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18 Novembre 2017

Relazione per un’accademia

di Carla De Leo
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Relazione per un’accademia

Tratto da due racconti di Kafka, “Relazione per un’accademia” e “L’artista del digiuno”, e intrecciando quindi due storie specularmente opposte, lo spettacolo mostra come gli eventi possano ‘cambiarci’, determinando nella nostra vita percorsi ben precisi: mostrando, da un lato, un processo di evoluzione-accettazione; dall’altro, quello di dimenticanza-imbestialimento. Protagonista della rappresentazione è una scimmia, che racconta la sua storia davanti agli illustri componenti di un’accademia (identificati con il pubblico). Catturata e sradicata dal suo mondo oltre che dal suo habitat naturale, intuisce che nel nuovo mondo in cui è stata catapultata la sua aspirazione non può più essere la libertà. Adesso, in mezzo gli uomini, l’unica cosa che conta è la capacità di crearsi una via d’uscita. Così, alla possibilità di finire ‘in mostra’ all’orto botanico, contrappone una scelta estrema e difficile: è necessario diventare come l’uomo. Il disperato tentativo di somigliare alla razza umana, di integrarsi, di sentirsi accettata e amata, alla fine, sarà premiato: la sua evoluzione sarà perfettamente riuscita. La relazione-narrazione della scimmia viene alternata, nella messa in scena, al secondo racconto che, attraverso una voce fuori campo, ricostruisce e ripercorre la parabola di successo-oblìo-involuzione di un artista. Si tratta dell’artista del digiuno: un’arte un tempo ammirata e seguita dal pubblico con grande partecipazione e attenzione, ma che, con il passare del tempo, finisce nel dimenticatoio. Suscitando addirittura ‘antipatia’ negli spettatori. L’artista, pur tentando di rintracciare qua e là segnali di ripresa della sua arte, deve infine arrendersi a questa triste realtà. E finisce in un circo dove, chiuso all’interno di una gabbia posta sul percorso che porta alle ‘bestie feroci’, ‘mostra’ la sua attrazione. Ma nessuno lo nota. I giorni e i mesi trascorrono. Il suo digiunare raggiunge livelli impensabili. Ma nessuno lo saprà mai. E il suo fisico, prostrato da tanta fatica, pian piano si abbandona alla morte. Morirà in una gabbia, solo e senza clamore. Di contro, la scimmia, all’apice del successo e ormai perfettamente conscia dei limiti e delle ‘vanità’ umane, può ‘permettersi’ il lusso di comportarsi in tutto e per tutto come gli uomini. E come loro, si sente ‘in dovere’ (o in diritto) di presentare la relazione della sua vita. Nonostante l’idea dello spettacolo, tesa a mostrare l’inverosimilità e la sovversione delle circostanze, rappresenti un’ottima occasione di riflessione, la sua esecuzione è apparsa un po' lenta. Discreto

CRAB. Di F. Kafka. Regia di Bruno Franceschini. Con Antonio Villella 


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