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21 Ottobre 2019

Ma dai, Elsa!

di Vittorio Lussana
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Ma dai, Elsa!

Il ministro Fornero mi stava più simpatica quando aveva le lacrime ‘in tasca’. Adesso non piange più e si ‘picca’ se un’assemblea della Cgil la contesta. Si è innervosita al punto da ‘uscirsene’ con la frase: “I giovani dovrebbero essere meno choosy”. A parte l’aver subito scatenato le traduzioni più ‘strampalate’ dei nostri ‘maccheronici’ organi di informazione (il contesto era quello relativo al mercato del lavoro, dunque l’interpretazione corretta del termine era ‘esigenti’, non ‘schizzinosi’…), la nostra ‘sciùretta’ non può esser così ‘generalista’ da pensare che tutti i neo-laureati siano come certi ‘pariolini’ della ‘Roma bene’, o come molte ‘borghesine’ profumate al ‘mughetto’. Evidentemente, il ministro Fornero, già autrice di un autentico capolavoro sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che, sostanzialmente, ha favorito i licenziamenti ‘collettivi’, proprio non vuol comprendere come l’attuale mercato del lavoro si ritrovi letteralmente ‘bloccato’ da una questione generazionale ‘grossa come una casa’, in cui confliggono mentalità troppo distanti tra loro: da un parte, si è chiesto a lavoratori e impiegati di rimanere al proprio posto sino al 65esimo anno di età, con qualcuno che già ipotizza un ulteriore allungamento sino al 67esimo; dall’altra, un’enorme massa di giovani viene lasciata alla perenne ricerca di una prima occupazione dopo aver studiato per decenni e aver frequentato master d’eccellenza, ritrovandosi costretti ad accettare alienanti occupazioni da precari nei call center o, addirittura, a lavare i ‘cessi’ negli stadi per qualche impresa di pulizie: ma se erano le operaie, le ‘bidelle’ e le addette ai servizi igienici quelle che vi servivano, per quale ‘diavolo’ di motivo nessuno lo ha detto prima? Perché si è lasciata diffondere una mentalità che ha preteso di vedere i nostri figli laureati a ogni costo, anche quelli che, onestamente, potevano benissimo dedicarsi all’agricoltura, oppure all’ippica? Vogliamo per lo meno prendere atto che una precisa mentalità piccolo borghese ha generato danni allucinanti? Lo vogliamo affermare con chiarezza? Le tanto declamate ed esaltate famiglie italiane, quelle che non acquistano un’automobile perché gli serve un mezzo di trasporto, bensì per mostrarla agli amici al bar, da troppo tempo sono divenute spiccatamente ‘edoniste’, affezionate agli ‘status symbol’, all’ostentazione degli Ipod, degli Iphone, dei telefonini che fanno pure il caffè, torturando i propri figli con lezioni di tennis e operazioni di chirurgia plastica. Perché, naturalmente, si rincorre persino “un ideale estetico” nella testa ‘bacata’ di certe ‘mammine care’, un modello di bellezza interamente imperniato attorno a un canone di ‘magrezza’ univoca, omologativa, anoressica, quasi ‘cibernetica’, in cui un naso ‘importante’ dev’essere assolutamente ‘scolpito’ alla francese e un paio di labbra sottili debbono, ovviamente, risultare ‘gonfiate’ come un ‘gommone’ sul lago d’Iseo. E’ allucinante quel che certe famiglie hanno preteso e continuano a pretendere dai propri figli, fino a riempir loro la testa di complessi psicologici o, viceversa, ‘caricarli’ di responsabilità estreme. E nessuno che se ne accorga, che lo dica espressamente, che voglia prendersi la ‘briga’ di fornire alle giovani generazioni qualche indicazione preziosa sugli ostacoli che esse possono incontrare durante il loro cammino di maturazione e di crescita. Ciò avviene perché a nessuno ‘frega’ veramente qualcosa di una deriva meschina ed egoistica della società. Quelle che negli anni ’80 avevano un bel paio di gambe sono andate a fare le commesse e oggi, naturalmente, neanche immaginano cosa significhi per le loro figlie finire in una redazione giornalistica a far le fotocopie, o frequentare uno stage alla Farnesina: ‘sceme’ erano allora e tali son rimaste! Così come certi ‘superfusti palestrati’ dei tempi di Olivia Newton John, i quali non si aspettavano minimamente che i loro figlioli maschi potessero incontrare ulcere duodenali da stress nervoso, ernie iatali e via dicendo. Tutta gente che non ha mai capito nulla e che non si è mai minimamente informata su niente. Tutto questo posso persino arrivare a comprenderlo: c’era la televisione sempre accesa, gli spot pubblicitari continuavano a esaltare corpi sinuosi e perfetti, veline e letterine 'zompettavano' sopra e ‘sotto’ le scrivanie, quelli del ‘GF’ non pensavano ad altro che a saltarsi addosso reciprocamente. Ma quel che proprio non si riesce a compendere è come sia possibile che un ministro del welfare, una ‘megaeconomista’, non riesca a rinunziare al proprio approccio ‘pedagogico’ al fine di abbozzare uno ‘straccio’ di analisi sociologica o uno studio demografico sul tipo di società che si è andata formando in questi ultimi decenni. Se n’è accorta, il ministro Fornero, che gli anni passano e che a questi poveri ragazzi è stata loro riempita la testa con teorie e informazioni totalmente contraddittorie? “Non siate rivoluzionari, ma imprenditori di voi stessi; non fatevi le ‘canne’; anzi no, fatevele, ma con moderazione; fate pure all’amore col ‘fidanzatino’, ma pensate anche alla carriera; ‘occhio’ alla salute e fate sport; no, non fatelo più perché, alla lunga, fa male; mettetevi la maglia di lana, ma attenzione alle allergie della pelle; non lavatevi troppo, ma evitate di dare un’immagine ‘sciatta’ di voi stessi; non accontentatevi mai; anzi no, accontentatevi e non fatevi illusioni, che tanto, ai tempi nostri, noi avevamo certe idee che voi neanche immaginate”. E via così. Scusi se glielo domando, ministro: ma cosa ‘cavolo’ debbono fare, alla fin fine, ‘sti ragazzi? Me lo dice, per cortesia? Debbono lavorare o no? Possono interessarsi a qualcosa e apprendere una professione, oppure debbono star lì a passare il ‘tira-acqua’ nei bar? Ma dai, Elsa! Ma dai! Quale ‘diamine’ di ‘quadro’ ti sei fatta della situazione? E per fortuna che eri nel profondo nord operaio: se per caso scoprissi in che condizioni sono i giovani calabresi o quelli della Campania, cosa fai? Un altro ‘piangino’? E cosa dovrebbero fare, invece, i giovani siciliani innanzi a una Regione ‘autonoma’ che è stata capace di sperperare miliardi di euro, generando una ‘voragine’ paragonabile a un cratere lunare? Abbiamo i migliori ragazzi del mondo, giovani che valgono tanto ‘oro’ quanto pesano proprio perché non stanno lì a farsi le ‘seghe’ mentali sognando la rivoluzione: son venuti su esattamente come noi tutti volevamo. E adesso? Cosa gli andiamo a dire? Che sono troppo esigenti? Ma se non possono mettersi a fare un ‘tubo’ neanche nel senso materiale della cosa! Orsù, Elsa: io capisco che, fino alle elezioni, c’è da riempir le pagine, ma di mettere in scena delle ‘operine’ almeno evitiamolo, per favore.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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