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diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
31 Ottobre 2020

Que solo quiero despertarte

di Carla De Leo – cdeleo@periodicoitalianomagazine.it
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Que solo quiero despertarte

Più che al teatro danza, questo spettacolo sembra fare appello al simbolismo criptico e contorto di certo teatro concettuale. Personaggi emblematici ed inquietanti spuntano fuori dal nulla, tentando di incarnare la storia della dittatura argentina del 1976, l’orrenda sorte dei desaparecidos e la coraggiosa marcia delle madri di Plaza di Mayo.
Sicuramente l’assenza di recitazione costituisce uno sforzo aggiuntivo e un’ulteriore sfida in una rappresentazione. Ma a mancare, in questo spettacolo, è l’interpretazione di una drammaturgia chiara, lineare, forte, che consenta di seguire e comprendere, sulla scia della danza e del linguaggio del corpo, l’evolversi della vicenda. Tale assenza determina confusione e genera incertezza nel pubblico. Svuota di carica drammatica la performancea. Richiami simbolici, come il ‘soldato-bestia’ – per rappresentare l’abuso del potere – o il sacco nero ‘che si muove’ – per ricordare la morte per ‘probabile volo nell’oceano’ dei contestatori politici – o come ancora il fazzoletto bianco che le donne legano in testa – emblema delle madri dei desaparecidos – non risultano sufficienti e sufficientemente adeguati per soddisfare una storia così complessa. Dunque, ci si aspetterebbe che almeno la danza rappresentasse un saldo e valido supporto in chiave escatologica. Ma le coreografie sono apparse ripetitive, convulse, ossessive e incentrate soltanto sul concetto di dolore, sofferenza, tormento e tortura. Le sequenze dai toni troppo spesso compulsivi e le stesse figure usate per rappresentare eventi e sentimenti differenti, costituiscono un ulteriore elemento di contorsione e aggrovigliamento concettuale. Qualche traccia delle ‘peripezie’ di quei coraggiosi interpreti della lotta all’autoritarismo e alla dittatura si riscontrano qua e là, ma restano sempre troppo vaghe e sullo sfondo. La musica tenta di colmare questo divario tra il concetto e la resa artistica, ma l’effetto è di una forzatura e di un’insistenza che punta il dito sempre sull’elemento funereo e di disperazione. Privato di spontaneità, lo spettacolo appare debole nell’impostazione ed esagerato invece nei toni e nei ritmi. Ma di questo, i ballerini che ce l’hanno messa veramente tutta, non hanno nessuna colpa.


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Que solo quiero despertarte

Palco A - 24 giugno h. 23,30 - 25 giugno h. 22,00 - 26 giugno h. 23,30

Questo spettacolo è nato dal desiderio di non permettere che questa storia scioccante e recente cada nell’oblio. È la storia dei desaparecidos argentini, torturati e gettati nell’Oceano dalla dittatura del 1976. È anche la storia delle Madres di Plaza de Mayo, che ancora oggi non smettono di lottare per fare emergere la verità. È un inno al coraggio delle madri e dei figli e una presa di posizione decisa contro l’autoritarismo e l’abuso del potere, di oggi e di ieri. “A noi non interessa che i desaparecidos siano ricordati e le Madres stimate. Vogliamo che i desaparecidos vengano imitati. Vogliamo che tutti cerchino di fare come facevano loro quando lottavano con e per il proprio popolo” (da “Non un passo indietro”)

Regia e coreografia: Emilia Guarino
Danzatori: Federica Aloisio, Roberto Galbo, Federica Marullo, Sabrina Vicari
Musiche originali: Daniele Crisci - Luci: Laura Scavuzzo - Compagnia Pettifante/Diaria
GENERE: danza


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale