touring si sarebbe suicidato due anni più tardi, per lo stato depressivo indotto dalla terapia ormonale imposta come alternativa alla pena detentiva. Secondo le stime degli esperti, la Germania avrebbe prodotto circa 100 esemplari di macchine altamente sofisticate durante la seconda guerra mondiale, ma si stima che solo pochi tra quelli utilizzati in ambito bellico siano sopravvissuti al conflitto. Nel 2019, un esemplare a quattro rotori utilizzato dalla ‘Kriegsmarine’ (la Marina da guerra nazista) è stato venduto all’asta da Sotheby’s a New York, al prezzo record di 800 mila dollari.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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