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19 Settembre 2021

Il Covid 19 sarà un brutto ricordo se verrà modificata la normalità che l'ha preceduto

di Emanuela Colatosti
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Il Covid 19 sarà un brutto ricordo se verrà modificata la normalità che l'ha preceduto

Manon Aubry, Nicola Fratoianni e Andrea Crisanti sono stati moderati da Daniela Preziosi nel webinair ‘Vaccini, tutta la verità’, svoltosi lo scorso 13 aprile, durante il quale sono emerse non poche criticità circa le strategie messe in atto dalla Commissione europea (e non solo) per raggiungere la tanto agognata ‘immunità di gregge’

Persino i più disattenti avranno ascoltato l’intervento di Manon Aubry al parlamento europeo, ormai datato al 1° marzo dell’anno in corso. Una serrata arringa, degna della più nobile arte oratoria, che ha messo a nudo l’insufficienza dell’Unione europea nella gestione della pandemia e della conseguente crisi economica, la seconda negli ultimi 20 anni. Come la stessa eurodeputata francese ha riconosciuto nel corso del webinar ‘Vaccini tutta la verità’, tenutosi lo scorso 13 aprile, il suo discorso ha avuto una risonanza così vasta perché ha dato voce a dubbi che dilaniavano la coscienza di moltissimi cittadini e cittadine. Sono due le questioni che, sotto lo stimolo della collega Daniela Preziosi, la Aubry ha spiegato: “Il reale potere contrattuale dell’Europa con le aziende farmaceutiche e la possibilità di liberalizzare i brevetti”. La Aubry ha anche riportato una reazione inaspettata di Ursula Von der Leyen in seguito alla ‘tirata d’orecchie’ in parlamento. “In privato”, ha raccontato la Aubry, “la presidente della commissione Europea si è dimostrata affranta, avendo quasi implorato di non rompere il fronte unico, per perorare le richieste alle aziende contraenti che producono e distribuiscono i vaccini. Ma già prima che la mia ‘filippica’ circolasse su ogni canale di comunicazione, l’opinione pubblica sull’Europa non brillava affatto, nonostante siano in arrivo i primi finanziamenti ‘a debito’ nella storia dell’Unione”. Secondo l’europarlamentare capogruppo di Sinistra uniitaria, in Europa potrebbe esserci un vero 'cambio di passo' se fosse possibile archiviare la promessa che il rapporto tra debito pubblico e Pil inizi a rientrare nel 3% negli immediati anni a venire. “Prendiamo, per esempio, la finanziaria francese”, ha specificato la Aubry, “la quale sembra voler raggiungere il blasonato equilibrio del 3% già entro il 2024, con tutto quello che comporterebbe: ulteriori tagli a Istruzione e Sanità, lasciando disattesa ogni parola che riguardasse il valore di una Sanità pubblica. Il tutto mentre le politiche europee degli ultimi 20 anni sono andate incontro a una ‘deindustrializzazione’ che insieme a un calo vertiginoso dell’occupazione ha portato a un’incapacità di far fronte alla crisi attuale. Difficile pensare di quietare le tendenze sovraniste che bussano alle porte dei parlamenti”, ha sottolineato la Aubry, “se i cittadini vedono gli Stati dell’Unione sottrarsi mascherine e vaccini l’un l’altro. Se il Recovery Fund e il Next Generation Eu avevano ridato speranza nel sogno europeo, la gestione della crisi a livello nazionale e sovranazionale non ha fatto altro che alimentare nuovo malcontento”. La questione sul fronte Manon_Aubry.jpgdell’eziologia non è esaurita in alcun modo. Ma sarebbe un pedante gioco intellettuale individuare ogni tassello del quadro complesso di cui il webinar ha perlomeno enunciato in modo chiaro la cornice. “Sono uno strenuo sostenitore della Sanità pubblica, la quale sta chiedendo una riforma strutturale, affinché tutte le inefficienze venute a galla nell’ultimo anno non debbano ripetersi”, ha detto il professor Andrea Crisanti. Il microbiologo, divenuto celebre per la gestione emergenziale del Veneto dello scorso anno, individua quello che a suo parere è il punto debole della Sanità di casa nostra: “La maggior parte dei dirigenti delle Aziende sanitarie sono inadeguati. E la politica non fa che riflettere la loro incapacità, dal momento che