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26 Giugno 2019

Cute

di Gaetano Massimo Macrì – gmacri@periodicoitalianomagazine.it Twitter @gaetanomassimom
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Cute

Sul palco, una curiosa installazione compare agli occhi degli spettatori. Un pannello, una tela color carne, con alcuni squarci. Da quei ‘fori’ esce a tratti un viso, un piede o le braccia del performer. Non c’è parlato, nello spettacolo, ma solo gesti espressivi del corpo, fisici, che seguono il suono della musica. Anzi, i due piani, quello musicale e quello rappresentativo in senso stretto, si intersecano, trovando appoggio l’uno nell’altro. Proprio l’efficacia di quel ‘gioco’ riesce a colmare il vuoto della parola. Se ci si lascia guidare dal suono e dall’immagine, dopo che la vista si è adeguata a ciò che sta accadendo, si ha l’impressione di essere trasportati in un percorso emozionale. Perché ogni gesto, come ogni suono, colpisce diritto le corde di qualche sentimento, percepito sulla pelle, la vera protagonista. Una superficie che respira, sanguina, assorbe, conserva e trattiene le prime sensazioni, che dal mondo esterno transitano nell’animo. Per un pubblico poco avvezzo al genere, lo spettacolo potrebbe risultare difficile. Onestamente questo bisogna dirlo. Bastano poche spiegazioni introduttive, però, per far sì che 'Cute' si trasformi nella pelle di ciascuno, lasciando immaginare che una brezza di sensazioni scorra lungo la superficie. Sperimentale, intenso.

Ideazione, scenografia e coreografia: Lisa Rosamilia
Musiche e sonorizzazioni: Giada Bernardini
Assistente alla scenografia: Fabio Sabaino
Compagnia Matroos – Associazione Pescatori di poesia


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Cute
Palco B - 7 giugno h. 22,00 - 9 giugno h. 20,30 - 11 giugno h. 23,30

Primo confine col mondo, riveste e protegge, esprime, assorbe e rilascia, sente, comunica, respira. Cute narra dei segni invisibili tracciati sulla propria pelle: resti, cicatrici, conseguenti tracce di un passo, un gesto, un’impronta. Sul tessuto di una tela, installazione dello spettacolo intesa come metafora di una superficie cutanea, appaiono i movimenti interiori, le pieghe della pelle, ferite come solchi, a narrare le trasformazioni e i ricordi. Una ricerca sul rapporto tra linguaggio coreografico, materie scenografiche e tessiture sonore: la danza si muove in comunicazione con il tessuto, in piccoli gesti o inaspettate apparizioni di forme dalla tela, accompagnata da musica e sonorizzazioni dal vivo.

Ideazione, scenografia e coreografia: Lisa Rosamilia
Musiche e sonorizzazioni: Giada Bernardini - Tecnico alla scenografia: Fabio Sabaino
Compagnia Matroos - Associazione Pescatori di poesia
GENERE: Teatro danza


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