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24 Gennaio 2022

Frontiera tra Stati Uniti e Messico: almeno 40 mila le persone in attesa di asilo politico

di Stefania Catallo
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Frontiera tra Stati Uniti e Messico: almeno 40 mila le persone in attesa di asilo politico

Il governo americano ha declinato ogni responsabilità nell’accettazione del numero di immigrati che possono varcare la frontiera ogni giorno alle agenzie messicane, ai volontari, alle organizzazioni no profit e agli stessi immigrati, sottraendosi così dal dover prendere ogni decisione

In base ad alcuni dati diffusi dal governo messicano e da quelli resi pubblici da ‘The Associated Press’, sono almeno 40 mila le persone che hanno raggiunto il confine tra Messico e Stati Uniti e sono in lista d’attesa per un primo tentativo di richiesta di asilo, o di un’udienza giudiziaria negli Usa, dopo essere stati rimandati indietro. Per fare un esempio, la lista d’attesa a Ciudad Juarez, di fronte a El Paso, è aumentata drasticamente: da 4 mila 500 richiese all’inizio di maggio alle 5 mila e 600 di questi giorni. Gli Stati Uniti, che in genere elaborano dalle 20 alle 30 richieste al giorno, a luglio non hanno accettato domande per circa otto giorni.
Per gli Usa, il fenomeno dell’immigrazione non è una novità: già prima della sua elezione, il presidente Trump aveva progettato l’innalzamento di un muro al confine col Messico, sollevando le critiche delle organizzazioni umanitarie e di parte dei cittadini americani. Inoltre, il governo americano aveva predisposto una serie di misure di sicurezza al limite della violazione dei diritti umani, laddove le famiglie immigrate venivano divise e, in alcuni casi, bambini compresi, rinchiuse in gabbie, dove attendevano una confine_Usa_Mexico.jpgdecisione da parte delle autorità competenti, il tutto documentato da fotografie e video girati anche in maniera clandestina. Adesso, però, l’immigrazione dal Messico sta mutando forma: alle migliaia di persone provenienti dal centro e sud America in attesa del visto per passare la frontiera, si sono aggiunti tantissimi camerunensi, giunti dopo un viaggio lungo e complicato attraverso 8 Stati fino a passare la frontiera con l’Ecuador, per fuggire alle atrocità del regime che governa lo Stato africano. La lista di attesa di Tijuana, località in cui si rileva il maggior numero di camerunensi, è aumentata esponenzialmente, arrivando a 10 mila richieste nella giornata di domenica scorsa, dalle 4 mila 800 di appena tre mesi fa. I racconti parlano di soldati camerunensi che bruciano villaggi, sparano indiscriminatamente e torturano qualsiasi persona sospetta, dando vita così a un’emergenza umanitaria che aumenta i flussi migratori mondiali, già importanti. L’amministrazione Trump sembra voler arginare l’ondata di immigrazione e di richiesta d’asilo bloccando la frontiera e trasformando il Messico in una enorme sala d’attesa. Gli episodi d’intolleranza non si sono certo fatti attendere. Ed è notizia recente quella di un massetto anti-immigrato legato a un uomo accusato di aver ucciso 22 persone a El Paso, in Texas, sabato 3 agosto. Si sta per scatenare una guerra tra poveri, laddove diverse etnie premono per passare il confine, generando dispute su chi abbia più diritto di farlo. Inoltre, il governo statunitense ha lasciato la responsabilità dell’accettazione del numero di immigrati che possono varcare il confine ogni giorno alle agenzie messicane, ai volontari, alle organizzazioni no profit e agli stessi immigrati, sottraendosi così dal prendere una decisione in prima persona.
Per comprendere bene il significato di ciò che sta accadendo, è necessario fare una distinzione tra immigrazione e migrazione: sebbene possano sembrare simili, si tratta di parole diverse con diversi significati: il temine immigrazione descrive un fenomeno destinato a rendere stanziale uno spostamento di persone da una nazione all’altra, mentre la migrazione rende il senso del passaggio e, quindi, della permanenza temporanea.
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