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29 Gennaio 2020

Testaccio spara

di Gaetano Massimo Macrì
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Testaccio spara

La musica iniziale, nell’attesa che gli attori si impossessino della scena, ci trasporta letteralmente indietro in quei difficili anni ’70 in cui poliziotti e bande armate hanno ingaggiato una dura lotta per le strade cittadine; omicidi che ancora oggi, a distanza di anni, urlano vendetta. Max è un vecchio dalla chioma canuta e dall’espressione un po’ spiritata, ha l’aria dell’uomo vissuto, che ora si presenta recitando salmi e preghiere, con quella convinta ‘devozione’ che lo identificano fin da subito come uno in cui pensiero e azione testardamente coincidono. Oggi come in passato. Anni in cui Max, oltre che star del cinema di azione, di quel genere polizziottesco anni ‘70, è stato uno dei protagonisti della lotta armata, convinto assertore delle sue idee e delle sue azioni. 
La sua storia si intreccia con quella di Walter, un giovane fissato con quel genere poliziesco, su cui intende fare un film che ‘rivendica’ il ruolo di figlio abbandonato. Fra i due nasce un confronto personale e ideologico. Le ombre di un passato violento, anni di lotta per un ideale, i corsi di guerriglia in Irlanda con l’IRA non possono ridursi a una parte in un film di un esaltato che crede di essere Thomas Milian.
Una rappresentazione tra passato e presente che trasporta il pubblico fuori dal tempo, in un luogo irreale in cui i tre protagonisti si incontrano. Tragedia e ironia caratterizzano il testo bene interpretato dagli attori. Aurora Kostova (Katia) ha ben rappresentato la donna, ‘femme fatal’ del duro di turno, un po’ brilla, un po’ svampita, funzionale per i ruoli maschili della storia, proprio come le protagoniste, belle e sexy, del poliziottesco anni 70. 
È un bel tuffo in quel genere cinematografico che pescava materiale in una realtà cruenta, differente da quella di oggi. Meglio o peggio? Per Max “È come negli anni ‘70, ma è peggio, perché non c’è un pensiero sotto. Una mutazione antropologica in atto... Siamo passati dal gelo degli anni di piombo, al calduccio della merda”.
Un presente dove le molotov lanciate contro il muro del suo garage descrivono la guerriglia moderna. Nulla di paragonabile alla guerra che lui ha combattuto.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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