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15 Settembre 2026

Quell'adorabile travestito

di Cinzia Riontino
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Quell'adorabile travestito

Tim Curry è entrato nelle nostre vite e nella cultura ‘pop’ grazie ai suoi ruoli eccentrici, magnetici, magnificamente malvagi, ricordando a noi tutti che i veri nemici della nostra esistenza sono la stupidità e l’ipocrisia
 
La scomparsa di Tim Curry, avvenuta lo scorso 25 agosto a Los Angeles (Stati Uniti), ci impone di ricordare questo grandissimo artista, attore, cantante e compositore britannico. Noi lo abbiamo amato per la sua indimenticabile interpretazione del Dottor Frank-N-Furter in 'The Rocky Horror Picture Show' di Richard O’Brien: un musical teatrale passato alla storia grazie alla sua trasposizione cinematografica diretta da Jim Sharman nel 1975. Un capolavoro assoluto. Un 'cult movie' che ha sdoganato, mescolandoli tra loro, tutta una serie di generi e temi sino ad allora considerati minori: l'horror, la trasgressione, la libertà sessuale, il travestitismo, la bisessualità e la transessualità.
 
Un musical ricordato anche per i suoi molteplici riferimenti alla cultura contemporanea. Nel film, in particolare, si riconoscono quadri famosi, il salvagente del Titanic, l'antenna della Rko, la 'Creazione di Adamo' di Michelangelo sul fondo della piscina, il David come simbolo di bellezza virile 'modificato' con l’aggiunta di un grosso 'fallo' rispetto all’originale. E poi ci sono anche 'La madre' di James Whistler e una stanza orientale che ha ripescato la moda delle 'cineserie', il suono dei bombardieri tedeschi della seconda guerra mondiale ripreso, in seguito, in moltissimi altri film, al fine di riprodurre il suono di un oggetto che precipita a una velocità elevata. Inoltre, ricorre in tutto il musical l'immagine dell'American Gothic del pittore GraTim_Curry.jpgnt Wood in quanto simbolo di horror 'puritano'. E la 'Gioconda' di Leonardo da Vinci, sistemata sopra il camino nel salone dove si tiene l'annuale convegno transilvano: un esempio di come anche la cultura 'pop' possa essere, a suo modo, 'colta', non esplicitamente commerciale. E soprattutto, ha lanciato la partecipazione attiva del pubblico allo spettacolo, trasformando la proiezione cinematografica in un rito collettivo e interattivo senza precedenti, abbattendo per primo la cosiddetta 'quarta parete' delle sale teatrali e cinematografiche.
 
'The Rocky Horror Picture Show' ha ampliato le nostre conoscenze inaugurando il fenomeno dei 'midnight movies' o le proiezioni di mezzanotte, dove le sale si riempivano a notte fonda di fans affezionati; ha anticipato le nostre 'Fete du cinema' degli anni '80 del secolo scorso; ha imposto l'interazione in sala, con gli spettatori che non si limitavano più a guardare il film, ma ne recitavano le battute, cantavano a memoria le sue canzoni e usavano oggetti di scena rimediati su qualche bancarella o nei negozi di giocattoli.
 
'The Rocky Horror Picture Show'
è stato il vero spartiacque del mondo progressista e della rivoluzione Lgbtq+, poiché ha svelato al mondo le repressioni e le ipocrisie legate alla fluidità sessuale, al travestitismo e alla liberazione individuale con decenni di anticipo rispetto ai media mainstream. Infine, ha celebrato l'esagerazione, l'autoironia e il rifiuto dei canoni culturali tradizionali con la sua estetica 'camp', che ha trasformato il 'kitsch' e la stravaganza in un atto di stile deliberato. Perché il 'kitsch' è ingenuo, mentre il 'camp' è strategico: sa di essere 'brutto', ma ci ride su. Insomma, molte delle cose e delle situazioni su cui ancora oggi ridiamo, discutiamo o litighiamo discendono, in realtà, da quel musical e dalla grande interpretazione di Tim Curry. Un artista dotato di una spiccata presenza scenica, di una mimica facciale straordinaria, di una voce baritonale inconfondibile.
 
Tim Curry
è entrato nelle nostre vite e nella cultura 'pop' grazie ai suoi ruoli eccentrici, magnetici, magnificamente malvagi, ricordando a noi tutti che i veri nemici della nostra esistenza sono la stupidità e l’ipocrisia.
Tim_Curry_in_borghese.jpg


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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