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20 Settembre 2017

Ti chiamo rivolta

di Vittorio Lussana
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Ti chiamo rivolta

Malversazioni e truffe ai danni dello Stato o nei confronti di singoli individui che cercano di operare secondo il sano criterio del ‘buon padre di famiglia’ si stanno moltiplicando ogni giorno, nel più totale ‘menefreghismo’ di un mondo bancario giunto al proprio grado-limite di inefficienza e lentezza. Ormai ci si chiede veramente, in ampi strati e in numerosi ambienti della società italiana, come sia stato possibile che determinati personaggi siano riusciti a raggiungere una Laurea o un’abilitazione professionale

La truffa scoperta in questi giorni a danno dell’Atac, relativa ai cosiddetti biglietti ‘clonati’, ripropone la questione di un cambiamento radicale da attuare in tutti i settori della società italiana. Il tema è divenuto socialmente centrale, in un Paese ormai completamente messo in ginocchio da una mentalità collettiva sostanzialmente ‘furfantesca’, di cosiddetti ‘cristiani’ che pensano solamente a come ‘fregare’ il prossimo. Diciamo subito che una buona parte dell’attuale società italiana è stata ‘aiutata’ e, in seguito, garantita, nelle sue diverse collocazioni lavorative e professionali, sulla base di relazioni e clientelismi, mentre quella restante è stata letteralmente abbandonata a se stessa. Ciò ha annullato ogni reale criterio di meritocrazia e di professionalità: persino il mondo politico nazionale ormai si regge su un parlamento di ‘nominati’ e ‘cooptati’ in base a una legge elettorale scellerata, che ha totalmente sganciato ogni suo membro da un qualsiasi vincolo di rapporto con il territorio. Il sistema elettorale denominato ‘Mattarellum’ almeno garantiva l’obbligo di elezione ‘passiva’ di un deputato o un senatore attraverso una competizione all’interno di un ‘collegio’, costringendo altresì l'eletto a curare dei rapporti con coloro che lo avevano mandato a palazzo Madama o a Montecitorio, anche se, spesso e volentieri, molte realtà territoriali si ritrovavano dei candidati totalmente calati dall’alto delle segreterie politiche nazionali. Con il passaggio al sistema soprannominato, con dubbio gusto, ‘Porcellum’, il metodo di selezione della nostra classe politica ha subito un’ulteriore degenerazione, poiché ha definitivamente rinchiuso in una sorta di ‘torre d’avorio’ interi parlamenti e legislature, trasformando la politica nazionale in un’oligarchia nemmeno lontanamente ‘illuminata’. La politica, tuttavia, è stata solamente l’ultima categoria professionale ad adottare tale sistema di selezione del proprio personale: il malcostume era già stato applicato e attuato in tutti gli altri ‘ambienti’. Esso, per lunghi decenni, aveva persino ‘retto’, poiché tutto sommato uno spazio minimo alla meritocrazia e alle esigenze di ricambio generazionale, in passato veniva comunque garantito. Tanto per fare un esempio di ‘scuola’, nella prima Repubblica i famosi ‘pacchetti’ di assunzione in Rai venivano gestiti secondo la regola delle ‘quote’. A viale Mazzini, infatti, si decideva di assumere un raccomandato dai democristiani, uno dai comunisti, uno dai socialisti e, infine, uno ‘bravo’, ovvero che se lo meritava. In buona sostanza, già l’applicazione di tale metodologia relegava le assunzioni per merito in una condizione di marginalità. Con l’avvento della seconda Repubblica si è fatto molto peggio: si è direttamente passati all’introduzione di formule contrattuali a tempo determinato, le quali hanno devastato ogni singola redazione televisiva del nostro ente di Stato precarizzando i rapporti professionali, in base a un criterio di flessibilità e di mobilità inapplicabile sul mercato italiano, ingenerando in tal modo una situazione in cui non solo il professionista ‘bravo’, ma persino il ‘raccomandato capace’, non hanno avuto più spazio alcuno, né percorsi alternativi di collaborazione. Chi vi scrive ha più volte segnalato questo tipo di problemi prima di altri o, in ogni caso, con largo anticipo. Oggi, tuttavia, mi vedo costretto a lanciare un nuovo e ben più grave ‘allarme’: attenzione, cari