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19 Settembre 2021

Claudio Gentile: "Il Pli dalla parte dei giovani per fermare la deriva qualunquista"

di Giuseppe Lorin
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Claudio Gentile: "Il Pli dalla parte dei giovani per fermare la deriva qualunquista"

Intervista al ‘co-segretario’ del Partito liberale italiano, la storica formazione di Camillo Cavour e Luigi Einaudi, che finalmente ha imboccato la via di un rinnovamento al vertice per un ritorno alle tradizioni politiche identitarie, profondamente ancorate alla storia culturale più autentica del nostro Paese e dell’intera Europa

Claudio Gentile è il ‘co-segretario’ politico del Partito liberale italiano, la storica formazione di Camillo Cavour, Benedetto Croce, Piero Gobetti e Luigi Einaudi. Nel corso dell’ultimo Congresso nazionale, il Pli ha infatti regolarmente eletto un organo di segreteria collegiale composto da Nicola Fortuna, con funzioni di portavoce, Roberto Sorcinelli e, per l’appunto, Claudio Gentile. Nel corso dell'assise congressuale, tenutasi a Roma nella primavera dello scorso anno, poco prima del 'lockdown' dovuto alla pandemia da Covid 19, ha infatti prevalso la componente ‘Rivoluzione liberale’, che fa capo al leader storico del Pli, on. Stefano de Luca, con l’80% dei consensi, eleggendo 48 componenti del nuovo Consiglio nazionale, rispetto alla ‘Destra liberale’, guidata da Mario Brugia e Paolo Apollonj Ghetti, che ne ha eletti 12. Il Congresso della compagine liberale ha ribadito l’opposizione del Pli all’antipolitica, al populismo, all’autoritarismo e al qualunquismo attualmente imperanti nella politica italiana. Il Pli, inoltre, si è posto come obiettivi primari il futuro delle giovani generazioni, la difesa dei diritti individuali e dell’ambiente, la difesa della cultura, a partire dalla salvaguardia dei Beni archeologici, artistici, letterari e paesaggistici dell’Italia, assumendo l’impegno di rilanciare una nuova politica del nostro Paese con l’obiettivo della formazione degli Stati Uniti d’Europa. Abbiamo dunque incontrato il ‘co-segretario’ del Pli, Claudio Gentile, per discutere insieme a lui in merito ll’attuale situazione politica italiana, che ha sempre più bisogno di un retroterra culturale identitario in ogni suo ambiente e schieramento, al fine di invertire una deriva populista e qualunquista che, in questi ultimi anni, si è dimostrata impreparata, confusionaria, totalmente inconcludente.

Claudio Gentile,Piero_Gobetti.jpg lei è diventato il ‘co-segretario’ politico del Partito liberale italiano, affiancando Stefano de Luca alla guida della storica formazione ‘crociana’ ed ‘einaudiana’: finalmente, si muove qualcosa sul fronte moderato?
“Il Congresso nazionale del Pli ha approvato una mozione decisamente centrista, di assoluta equidistanza tra destra e sinistra. Le parole ‘centrodestra’ e ‘centrosinistra’ sono una ‘trappola semantica’: in realtà, sia da una parte, sia dall’altra, di centrista c’è ben poco”.

Perché avete scelto questa formula di affiancamento di una segreteria collegiale, alla presidenza di Stefano de Luca?
“Non vi è alcun ‘affiancamento’: la segreteria detta la linea politica, la presidenza si occupa ed è garante dell’unità del Partito”.

Veniamo al nocciolo politico della questione: è possibile, secondo lei, attraverso una funzione ben precisa che il Pli potrebbe svolgere, riuscire a formare una ‘gamba laica’ del centrodestra con compiti di ‘orientamento’, evitando derive ataviche o confessionaliste?
“Noi intendiamo essere ‘tutto il tavolo’ e non solo una ‘gamba’, insieme a quelle forze di ispirazione liberaldemocratica che si riconoscono nel progetto. Il Pli non è una ‘appendice’ di un centrodestra che, oggi, è solo destra, peraltro divisa tra governo e opposizione”.

I rapporti con Logo_Pli.jpgForza Italia, che rimane una formazione che può esprimere un proprio ceto dirigente e di governo: sarà possibile giungere a un rapporto di fattiva collaborazione, oppure vi state muovendo per preparare il ‘dopo-Berlusconi’?
“I rapporti con Forza Italia sono stati, nel tempo, ondivaghi: ciò che sono da capire, invece, sono i rapporti e gli equilibri interni del Partito di Arcore”.

La questione ideologica: riuscirete a spiegare agli italiani che essere liberali non è sinonimo di liberismo sfrenato in economia? E come?
“Abbiamo davanti il compito, durissimo, di spiegare agli italiani che ben poco di ciò che, in questi anni, è stato ‘spacciato’ per liberale lo era veramente. Pensiamo, per esempio, alla legge che impediva i processi per le 5 cariche più alte dello Stato: un’aberrazione giuridica, voluta da un Partito che si definiva liberale, ma che non lo era affatto”.

Un ritorno alle tradizioni storiche sarebbe auspicabile, per sfuggire ai rischi di qualunquismo sia a destra, sia a sinistra: si potrà tornare verso una politica più meditata e meno propagandistica, nell’Italia confusionaria dei social netowork?
“Avete fatto caso che, nel nostro simbolo, non c’è il nome del leader? Noi, alla politica delle idee e delle identità, abbiamo sempre creduto e continuiamo a crederci”.

I rapporti col mondo laico, quello radicale, quello ‘mazziniano’ e quello socialista: esiste una prospettiva laica di medio-lungo periodo in grado di irrobustirsi, al fine di favorire una più ordinata alternanza di governo, al termine di ogni ‘ciclo’ politico?

“Le grandi famiglie politiche presenti nel parlamento europeo sono quelle dei popolari, dei socialisti, dei liberali e dei conservatori. Mi pare sia necessario, anche qui da noi, tornare a riconoscersi in queste tradizioni. Radicali e socialisti sono quelle con cui abbiamo maggiori convergenze in nome della laicità e del garantismo. E intendiamo coltivare queste convergenze come fossero orchidee”.

Infine, il rapporto con il mondo giovanile: ci sarà modo di ‘mettere a terra’ qualche progetto con le generazioni più giovani, che sembrano cercare una nuova ‘casa’ che dia loro modo di fare esperienza e realizzare alcuni progetti?
“Ogni politico, di ogni colore, si riempie la bocca di parole come giovani, futuro, speranza e via discorrendo. Salvo poi evitate di dare risposte concrete: un po’ perché fino ai 18 anni i giovani non votano e, quindi, non sono un pericolo elettorale; un po' perché, nella realtà, non si conosce appieno il mondo giovanile. So soltanto che viviamo in un contesto sociale dove si cresce in fretta, spesso bruciando le tappe. E si arriva al confronto con il mondo degli adulti senza gli strumenti per affrontarlo. Pensiamo a come è stato gestito il mondo della scuola in questa pandemia, considerato un problema quasi marginale, da risolvere con i banchi a rotelle. La tutela della libertà non può prescindere da chi della libertà è il maggior richiedente. Letta ha proposto il voto a 16 anni per ‘sciacallaggio’ di Partito, perché invece non si prevede che, nei Consigli comunali, siedano eletti nelle scuole dei rappresentanti degli studenti, senza diritto di voto, ma di tribuna sì. La coscienza civica di forma anche così”.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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