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21 Maggio 2019

Da Hilter a Ridolini

di Vittorio Lussana
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Da Hilter a Ridolini

Silvio Berlusconi non ha del tutto torto quando paragona Grillo a Hitler. Il comico genovese sottovaluta molte cose. Sta creando squadre di piccolo borghesi totalmente schierati nella critica della democrazia rappresentativa di destra e di sinistra, in modo da togliersi di dosso la responsabilità di decidere veramente quale dottrina intellettuale, culturale e di principio il Movimento 5 stelle debba definitivamente incarnare

“Niente è più ridicolo dell’impegno di uno stronzo”, scrisse una volta Pier Paolo Pasolini. Il quale dovette poi subire una dura reprimenda redazionale proprio per aver scritto su un giornale la parola ‘stronzo’. Quest’ingiuria, infatti, ne ricordava troppo un’altra, la parola ‘merda’, che la borghesia italiana non ama citare in alcun scritto, di nessun genere e tipo. Evidentemente, a destra non ‘cagano’ mai. E forse è per questo che son sempre così pieni di ‘boria’. Tuttavia, anche questi stitici evacuatori di ‘scorie’ culturali, ogni tanto ne ‘azzeccano’ una. Come quella di paragonare Beppe Grillo a Hitler. In pochi ricordano che prima di fondare il Partito nazionalsocialista, il noto ‘imbrattatele’ austriaco era iscritto al Partito operaio tedesco: una formazione di sinistra radicale. Dunque, anche Adolf Hitler, esattamente come Mussolini, in origine era un ‘massimalista’ di sinistra. Beppe Grillo, nonostante i suggerimenti e le sollecitazioni avute in passato, anche dalla presente testata, continua a pensare che non esistano i Partiti in quanto organizzazioni politiche, ma Partiti che vivono solamente nella sua testa. Una rivista, un giornale o un movimento politico possono anche apparire, a prima vista, ambienti e luoghi dove non si ammettono diversità di giudizio, in cui si faccia finta che differenze non ve ne siano. Ma in verità, lo stesso Mussolini, a suo tempo, ammise che persino il Partito nazionale fascista possedeva “una destra, una sinistra e un centro”. L’impegno politico di Beppe Grillo può invece permettersi di prendere svariate e molteplici strade: la via della critica priva - per pura cecità culturale - di distinzioni tra destra e sinistra; quella dell’intera cultura politica presa nel suo complesso; persino quella delle mode e delle dottrine dominanti (tranne poi aderirvi all’ultimo secondo, proprio come amano fare i borghesi peggiori e più retrivi…). Comunque sia, Silvio Berlusconi non ha del tutto torto quando paragona Grillo a Hitler: molte cose, il comico genovese le sottovaluta. Egli sta creando squadre di piccolo borghesi totalmente schierati, come un sol uomo, nella critica della democrazia rappresentativa di destra e di sinistra, in modo da togliersi di dosso la responsabilità di decidere veramente quale dottrina intellettuale, culturale e di principio, il Movimento 5 stelle debba definitivamente incarnare. Fu esattamente questa la manovra di Hitler: tirarsi dietro la protesta della destra tedesca, per unirla a quella della sinistra antiparlamentare basandosi unicamente sull’eloquenza oratoria, sulla propria capacità di coinvolgere le masse nella protesta. Grillo, tuttavia, si sbaglia di grosso: la democrazia rappresentativa è una gran bella cosa. E corre il pericolo di andarsi a ‘raccattare’ il ‘peggio del peggio’ della società: l’invidia sociale, l’odio classista, il qualunquismo demagogico più vuoto, rischiando di riempire l’ambiente politico di prodotti di quart’ordine, o di diffondere costumi che tendono a minare e a vanificare la libertà di pensiero e di coscienza dei cittadini. Grillo e Casaleggio vorrebbero delineare un modello di ‘cittadino-politico’ impegnato. Ma si tratta, da sempre, di un modello che non esiste o che è meglio evitare. Eccezionali critici della società moderna, borghese e mercantile - e persino delle dittature - sono stati cattolici, liberali, individualisti, conservatori, scrittori e poeti sostanzialmente autonomi e indipendenti. La politica funziona assai meglio quando si basa sul pluralismo e la varietà di principi e comportamenti. Io stesso mi considero un ‘cittadino-politico’ singolo e particolare, poiché non mi piacciono i ‘gruppi’, all’interno dei quali ogni logica si ribalta, ogni discorso si disperde, ogni idea diviene merito dell’ultimo che ha avuto modo di enunciarla. E’ una delle lezioni sociologiche più importanti di Antonio Gramsci: all’interno dei gruppi, “i ‘peggiori’ finiscono, il più delle volte, con l’apparire i ‘migliori’…”. Le logiche del ‘branco’ si formano persino tra le persone più preparate, poiché accade che anche gli intelligenti patiscano la propria ottusità. Il modello ‘movimentista’ teorizzato da Grillo finisce col mettere avanti a tutto la propria condizione privilegiata di comico al servizio di una buona causa, mentre il modello più corretto - che rivendico in solitudine in quanto personalissima e assoluta decretazione ‘imperiale’ - è invece quello di agire nei luoghi di lavoro e nell’esercizio delle professioni ponendo avanti a noi stessi principi e valori che modifichino e trasformino le ‘prassi convenzionali’: nella ricerca scientifica e nell’insegnamento religioso, nella scuola e nell’università, persino nell’Esercito e nella Polizia di Stato. Chiarire agli italiani che far bene il proprio lavoro non è affatto un ripiego, ma un principio laico, democratico, progressista, persino di sinistra, significa richiamare la cittadinanza all’etica stessa che il lavoro di ognuno di noi pretende e prevede. Anche contro le difficili condizioni sociali e istituzionali nel cui contesto un lavoro qualsiasi si è tenuti a svolgerlo. Anche se è vero che, in questa fase, in Italia si lavora male, si governa male, si amministra male e si fa politica molto, ma molto, male. Il modello di movimento politico teorizzato da Grillo e Casaleggio risulta, invece, una resa sostanziale, una ribellione statica e formale, una ‘messa in scena’: in buona sostanza, una ‘comica’. Forse è anche vero che si è andati “oltre Hitler”. Nel senso di aver reso palese agli occhi di tutti il fallimento definitivo di ogni forma di indignazione, soprattutto quando quest’ultima risulta meramente fine a se stessa, un atteggiamento poco costruttivo, un comportamento da Ridolini.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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