signori, perché la situazione italiana è sul punto di esplodere veramente, questa volta. E’ divenuto assolutamente urgente cercare di fare qualcosa di diverso. Risulta ormai palese il fatto che esista da sempre, in questo Paese, una parte di cittadinanza che ‘imbroglia’ le carte in tutto quello che fa, che non possiede il benché minimo criterio di legalità. Si pensa solamente a indebolire ogni interlocutore, nella convinzione che, se anche la magistratura riuscisse a intervenire al fine di sanare un danno commesso contro un concittadino da parte di un qualsiasi soggetto, ciò avverrà in tempi talmente lunghi da rendere comunque convenienti metodi estorsivi, truffaldini, al limite della criminalità, talvolta con la compiacenza e la complicità di avvocati e studi legali, sempre pronti a ‘sfornare’ pareri completamente al di fuori di ogni codice normativo di comportamento civile e penale. Malversazioni e truffe ai danni dello Stato o nei confronti di singoli individui che cercano di operare secondo il sano criterio del ‘buon padre di famiglia’ si stanno moltiplicando ogni giorno, nel più totale ‘menefreghismo’ di un mondo bancario giunto, a sua volta, al proprio grado-limite di inefficienza e lentezza. Ormai ci si chiede veramente, in ampi strati e in numerosi ambienti della società italiana, come sia stato possibile che determinati personaggi siano riusciti a raggiungere una Laurea o un’abilitazione professionale. Non si sa più come dirverlo o farvelo capire: ma chi ‘cazzo’ avete ‘portato avanti’? E' giunto il momento di ‘svegliarvi’: lo dico anche a certi amministratori locali che, al momento, se ne stanno andando in giro a fare i ‘fighetti’ con i loro ‘pensierini della sera’. Non ci sono soldi? Fa niente: concedete degli ‘spazi’, per lo meno. Aiutate tanti giovani che si ritrovano a ‘spasso’ a mettersi insieme, a formare delle cooperative, delle associazioni culturali, delle Onlus, affinché possano organizzare degli eventi interessanti attraverso i quali raccogliere un poco di ‘biglietteria’, naturalmente da registrare nei propri libri contabili. Insomma, datevi una mossa: in quale lingua o idioma dobbiamo ripetervelo? In greco ‘attico’? Dobbiamo forse concludere che Beppe Grillo abbia le sue buone ragioni a descrivervi come degli emeriti ‘rimbambiti’? Non è più possibile questo modo di fare: non si riesce nemmeno a rendere l’idea di quanto la politica italiana sia divenuta ‘distante’ dai problemi concreti delle persone, mentre truffatori, ladri, imbroglioni e raccomandati ‘cadono’ sempre ‘in piedi’. Ve lo chiediamo in tutta onestà: non portateci al punto di ‘chiamare rivolta’! Non costringeteci a incitare la gente a mandarvi tutti quanti a casa! Evitate di innescare processi tesi a generare fatti instaurativi gravi, poiché il sistema democratico italiano, in questa fase, risulta particolarmente ‘esposto’. Smettetela di parlare e ascoltate quel che vi sta chiedendo una moltitudine di giovani, di donne, di singoli cittadini. Nessuno avrebbe veramente voglia di ‘buttarla in caciara’, se non si ritrovasse costretto da una condizione generale e oggettiva. Svegliatevi dal vostro ‘torpore’ e cercate di trovare delle soluzioni, il più possibile rapide e intelligenti. In tutta Europa stanno cercando di inventarsi l’inverosimile per riuscire a rilanciare le proprie economie interne. Questo stesso sito di informazione, in collaborazione con un network editoriale internazionale, sta già facendo circolare una serie di servizi in cui alcuni amici e colleghi stranieri stanno fornendo validi suggerimenti su quanto sta accadendo nel resto d’Europa, al fine di individuare soluzioni alternative e combattere con efficacia la disoccupazione, stimolando la creazione di nuove imprese. Si tratta di un nucleo di studiosi ed esperti che stanno cercando di darci degli stimoli, al fine di alleviare alcune nostre problematiche, o per lo meno a ribaltare questa nostra ‘strana’ tendenza collettiva a lasciar ‘incancrenire’ i problemi. Ve lo sottolineo e ribadisco: datevi una mossa! Non obbligateci a ‘chiamare rivolta’...


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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