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diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
21 Ottobre 2019

Una somma di debolezze

di Vittorio Lussana
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A margine della tragedia di Avetrana e dell’orrendo omicidio della 15enne Sarah Scazzi, posso solo ribadire il concetto che fatti di cronaca di questo genere confermano come la famiglia, in quanto istituzione sociale, stia vivendo una crisi profondissima. Essa è infatti chiamata, oggi, a fornire risposte a problemi che proprio non può risolvere: precarietà del lavoro, assistenza psicologica, salute. E il più delle volte finisce con lo svolgere una funzione di mera ‘camera di decompressione’ in cui vengono a stemperarsi problemi e inadeguatezze: vista da lontano, la famiglia appare un rifugio sicuro, ma osservata da vicino ci si accorge che rappresenta un microcosmo di infelicità, un involucro di conflitti e tensioni tanto più acute quanto più compresse tra abitudini e ipocrisie. La famiglia non è affatto un punto di forza, bensì una somma di debolezze. La sua stessa definizione attuale è ben diversa, poiché è diventata un mero organismo formato da distinti individui con una propria durata temporale. Essa riesce a resistere sino a quando forte rimane la memoria e gli effetti delle azioni di un proprio capostipite, oppure se vi è un patrimonio da gestire. Ma quelle famiglie che non possono identificarsi con le gesta memorabili di un proprio antenato o che non hanno ereditato grossi patrimoni da amministrare, tendono a dimostrare un’identità meno marcata nel tempo. Addirittura, si può arrivare a concludere che la famiglia non costituisca nemmeno un beneficio per la coesione sociale, poiché in molti casi essa si rivela ‘egoisticamente’, svolgendo funzioni antieducative e antisociali: non è affatto una coincidenza che le grandi organizzazioni criminali come la mafia siano organizzate in famiglie. Egoismo familiare e individualismo antisociale coesistono e si potenziano l’un l’altro in quanto forma di stagnazione sociale. Ma una famiglia ‘chiusa contro tutti’ non può più rappresentare il luogo in cui le singole personalità possono effettivamente maturare, poiché la certezza dei suoi rapporti interni diviene ragione di staticità psicologica e culturale. E tali difetti si riversano, in seguito, negli insiemi ‘amicali’ esterni, attraverso un gruppuscolarismo composto di ritualità e mimetizzazioni che degradano facilmente verso il 'bullismo' o la deresponsabilizzazione civile. Il singolo individuo diviene effettivamente libero solo allorquando riesce ad assumere l’identità etica del cittadino che può raggiungere la propria maturità e la sua effettiva realizzazione umana. Lo stesso presupposto che vedrebbe la famiglia come ‘pietra angolare’ della società andrebbe ormai rovesciato, poiché una volta compiuto il proprio percorso formativo, è l’etica della responsabilità sociale quella che deve ispirare le relazioni personali di un individuo.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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