Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
26 Luglio 2026

Quando ti arrabbi sei ancora più brutta

di Elisabetta Chiarelli
Condividi
Quando ti arrabbi sei ancora più brutta

Siamo costretti a soffermarci per ‘fare il punto’ sullo stato di involuzione valoriale in cui il nostro consesso sociale risulta sempre più inesorabilmente sprofondato

Fanno discutere le parole pronunciate dallo scrittore, Michele Mari, sul conto di Michela Murgia, la scrittrice e drammaturga italiana deceduta il 10 agosto 2023 dopo un’esemplare lotta contro un male incurabile. Alla vigilia dell’assegnazione del prestigioso Premio Strega, quel 'simpaticone' di Mari, credendosi al riparo da 'orecchie indiscrete', ha proferito le seguenti parole: “Michela Murgia era intransigente e violenta perchè brutta, così sfogava la sua rabbia”. Dando per acquisito il risvolto disgustosamente sessista di questa frase, è utile soffermarsi sui contenuti che, da essa, trapelano, per tentare di 'fare il punto', per così dire, sullo stato di involuzione valoriale in cui il consesso sociale risulta sempre più inesorabilmente sprofondato.  In primo luogo, quale eredità degli anni del disimpegno intellettuale e dell’edonismo, è rimasto in vita l’assioma che l’avvenenza fisica sia il parametro principale, se non esclusivo, in base a cui misurare il valore di una persona. Nel faticoso percorso di costruzione dell’autostima individuale è, infatti, doloroso constatare che l’immediato sentore di inadeguatezza che più o meno tutti avvertono è quello relativo all’aspetto fisico.

SiamoMichela_Murgia_2.jpg ormai abituati a guardare all’Altro da noi come un mezzo e non come un fine, come un bene da consumare: nello specifico, come un corpo da desiderare, possedere o, se ritenuto non desiderabile, da dileggiare, su cui sfogare le nostre frustrazioni sino all’odio, se necessario. Il dilagare del consumismo e il tramonto del merito hanno a tal punto 'impigrito' la mente umana che è divenuto quanto mai vitale fugare, con tutte le nostre energie, ogni seppur recondito impulso di approfondimento, per abbracciare una lettura della realtà superficiale, il più possibile binaria, fondata sulle dicotomie vero/falso, bello/brutto, amico/nemico, in modo tale da garantire un agevole e immediato sfogo alla nostra irritazione personale, frutto, in realtà, di un radicato senso di insoddisfazione. Tutto ciò allo scopo di acquisire una versione dei fatti che ci circondano il più possibile rassicurante, in grado di mettere a tacere la sensazione di non valere abbastanza.

Queste dinamiche sono a fondamento di un 'bullismo' così capillarmente diffuso, da oltre quarant’anni, tra i nostri giovani, che si nutrono di quell’omologazione, vera piaga della società odierna, la quale illude chi ne fa parte che sia sufficiente calarsi dietro lo schermo del 'branco', per primeggiare sul prossimo a basso costo. Frasi come quelle pronunciate da Mari, oltre a denotare una pochezza intellettuale e culturale disarmante sono, oltretutto, di una palese ovvietà.

E’, infatti, universalmente valido il fatto che la frustrazione che il Mari attribuisce alle donne generi in lui una grande rabbia. Perché ciò avviene indipendentemente dal genere di appartenenza o dall’aspetto fisico. L’unico dettaglio che sfugge, a certi soggetti, è che questo tipo di reazione alligna principalmente tra gli uomini, piuttosto che riguardare le donne. Ne è la prova il fenomeno degli 'incel': uomini eterosessuali di etnia bianca che, ritenendosi ingiustamente rifiutati dall’altro sesso, sfogano la propria rabbia nei confronti delle donne con invettive e insulti via web.

Da questi dati e dalle parole di Mari si evince, tuttavia, una realtà ben più inquietante. Ancora oggi, nell'anno di grazia 2026, complice probabilmente una mentalità maschilista che non si è mai del tutto estinta e che ha posto solide radici nella società italiana, non tutti sono pronti ad accettare che una donna possieda un’individualità pari a quella di un uomo che, come lui, sia in grado di decidere se rifiutare o meno un potenziale partner, di scegliere cosa fare della propria vita. E, soprattutto, che possa esser brava e, al contempo, bella. Più semplicemente, che abbia un talento in grado di imporsi su chi ne ha meno.

E’ triste constatare come per sfogare il proprio risentimento, dovuto, a suo dire, a precedenti divergenze intercorse con Michela Murgia, il nostro 'buon' Mari sia caduto proprio nello stesso 'tranello comportamentale' che ha attribuito a Michela Murgia, rinunciando a misurarsi con la memoria della scrittrice attraverso le armi del confronto culturale, bensì trovando più agevole ricorrere all’insulto per tentare di svilirne il valore. Pertanto, se l’esternazione di Mari lo pone al livello di uno dei tanti 'haters' che popolano il nostro web, c’è da chiedersi, ai fini, oltretutto, di un esito equo della competizione letteraria citata in apertura, se la paternità delle opere che negli anni il pubblico ha avuto modo di apprezzare, sia realmente la sua. Michele_Mari.jpg


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale