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22 Febbraio 2018

L'ultimo sabato di carnevale

di Marcello Valeri
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L'ultimo sabato di carnevale

Le forze della reazione sono ormai scese in campo con i loro slogan datati e una visione ‘semplificata’ dei problemi del Paese, ma la vera causa di un simile fenomeno discende da una classe politica superficiale e incapace, che promette di tutto in campagna elettorale per poi dimenticarsi regolarmente di cittadini ed elettori

Roma, stazione Laurentina, 10 febbraio 2018: i rappresentanti di Casapound, il movimento di estrema destra  salito alle cronache nei mesi scorsi per il suo presunto ‘connubio’ con la malavita organizzata di Ostia, rende omaggio alle vittime delle foibe nel pomeriggio dell’ultimo sabato del carnevale. Uno sparuto gruppo di elementi, in austero silenzio davanti al monumento alle vittime delle foibe, mentre viene deposto l’omaggio floreale. Si rompono le ‘righe’. Attraverso le mani, porgono un bacio accarezzando il monumento, per poi farsi il segno della croce. In ordinata, austera lentezza, il corteo inizia a percorrere via Laurentina con alla testa Simone Di Stefano, vicepresidente delle ‘tartarughe frecciate’, che accompagna lo striscione ‘Foibe: io non scordo’, preceduto da un tamburo che risuona a morto. Gli occhi vitrei guardano lontano, i passi ordinati, le pause sugli attenti, i menti alti. L’orgoglio fascista rialza la testa e guarda oltre, mentre qualche automobilista di passaggio grida fuori dal finestrino il suo punto di vista, ironizzando come solo i romani riescono a fare. 150 sono state le manifestazioni tenutesi in tutta Italia lo scorso sabato 10 febbraio 2018, tra commemorazioni e manifestazioni contro il razzismo e il fascismo. Razzismo e fascismo esplosi con i fatti di Macerata, dove un neofascista, girando per la città, ha ucciso 2 extracomuCasapound_2.jpgnitari e ne ferisce altri 6 come rappresaglia allo ‘scempio’ fatto alla vita di una povera ragazza e al suo corpo da parte, a quanto pare, di 3 nigeriani. E’ solo l’ultimo degli episodi d’intolleranza, delle espressioni d’insofferenza e di un pensiero che è in preoccupante crescita in tutta la nazione, finemente strumentalizzato dalle forze di destra e verso cui la sinistra, troppo occupata ad ascoltare gli interessi dei ‘poteri forti’ e alla rottamazione di se stessa in un continuo processo autodistruttivo, non riesce a dare una risposta contraria, negando, tra l’altro, per motivi di opportunità elettorale, la propria vocazione all’inclusione e allo Stato di diritto a chi, pur avendo genitori stranieri, nasce e vive in Italia, frequenta le nostre scuole, parla i nostri dialetti. Anche alcuni istituti, licei e scuole che custodiscono la nostra millenaria cultura umanistica, hanno imparato che la presenza dei figli degli stranieri, dei poveri e dei portatori di handicap possono essere presenze ‘scomode’ e hanno cominciato a sottolineare che si studia meglio e si raggiungono migliori risultati in assenza di tali soggetti ‘particolari’. E non stiamo parlando di scuole private. Neanche i nuovi movimenti nati dalla scommessa di un comico estromesso dal business mediatico, che sembravano essere la speranza di chi era stanco di una politica sempre più lontana dall’uomo della strada, neanche i nuovi politici ‘non di professione’ sanno dare una risposta ai problemi che affliggono il Paese. Anche loro, timidamente iniziano a ‘sfruttare l’onda mediatica’, sposando alcuni proclami degli ottuagenari protagonisti dell’ultimo ventennio senza idee che vadano oltre il ‘copia e incolla’ di indirizzi programmatici riciclati, peraltro, senza riportare le ‘fonti’. Tutti stanno già pensando a cosa fare dopo il 4 marzo, a come riformulare l’espressione dei chiamati al voto per poter avere un Paese governabile, magari tornando nuovamente a votare, come se in un mese i problemi e le coscienze potessero cambiare.

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