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28 Ottobre 2020

Bobo Craxi: "Il governo è destinato a infrangersi sulle sue contraddizioni"

di Maria Elena Gottarelli
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Bobo Craxi: "Il governo è destinato a infrangersi sulle sue contraddizioni"

Parla l’ex sottosegretario agli Esteri, che giudica il nuovo esecutivo ‘giallorosso’ un ‘arroccamento tattico’, totalmente privo di un disegno politico serio e coerente per la società italiana del futuro

Abbiamo incontrato l’onorevole Bobo Craxi, per discutere insieme a lui la nuova fase politica apertasi dopo la inaspettata e stravagante crisi di governo della scorsa estate. In particolare, abbiamo parlato anche della coabitazione con il nuovo movimento fondato dall’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiamato ‘Italia viva’, che al Senato della Repubblica ha deciso di convergere insieme alla componente socialista del Psi, anche se sembra trattarsi di un mero accordo tecnico per consentire ai ‘renziani’ di far nascere un gruppo parlamentare autonomo.

Bobo Craxi, come vede la recente alleanza del Psi con ‘Italia viva’ al Senato? E’ un nucleo di forze interessanti per il futuro, oppure un problema ulteriore?
“Per come si è configurata resta, per me, un’opzione che segnala una posizione socialista non estranea alla dialettica interna all’area di governo. Io rimango della mia idea, cioè che all’esecutivo vada dato sostegno sulle questioni che maggiormente ci convincono, mentre dev’essere netto il dissenso su temi come la giustizia e le riforme istituzionali. Il nostro Paese, sul taglio dei parlamentari, è lontanissimo dalle posizioni dei ‘renziani’ e anche dalle sinistre, che hanno scritto una pagina nera”.

Fa bene Nencini a fidarsi di Renzi?

“Non si deve fidare, ma cooperare, come accade nei gruppi di convergenza parlamentare. Renzi ha un suo progetto personale, ma penso che il Psi, per sua natura, ne abbia uno più ambizioso e collettivo”.

‘Italia viva-Psi’ appoggia il governo: lei come lo vede il Conte 2?
“Lo vedo male, destinato a infrangersi innanzi alle sue contraddizioni e alle sue scelte discutibili. Conte si pone al di sopra e cerca di ritagliarsi un proprio spazio di neutralità. Incassa un certo consenso popolare, per il tono e il suo ‘tratto’, ma dà anche l’impressione di approfittare della necessità del suo governo per ricavarsi un proprio spazio e costruire un ‘volto’ nuovo dei ‘cinquestelle’. Un movimento di lotta e di governo, che ormai occupa il centro degli schieramenti politici, nel quale c’è tutto e il suo contrario, come ai tempi della Dc”.

Il taglio dei parlamentari è il primo traguardo promesso e raggiunto dall’esecutivo ‘giallo-rosso’, ma questo modo di procedere nelle riforme istituzionali è davvero utile per la politica italiana?
“Considero una vera e propria lesione democratica, questo assalto al parlamento: la sinistra pagherà cara questa mancata difesa del dettato costituzionale, operato senza alcun disegno di revisione istituzionale dei compiti e neanche un’idea condivisa di una nuova legge elettorale. Una scelta disastrosa: un cedimento al ricatto del Movimento 5 stelle, in cambio di un ‘pungo di mosche’ o qualche ministero”.
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A proposito di legge elettorale: il ‘Rosatellum bis’, secondo lei, va superato? E come?
“Intanto, la navigazione del governo procede e non è imminente la sua caduta. Detto questo, i socialisti rimangono proporzionalisti e a favore della reintroduzione delle preferenze: un parlamento di nominati non è garante della sua effettiva rappresentatività popolare, ma l’espressione plastica di una condizione di perenne ricatto e sottomissione a un ‘pugno elitario’ di detentori di simboli elettorali, neanche più leader politici. Non si costruirà alcuna Repubblica dell’avvenire, mantenendo    questo stato di cose, che agevola solamente le forze politiche che hanno accesso ai mezzi di comunicazione di massa, deprimendo le minoranze. L’occupazione della Rai e il ruolo unilaterale dei canali privati ha reso la nostra più che una democrazia, una ‘telecrazia’ dello spettacolo, come abbiamo potuto constatare anche nel recente e discutibile ‘duello’ fra Salvini e Renzi”.

Passiamo alla politica estera: da ex sottosegretario agli Esteri, come giudica la decisione di Luigi Di Maio di interrompere la vendita di armi alla Turchia? Una scelta di forma o di sostanza?
“La decisione è sostanzialmente giusta, l’effetto sostanzialmente nullo, perché si riferisce non ai contratti in essere, ma a quelli futuri. L’atteggiamento verso Ankara si è mosso in sintonia con quello di Washington. Quindi, sostanzialmente complice di quello che sta avvenendo in questi giorni. L’Europa e l’occidente in generale perdono influenza su un’area decisiva del mondo. Erdogan ha approfittato dell’attuale debolezza dell’Europa, che si trova in un momento di passaggio di consegne e della difficile posizione tedesca, che non vuole aprire un ulteriore contenzioso con la Turchia. Non si può chiedere alla sola Italia di fare la faccia feroce, posto che il nostro governo non sia mai stato così debole nell’influenza sulle vicende del Mediterraneo”.

