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19 Giugno 2024

Il fulmine nella terra. Irpinia 1980

di Giorgio Morino
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Il fulmine nella terra. Irpinia 1980

23 novembre 1980. Si giocava a Torino il derby d’Italia, Juventus Inter finita due ad uno per i bianconeri; nelle discoteche si ballava la disco dance, Heather Parisi aveva appena fatto il suo ingresso sulla scena televisiva e il più importante evento dell’agenda politica nazionale era la visita in Italia del primo ministro inglese Margaret Thatcher. Tutto questo fino alle 19:34. Il terremoto. In un minuto e mezzo una scossa di 6.9 gradi della scala Richter rase al suolo i paesi del napoletano e dell’Irpinia; la vita e i ricordi di migliaia di persone, la storia di questa regione, sparirono nel nulla in soli 90 secondi.Una voragine enorme inghiottì una parte d’Italia, che pochi conoscevano e che nessuno vedrà più.
Tutto questo viene raccontato sul palco: un monologo, un uomo e una sedia. Essenziale, scarno e diretto. Orazio Cerino rievoca una delle pagine più tristi e più controverse della nostra storia.Una sottile ironia pervade l’intero spettacolo, il sarcasmo di un racconto che sembra quasi fantasioso e incredibile. Storie di vita quotidiana dei sopravvissuti e dei morti si alternano alla vita che il resto d’Italia vede scorrere davanti a sé, in quei terribili 90 secondi. Per tutti i giorni a seguire.La contrapposizione è sempre presente e pungente, senza però mai svilire la tragedia che si è consumata. Un modo per denunciare le carenze dello Stato nell’organizzazione dei soccorsi.Si tratta di un periodo che pochi ricordano e che forse sarebbe giusto riportare all’attenzione, come cerca di fare quest’opera coraggiosa e mai banale.
Non è facile organizzare un monologo di 50 minuti senza annoiare lo spettatore. In questo caso, non solo la noia è del tutto assente, ma a fine spettacolo non si può evitare il forte senso di tristezza e rabbia per un’Italia che nessuno, neanche i figli dei superstiti, conoscerà più. Magnetico e commovente.

Scritto e diretto da: Mirko Di Martino. Con: Orazio Cerino


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