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24 Marzo 2019

Un 'No' pieno di ragioni

di Carla De Leo
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Un 'No' pieno di ragioni

Si è riunito sabato scorso a Milano il mondo socialista per respingere una riforma costituzionale irresponsabile e pericolosa per il nostro Paese

Sabato 5 novembre 2016, alle ore 10.30, presso il circolo ‘El Salvadanèe’ di via Edmondo De Amicis 17, in Milano, si è tenuta la manifestazione: ‘Un ‘No’ pieno di ragioni’, organizzato dal Comitato socialista per il ‘No’ alla riforma costituzionale approvata dal Governo Renzi. All’incontro era presente tutto il mondo socialista 'meneghino' che si richiama all’orgogliosa tradizione riformista ‘turatiana’ e ‘craxiana’, la quale si sta opponendo alla politica di subalternità dell’attuale segretario nazionale, Riccardo Nencini, nei confronti del Partito democratico a guida ‘renziana’. Ha introdotto la giornata di lavori l’ex consigliere regionale della Lombardia, Roberto Biscardini, cui hanno fatto seguito i contributi di Luciano Belli Paci, Felice Besostri, Giorgio Galli e Cinzia Dato. Il presidente onorario del Comitato, Rino Formica, ha inviato un proprio messaggio di saluto e un sintetico contributo introduttivo. Ha concluso l’incontro, il presidente del Comitato socialista per il ‘No’ alla riforma ‘Renzi-Boschi’: l’ex sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, onorevole Bobo Craxi. L’occasione è stata quella di fornire una risposta alle innumerevoli 'distorsioni' che il mondo dell’informazione sta operando, da alcune settimane a questa parte, al fine d'imporre all’opinione pubblica il disegno ‘verticista’ dell’attuale presidente del Consiglio, come se i cittadini non dovessero più di tanto interessarsi al merito della consultazione popolare in sé, bensì affidarsi ai rassicuranti ‘endorsement’ del mondo ‘Vip’, come quelli di Paolo Mieli o Ernesto Galli Della Loggia. Un modo di fare informazione che, in realtà, dimostra come la riforma costituzionale al vaglio degli elettori ‘punti’ verso un ‘premierato oligarchico’, sempre più ‘pilotato’ dall’alto. Un ‘No’ alla riforma proposta da Matteo Renzi significa, soprattutto, ribadire come la sovranità popolare sia da considerare ben distinta rispetto all’indirizzo imposto dai diversi leader di Partito, che stanno trascinando il Paese verso lo ‘spaesamento’ e la più totale perdita d’identità. La creazione di una sinistra riformista e di governo non può prescindere da un’analisi approfondita e condivisa delle profonde divisioni del passato. Tuttavia, ciò non può avvenire attraverso un processo di 'restaurazione' di un 'Partito-Stato' funzionale prioritariamente a ‘cristallizzare’ e a stabilizzare il potere di una classe dirigente il più delle volte non all’altezza dei propri compiti, incapace di innescare quella democrazia dell’alternanza basata sulla competenza dei propri esponenti e rappresentanti, a loro volta in grado di affrontare la profonda crisi di meritocrazia e di ‘iperburocratizzazione’ di cui soffre, in quasi tutti i suoi settori, il Paese e l'intero 'apparato' dello Stato. La vittoria del ‘Sì’ rappresenterà la ‘cronicizzazione’ definitiva di tutti i nostri problemi: quelli di una politica demagogica, clientelare e feudale, che ‘finge’ di voler cambiare le cose, ma che in realtà intende proseguire con i metodi delle promesse elettorali, affindandosi alle capacità ‘lirico-demagogiche’ del ‘comunicatore di turno', si chiami esso Matteo Renzi o Silvio Berlusconi. La riforma ‘Renzi-Boschi’ è la materializzazione di una classe politica che non intende riformare se stessa per affrontare le ‘tare’ di fondo del nostro tessuto socio-economico e culturale, che da più di due decenni stanno ‘impaludando’ il Paese attraverso un ricorso continuo a rimedi ben peggiori dei mali. L’epoca della politica estemporanea e improvvisata deve finire: al Paese servono azioni riformatrici di ‘lunga lena’, basate sulla coesione interna delle principali forze politiche del Paese, possibile unicamente attraverso l'elezione di un'Assemblea costituente, come avvenuto nel 1946-'47. La riforma costituzionale del Governo espone il Paese all’incompetenza e alla definitiva vittoria dell’arroganza fine a se stessa. Essa va dunque respinta, in quanto assolutamente irresponsabile e pericolosa.

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