La decisione di Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria, abbandonando di fatto la popolazione curda a se stessa, può comportare una rinascita dello Stato islamico, come molti sostengono?
“La posizione americana è di sostanziale dismissione dei propri impegni in quell’area del mondo. Si è spostato il baricentro degli interessi americani verso est. Uno spostamento già cominciato con Obama. Quest’attitudine è ormai definitivamente conclamata: una posizione di abbandono di una visione multilaterale, per sostenere esclusivamente un impegno più blando nei settori più caldi. Questa posizione preoccupa, naturalmente, Israele, apre la strada a una nuova egemonia russa e spinge l’Europa ad adoperarsi per colmare il vuoto strategico che si è aperto. Ora, la questione colpisce, innanzitutto, la minoranza curda e la sua popolazione civile, di cui si registrano numerose vittime. Non credo che si riproporrà il rischio dello Stato islamico: l’avanzamento delle truppe siriane scioglierà l’autonomia curda, ma impedirà una nuova offensiva delle milizie irregolari e dell’islamismo fondamentalista”.

Matteo Salvini sostiene che l’Italia dovrebbe cancellare le sanzioni alla Russia e avvicinarsi a Putin, mentre il Pd risponde ricordando le radici filo-atlantiste del nostro Paese: fare accordi economici con Mosca è così fondamentale?
“Le sanzioni alla Russia di Putin non sono un capriccio. S’intende che esiste, per loro e per noi, un danno di natura economica, ma dobbiamo domandarci quale sia, ancora, il grado attrazione verso i modelli orientali, che attraversa diversi settori del Paese e non soltanto la Lega di Salvini. C’è un problema di rispetto delle regole democratiche e dei diritti umani in Russia? Io penso di sì. Quella di Putin è una democrazia ‘strozzata’? Altrettanto. Esistono, insomma, le vie del dialogo sulla strada della pace, della convivenza, del rispetto del diritto internazionale, che vanno praticate e che, naturalmente, non devono cancellare i nostri antichi rapporti con una grande nazione. Tuttavia, esiste anche il dovere di marcare dei confini altrettanto netti, per garantire il rispetto di diritti fondamentali”.

Come giudica le dure condanne della Corte suprema di Madrid contro gli autonomisti catalani?
“La sentenza ha aperto un solco nei rapporti tra la Catalogna e la Spagna. La scelta unilaterale del referendum e la conseguente risposta giudiziaria sono errori quasi speculari. Il ritorno al dialogo, in Spagna, non potrà che avvenire dopo le elezioni generali. Consultazioni che, preferibilmente, possano produrre un governo del dialogo. Diversamente, le immagini della divisione della società catalana e l’inizio di manifestazioni violente non sono che l’antipasto di quello che potrebbe succedere se rimanesse lo ‘status quo’. L’indipendentismo catalano si rivolge nuovamente alla necessità di “tornare a fare la Repubblica” e dichiarare la propria indipendenza dalla Spagna. Certamente, è il frutto di una propaganda che non vuole tener conto di tutto quello che è avvenuto e del fallimento sin qui ottenuto. D’altro canto, la Spagna ha il dovere di dare una risposta politica e istituzionale a un consistente movimento politico che rappresenta, oramai, più della metà dei catalani”.

Sono preannunciate diverse iniziative per il 20° anniversario della scomparsa di suo padre, Bettino Craxi: come pensa di parteciparvi? Quale contributo intende esprimere?
“Sono felice, perché sarà un’occasione di riflessioni pubbliche di carattere storico e politico. Certamente, farò la mia parte. Sono allergico alle ‘operazioni-nostalgia’ o ad affermazioni apodittiche, del tipo “sarà un anno craxiano”, perché sono del tutto fuori dalla realtà. E’ necessario, invece, attualizzare il pensiero politico di mio padre, evitando di consegnare agli apprezzamenti delle destre la sua azione politica e sociale, al fine di sviluppare una concreta discussione critica nell’ambito della sinistra italiana, che con la storia di quegli anni non ha saputo, né voluto, fare i conti. E ne ha pagato conseguenze durissime, essendosi ridotta, di fatto, a un’appendice del potere democristiano. Per tutti questi motivi, sconsiglio anche a ciò che rimane del Psi di legarsi frettolosamente a ‘carri’ che non appartengono alla nostra Storia e identità politica”.

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NELLA FOTO: BOBO CRAXI, OSPITE DI TGCOM24

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