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24 Marzo 2019

Non rendiamo il carcere una “morte civile”

di Generazione Zero*
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Il sovraffollamento nei penitenziari pone l’accento sulla necessità di valutare misure alternative alla pena carceraria, come ha dichiarato Chiara Colosimo (PdL), Consigliere Regionale nel Lazio, il 14 aprile ai microfoni di “Generazione Zero” su Radio Power Station

Secondo alcuni dati, nel carcere di Regina Coeli si parla di 1125 unità, a fronte di una capienza regolare di 950 detenuti. Il problema principale è quello del sovraffollamento, ma c’è anche il discorso riguardante il futuro dei carcerati, il lavoro e la formazione per recuperarli, una volta terminato il periodo di detenzione. Come si sta muovendo la Regione Lazio in questo ambito?
"Il problema del lavoro va affrontato parallelamente a quello del sovraffollamento. La prima mossa è cambiare la legge ex Cirielli: è inutile continuare a parlare di sovraffollamento, se poi il 50 % delle persone che oggi si trovano in carcere sono in attesa di custodia cautelare. A queste persone non viene concesso di scontare pene alternative, come previsto dalla Costituzione".

Secondo Lei quindi, l’utilizzo di misure alternative può essere una soluzione? La pena carceraria è obsoleta?
"Non è una pena obsoleta, però le misure alternative vanno sfruttate. Il decreto “svuota carceri”,
presentato da questo Governo, purtroppo non ha dato i frutti sperati. La Costituzione prevede, come pena, soltanto quella di togliere la libertà all’individuo. Io sono per la certezza della condanna, non sono però per la negazione dei diritti umani. Ci sono situazioni in cui sei persone si ritrovano in una cella da tre unità; molti detenuti stanno pagando l’ammenda della morte civile”.

Lei, insieme ad altri colleghi, ha visitato il nido del carcere di Rebibbia, riscontrando condizioni di disagio. Come procede il lavoro per l’istituzione dell’ Icam (custodia attenuata per madri detenute)?
"La storia della detenzione dei bambini da 0 a 3 anni non lascia indifferenti. C’è un’associazione che si chiama, per l’appunto, “Colpevoli nati”; nel suo nome c’è la verità: questi bambini, senza aver fatto nulla, crescono per i primi 3 anni della loro vita in un carcere. Non è accettabile, per questo il Consiglio Regionale, ha messo in campo tutte le idee possibili per la risoluzione di questo problema. A Milano è già attivo un Icam, non vedo perché non si possa mettere in azione anche a Rebibbia, come in altre parti d’Italia. Abbiamo prima preparato una
mozione, poi, in seguito, abbiamo presentato una modifica della proposta di legge, che agevolasse il percorso. Abbiamo cercato, insieme al Comune di Roma, tutte le strutture che potessero ospitare l’Icam, stiamo soltanto aspettando una delibera della giunta, che ci ha dato già il suo benestare. Vogliamo una casa-famiglia per i bambini, e un luogo dove le mamme possano comunque scontare la loro pena, magari compiendo anche lavori domestici".

Non trova che il tema delle carceri sia un argomento ancora poco dibattuto?
"Assolutamente sì. Dovrebbe guadagnare le prime pagine dei giornali molto di più rispetto alle barzellette del Presidente, per quanto siano più o meno simpatiche.
Credo che dalla capacità di un’amministrazione di gestire gli istituti penitenziari si possa ben intuire quale sia la qualità del suo operato, e del Paese in oggetto".

* Generazione Zero, programma d’informazione in onda tutti i sabato dalle 19 alle 21 su Radio Power Station 100.5 FM (in streaming nazionale su www.radiopowerstation.com)


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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