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28 Ottobre 2020

L’orda oliva

di Carla De Leo - cdeleo@periodicoitalianomagazine.it
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L’orda oliva

Partire è un po’ morire. Partire è, in primis, uno stato mentale. Un desiderio di libertà, una speranza, una voglia o una necessità di evasione,  il miraggio di una vita nuova e l’illusione della fortuna, del riscatto e di una seconda occasione. È da queste premesse che nasce lo spettacolo ‘L’orda oliva’: un tentativo di raccontare, attraverso la descrizione del viaggio dei clandestini italiani che illegalmente raggiungevano le coste americane, la condizione che accomuna tutti i disperati che lasciano la loro terra alla volta di un Paese straniero. E che scappino dalla fame, dalla guerra, dalla povertà o dalla giustizia, nulla cambia. Compagni di questo viaggio e di questa comunanza sono infatti i sentimenti. Il vero pericolo da affrontare non è il mare, seppur immenso e spaventoso, ma le proprie paure. Timori che affiorano e si rinvigoriscono quando, al calar del sole, la fiduciosa luce della speranza cede il posto all’incertezza. Ad attendere gli immigrati non è infatti soltanto una vita nuova. Ma anche la discriminazione razziale, i preconcetti e i pregiudizi consolidati e che identificano – in questo caso gli italiani, denominati ‘l’orda oliva’ per il color bruno della loro pelle – come la bestia nera. Il male di tutti i mali. Il pericolo da sorvegliare e dal quale cercare di stare lontani il più possibile. Luci e musiche fanno da sostegno e integrano le parti narrative e recitate, infondendo alla rappresentazione un sentimento spesso nostalgico. Originale la scelta scenografica di scale, che fanno ben comprendere la mancanza di spazio all’interno della nave e, quindi,  il sacrificio e la scomodità di quel viaggio. Qualcosa di più si poteva ‘osare’ sulla drammaturgia e sul testo, apparsi un po’ incompleti e talvolta scontati e prevedibili. Un riconoscimento e un incoraggiamento va comunque rivolto agli attori, realmente impegnati e immersi nei loro personaggi, i quali crescono e si irrobustiscono a mano a mano che la performance ne delinea i profili.

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L’orda oliva
Palco A - 24 giugno h. 20,30 - 25 giugno h. 20,30 - 26 giugno h. 22,00

Una barca sospesa tra cielo e mare. Clan-destini. Erano clandestini anche gli italiani che partivano illegalmente per l’America: fuorilegge, analfabeti, vecchi. Quelli a cui non avrebbero mai rilasciato il passaporto rosso. Emigranti dal sangue sporco per gli americani. Un’orda dalla pelle color oliva. Dal racconto ‘Il lungo viaggio’ di Sciascia, L’orda oliva nasce dalla riscrittura dei detenuti-attori della Casa di Reclusione di Civitavecchia. Passato e futuro. In carcere non si parla mai al presente. Come se fosse un’interruzione della propria vita, non una fase. Così per i quattro avventurieri della storia. Quello che lasciano: la famiglia, la precarietà, la fame. Quello che cercano: i soldi, la fama, una svolta, una pagina bianca, una valigia vuota da riempire di nuovo.

Regia: Ludovica Andò - Interpreti: Francesco Montella, Marco Pirisino, Massimiliano Mazza, Massimo Lanzi
Allestimento scenico: Francesco Giannini - Musiche: Andrea Pandolfo
Luci: Michelangelo Vitullo - Compagnia Sangue Giusto
GENERE: teatro civile


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