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29 Maggio 2022

Il carro armato

di Giorgio Morino - gmorino@periodicoitalianomagazine.it
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Il carro armato

I fatti recenti di cronaca hanno riportato alla luce le tensioni indipendentiste venete: dagli anni ’80 a oggi, la Liga Veneta è stata la protagonista di questa rivendicazione autonomista, spianando per prima la strada a tutti gli altri movimenti che hanno la loro ragion d’essere nel territorio

Le rivendicazioni dei membri della Liga Veneta per un Veneto libero, indipendente dall’Italia, sulla base di una non meglio identificata autodeterminazione veneta, hanno passato la soglia del pittoresco, sfociando nel ridicolo.
Nelle ultime settimane, il continuo susseguirsi di notizie sui movimenti indipendentisti veneti, manifestazioni per lo Stato indipendente del Veneto, fino a sfociare nella farsa del trattore trasformato in carro armato per dare l’assalto a Piazza San Marco a Venezia, hanno intasato i giornali e le televisioni. 
Le polemiche che hanno accompagnato l'arresto, eseguito dai Carabinieri del Ros di Brescia, di ventiquattro 'indipendentisti', tra i quali spicca il nome dello stesso fondatore della Liga Veneta, Franco Rocchetta (ex parlamentare e già promotore di un referendum per richiedere l’indipendenza veneta) non accennano a diminuire.
La questione a questo punto si fa seria. Non tanto per la vicenda del carro armato, che come già detto ha i contorni della commedia italiana in stile Don Camillo e Peppone, quanto piuttosto per il latente sentimento antinazionale che si fa sempre più vivo e palpabile in quella regione.
La Liga Veneta ha da sempre rappresentato, sin dalla sua fondazione, avvenuta nel gennaio 1980, il punto di riferimento per tutti i movimenti autonomisti, federalisti e secessionisti nati nel nord d'Italia. Ma fino alla fine della prima Repubblica, l'area veneta era stata da sempre il più importante bacino di consensi della Democrazia Cristiana: il Nordest 'bianco'.
Il nuovo movimento si presentava, all'epoca, come vero rappresentante delle basi della società veneta, gli artigiani e la piccola imprenditoria locale, promettendo di assumere, nella politica nazionale, una posizione fortemente anti-sistemica, favorita dal valzer di cambiamenti che caratterizzarono quegli anni e dalla fine degli equilibri che avevano retto dalle elezioni politiche del 1948.
La nascita della Lega Nord, i successi ottenuti nel corso degli anni '90 alle elezioni politiche e, soprattutto, amministrative potrebbero portare a un'erronea confusione tra i due movimenti: la Liga Veneta e la Lega Nord, seppur generalmente accomunate, sono in realtà due entità diverse e distinte, sia per finalità, sia per elettorato di riferimento. Le "questioni padane", il Nord prima di tutto, lo stesso concetto di Padania, sono teorizzazioni che in Veneto risultano estranee; le rivendicazioni territoriali e di indipendenza (non la secessione invocata dalla Lega Nord e dal suo leader Salvini) ci sono anche in Veneto, ma hanno una natura diversa, quasi più 'elitaria', uno status riservato solo a quella regione e ai veneti.
La questione veneta, per quanto possa risultare grottesca e marginale, non può essere relegata a mero folklore, e le ripercussioni sui risultati elettorali potrebbero essere molto pesanti. Basti pensare ai risultati ottenuti alle ultime elezioni del 2013 dal M5S, che è riuscito a erodere il consenso della Lega Nord, garantendosi il voto dei lavoratori autonomi e dei piccoli imprenditori veneti. Non è semplicemente una questione di numeri a destare interesse, quanto la natura del soggetto politico che ha preso questi voti: nuovamente un soggetto anti-sistema e anti-europeo, che ha promesso di favorire la piccola imprenditoria locale.
Forse, l’errore più grande che si possa fare in questo momento è non dare la giusta importanza alla problematica: per quanto concerne la questione del carro armato sequestrato, a dispetto delle urla e delle rivendicazioni di patriottismo lanciate dai vertici leghisti, i 24 'secessionisti' arrestati hanno costruito un mezzo che ha superato tutti i test balistici eseguiti dai Carabinieri, quindi lasciamo che la giustizia di questo Paese faccia il suo corso (si, perché bisogna ricordare, forse un po’ a tutti, che le leggi in Italia esistono e devono essere applicate anche ai veneti che, strano ma vero, sono cittadini italiani).
Le questioni autonomistiche, indipendentistiche, secessioniste e quant’altro, se davvero si pensa che siano la soluzione a i problemi di un territorio, vengano presentate nelle opportune sedi.
Sembra diventata una moda di questi tempi: quando si deve fare un proclama, quando è necessario racimolare dei voti, si urla: “Ci separiamo, ne abbiamo avuto abbastanza di questo Paese” (Beppe Grillo, che sulla questione è addirittura arrivato a rievocare il Regno delle Due Sicilie, docet). Sarebbe necessario ricordare bene, quando si parla di Stato nazionale, tutti gli sforzi che sono stati fatti nel corso della Storia affinché l’Italia ritornasse uno Stato unitario. E' vero che le modalità di questa unificazione non sono state quelle da tutti auspicate, ma fatto sta che lo Stato italiano è nato proprio in quei territori, nelle stesse aree del lombardo-veneto dove oggi viene spregiato e insultato: forse un piccolo ripasso di Storia farebbe bene un po’ a tutti.


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