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17 Aprile 2021

SpaceX, Crew Dragon e la rivoluzione dei voli spaziali

di Michela Diamanti
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SpaceX, Crew Dragon e la rivoluzione dei voli spaziali

Torna di moda la corsa nello spazio, con la Nasa affiancata da Elon Musk, l’eccentrico imprenditore creatore della ‘Tesla Inc.’, Richard Branson e altri soggetti privati: Trump è contento, Fraccaro pure ed Emiliano sogna di lanciare satelliti dal futuro ‘spazio-porto’ di Taranto-Grottaglie

Alle 21:22 (ora italiana) del 30 maggio scorso, la distesa del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, si è illuminata ancora una volta dopo nove anni di buio. La Nasa ha lanciato la navicella Crew Dragon, spinta dal razzo Falcon 9, con a bordo due astronauti, Douglas Hurley e Bob Behnken, diretti alla stazione spaziale internazionale (Iss) che fu completata nel 2011 grazie all'ultimo volo del programma Space Shuttle, quando l'Atlantis chiuse l'epopea delle costose navicelle iniziata con il primo volo del Columbia, il 12 aprile 1981. La Crew Dragon ha lasciato il suolo terrestre partendo dalla rampa 39/A, la stessa che vide lanciarsi nel cosmo le missioni Apollo dirette verso la Luna e le tante missioni del programma Space Shuttle. E ha attraccato, dopo circa 19 ore di volo, alla Iss, dove gli astronauti Chris Cassidy, Anatoli Ivanishin e Ivan Vagner hanno accolto i nuovi ospiti. Con quest'ultimo lancio, il programma spaziale americano segna una svolta epocale, grazie all'ingresso da protagonista di ‘SpaceX’: una società privata costituita nel 2002 da Elon Musk, l'eclettico imprenditore sudafricano (naturalizzato statunitense) che dal successo di 'PayPal' ha continuato la sua ascesa lanciando progetti visionari, come la 'Tesla motors' (oggi Tesla Inc.), specializzata nella realizzazione di auto elettriche e apparecchiature per lo sfruttamento dell'energia solare; e ‘The Boring Company’, società dedicata alla progettazione e realizzazione di ‘Hyperloop’: un sistema di trasporto terrrestre supersonico. La ‘Space Exploration Technologies Corporation’ (SpaceX) ottenne, nel 2008, l'incarico dalla Nasa di realizzare un nuovo vettore per il trasporto di merci e astronauti nello spazio. Il priCrew_Dragon.jpgmo esperimento si ebbe nel maggio del 2012, con il lancio del razzo ‘Falcon 9’ privo di equipaggio. Esattamente 8 anni dopo, il ‘Falcon 9’ ha spinto negli spazi siderali la navicella ‘Crew Dragon’ con due veterani della Nasa a bordo, riportando così gli Stati Uniti a volare nello spazio. La compagnia fondata dal magnate sudafricano non è l'unica società privata ad affrontare la sfida delle avventure spaziali: accanto a Musk si schierano il poliedricocratore di Richard Branson, fondatore dell'impero Virgin, che con la Virgin Galactic e la Virgin Orbit punta a offrire servizi di turismo spaziale e vettori per la messa in orbita di piccoli satelliti; e la Boeing Company, veterana nel campo del trasporto aereo, il cui Cst-100 (Crew Space Trasportation-100) è stato selezionato, nel 2014, insieme al ‘Crew Dragon’ della SpaceX, nell'ambito del programma ‘Commercial Crew’, finanziato dal governo statunitense che, sotto la gestione della Nasa, mira allo sviluppo di veicoli spaziali con equipaggio. Il volo iniziato il 30 maggio scorso segna un indubbio successo per la società di Elon Musk, che già oggi auspica di poter ripetere la missione e, anzi, di assicurarsi una cadenza regolare nei voli. Per Jim Bridenstine, attuale amministratore della Nasa, il 30 maggio rappresenta “un grande giorno per la Nasa, un grande giorno per Space X, un grande giorno per gli Stati Uniti d'America. Sono passati ormai nove anni dall'ultimo lancio di astronauti dal suolo americano con razzi americani: ora siamo riusciti a farlo ancora”.  Un successo anche per Donald Trump, che così ha avuto modo di lustrare un'immagine offuscata dalla gestione dell'emergenza sanitaria, che ha colpito molto duramente gli Stati Uniti: “Oggi è cominciata una nuova era di ambizioni americane”, ha commentato il presidente, che ha assistito nella storica base di Cape Canaveral al lancio, definito “un coraggioso e trionfante ritorno americano tra le stelle”. Per Trump, le imprese americane impegnate nella rinnovata corsa allo spazio rappresentano “una delle cose più importanti che abbiamo mai fatto”. Accanto all'entusiasmo americano si schiera anche la soddisfazione del nostro Paese, che ha contribuito al progetto con il supporto dell'Agenzia spaziale italiana (Asi), in particolare del ‘Broglio Space Center’ di Malindi (Kenya), che fa parte delle stazioni di 'tracking' che hanno seguito il volo della ‘Crew Dragon’ verso la stazione spaziale in orbita. Per il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro, l'operazione dimostra, ancora una volta, il grado di eccellenza del nostro Paese: “Questo lancio apre una nuova era nella corsa allo spazio, con scenari inediti e potenzialità enormi. La new space economy compie un balzo in avanti”, prosegue Fraccaro, “confermando che la sinergia tra pubblico e privato è vincente. Il prossimo ‘step’ sarà la Luna. E anche in questa missione, l'Italia avrà un ruolo da protagonista”.  La rinnovata corsa allo spazio assume connotati diversi rispetto ai tratti che caratterizzarono le missioni Apollo, Sputnik e le prime missioni Sojuz, che in piena guerra fredda videro schierati gli Usa e l'Urss in una gara agguerrita per la supremazia nei voli e nell'esplorazione degli spazi extraterrestri. Le agenzie nazionali si mostrano ora aperte alla collaborazione di imprese private, pronte ad assumersi il rischio di operazioni che non nascondono finalità commerciali. La messa in orbita di satelliti per uso industriale, il lancio di voli in grado di far provare a un élite di turisti l'ebbrezza dei voli suborbitali, fino ad arrivare allo sfruttamento delle potenzialità minerarie offerte da altri corpi celesti, sono solo alcuni dei 'propellenti' che spingono mecenati visionari e istituzioni a consistenti investimenti per lo sviluppo di nuovi mezzi di trasporto extraterrestri e di infrastrutture. Sono in molti a candidarsi come partner industriali o logistici. Anche l'Italia, ai cui programmi spaziali 'tradizionali' si aggiunge, adesso, la realizzazione, nella zona di Taranto-Grottaglie, del primo ‘spazio-porto’ italiano, che nell'auspicio di Tiziano Onesti - presidente di Aeroporti di Puglia - dovrebbe  essere in grado, al più tardi nel 2021, di effettuare il primo lancio. Il piano industriale 2019-2028 della società pugliese prevede un programma preciso, “con l'obiettivo”, commenta il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, di “far decollare satelliti e turismo spaziale”. E, magari, di far dimenticare le drammatiche implicazioni connesse alla vicenda dell'Ilva.
Taranto_Grottaglie.jpg

NELLA FOTO QUI SOPRA: L'AREA DI TARANTO-GROTTAGLIE

AL CENTRO: LA NAVICELLA 'CREW DRAGON' DURANTE IL LANCIO VERSO LO SPAZIO

IN ALTO A DESTRA: IL RAZZO-VETTORE 'FALCON 9'


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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