segue le loro direttive e i loro i consigli. È fuori da ogni logica dover pagare le tasse per un sistema in cui l’organo che decide come spendere soldi coincide con quello che controlla”. Il professor Crisanti non ha avuto parole migliori per la campagna di vaccinazione europea: “I ritardi nelle consegne erano tutt’altro che imprevedibili, dal momento che né Pfizer-Biontech, né Moderna, né Astrazeneca hanno mai prodotto vaccini. La cessione dei diritti intellettuali è ben più complessa”, ha affermato il microbiologo, “poiché c’è la necessità di risalire all’intera catena che ha consentito la produzione, non essendo così scontato che le case farmaceutiche siano detentrici dell’intero ‘puzzle’ di processi innovativi che ha consentito di sviluppare il vaccino in un anno. Dunque, la richiesta di ‘liberalizzare i brevetti’ indirizzata alle ‘Big Pharma’ rischia di essere sbagliata, se non controproducente. Ciò che risulta maggiormente alla portata, invece, è l’universalizzazione della strategia di produzione e somministrazione dei vaccini, simile a quella utilizzata per combattere l’Aids nei Paesi dove questa infezione è maggiormente diffusa. Ma anche in quel caso, quei due terzi della popolazione mondiale del continente africano, del subcontinente indiano, dell’oriente medio ed estremo, comunque non potrebbero beneficiare dei ‘nostri’ vaccini. La catena del freddo è insostenibile in quei Paesi in cui mancano le infrastrutture più basilari. Ciò che servirebbe per uscire dalla pandemia non è solo la possibilità di produrre a basso costo i vaccini che abbiamo, bensì un ulteriore sforzo creativo”, ha concluso Crisanti, “affinché si giunga alla sintesi di una prevenzione in grado di essere diffusa in condizioni estreme”. La questione democratica della reperibilità delle risorse sanitarie era già stata sollevata da Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, quando era all’opposizione. “L’Italia rappresentata dal Governo Conte al Wto (World trade organization: Organizzazione mondiale del commercio, ndr) sembrava in procinto di dare un parere positivo alla sospensione dei brevetti”, ha affermato il deputato. La richiesta di India e Sudafrica all’organizzazione andava proprio in questa direzione: una deroga alla proprietà intellettuale di alcuni passaggi non solo semplificherebbe la produzione fuori dagli stabilimenti Astrazeneca, Pfizer/Biontech e Moderna: potrebbe facilitare la scoperta di un vaccino diverso, somministrabile anche nei Paesi a basso e bassissimo reddito. “Infine”, ha aggiunto Fratoianni, “il governo Draghi, insieme a tutti gli altri Paesi più ricchi, Brasile incluso, ha votato ‘no’ alla sospensione di quegli articoli del Trips (Trade-related aspects of intellectual property right: diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, ndr) che impediscono l’accelerazione di sintesi di nuovi vaccini in Sudafrica e in India”. Secondo fonti della Bbc, dietro lo stop agli Stati sovrani ci sarebbero forti pressioni delle case farmaceutiche. Sempre Nicola Fratoianni ha sottolineato quanto sia irresponsabile l’atteggiamento mantenuto dai Paesi ricchi del Wto: “Se non si fa qualcosa, a rimetterci non saranno solo le lontane popolazioni di Paesi del ‘terzo mondo’: il virus può tornare direttamente in casa in forma di ‘varianti’, per cui servirà una nuova copertura vaccinale, in un circolo di contagi che rischia di non chiudersi neanche nel 2022. Mi auguro che l’Italia non si di nuovo in ritardo dall’uscita della crisi”, ha concluso Fratoianni, “e che nessuno voglia tornare alla ‘normalità’ che precedeva il Covid 19”. Quella normalità che, se anche non ha causato in maniera diretta la pandemia, sembra faccia di tutto per diventare parte del problema.

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QUI SOPRA, IN SENSO ORARIO: DANIELA PREZIOSI; NICOLA FRATOIANNI, MARION AUBRY E ANDREA CRISANTI

AL CENTRO: L'INTERVENTO IN AULA DELLA CAPOGRUPPO DI 'SINISTRA UNITARIA'

IN APERTURA: LA LOCANDINA DEL WEBINAR



Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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