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21 Ottobre 2019

Dalla tragedia della prima alla ‘farsa’ della seconda Repubblica

di Vittorio Lussana
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Il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, in questi giorni si è lasciato andare a considerazioni - parzialmente condivisibili - sullo scarso livello qualitativo dell’attuale politica italiana. Vorrei dunque fornirgli qualche spiegazione sulla vera causa di un simile tracollo: la sostituzione comunicazionale, da egli stesso effettuata, dell’interesse per lo sviluppo storico con l’illusione aziendalista e ‘tecnocratica’. L’aziendalismo, in particolar modo nella sua discutibile versione italica, si basa su presupposti tribali, spacconi, arroganti, istericamente suscettibili verso le idee altrui; non cessa mai di predicare buoni costumi e i buoni costumi costantemente vìola; si dà pensiero di raggiungere obiettivi concreti ma poi, quegli stessi obiettivi, li sfiora solo ‘di passata’; alla saggezza popolare oppone la saputa mezza-cultura piccolo borghese e, con pari presunzione, oppone alla scienza il cosiddetto ‘umano buon senso’; con fatua facilità si effonde in verbosità prolisse - in realtà inconsistenti - adottando forme plebee per travestire contenuti piccolo borghesi, nella stolta convinzione che sia la produzione a creare i consumatori fornendo materia ai bisogni e bisogni alla materia. Tuttavia, la Storia, anche se con tempi piuttosto lunghi, attraversa alcune fasi radicali allorquando deve condurre alla tomba una vecchia ‘forma’, un modo di pensare che fino al giorno prima sembrava modernissimo. E l’ultima forma storica della politica è proprio la sua ‘commedia’. Le divinità greche tragicamente ferite a morte nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo dovevano morire una seconda volta e in modo comico nei ‘Dialoghi’ di Luciano. Ma da cosa dipende questo modo di procedere della Storia? Semplicemente, dall’esigenza che l’uomo si separi serenamente dal proprio passato.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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