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24 Novembre 2020

Shhh, non lo dire a nessuno

di Giorgio Morino - gmorino@periodicoitalianomagazine.it
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Shhh, non lo dire a nessuno

Una principessa 'tontolona', tutta particolare, sogna il suo lieto fine con il principe azzurro: un’ironia travolgente, che consegna uno spettacolo assolutamente esilarante e, allo stesso tempo, ricco di lodevoli intuizioni sulla modernità

Tutti, da bambini, almeno una volta ci siamo ritrovati a immaginare la nostra vita come una favola. Una serie di imprese, alleati, antagonisti e principi azzurri che avrebbero condotto la nostra vita adulta verso l’agognato: “E vissero per sempre felici e contenti”. Ma la vita, quella vera, non è propriamente una favola: a ricordarcelo ci ha pensato Ludovica Bei sul palco del Roma Fringe Festial 2017, con la sua fiaba moderna: ‘Shhh, non lo dire a nessuno’. Difficile trovare qualcosa di fuori posto in questo spettacolo: dal primo all’ultimo minuto, la costante è la risata, a volte lievemente accennata, altre volte talmente esplosiva da farti quasi perdere l’equilibrio sulla poltrona. Questo perché Ludovica Bei, regista e attrice, nell’occasione ha saputo coniugare perfettamente l’argomento ‘favola’ con quella che è una caratteristica tipica della generazione a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 del secolo scorso: la nostalgia. L’intero spettacolo si basa sulla nostalgia: quella per un tempo passato che sembrava, appunto, magico e fantastico agli occhi ingenui di una bambina che sognava di essere una principessa. La frNon_lo_dire_3.jpgase che dà il titolo a questo lavoro, alla fine ce la siamo sentita dire, quasi tutti noi, almeno una volta, allorquando c’era qualcosa che non si poteva spiegare, o che non si poteva fare perché da bambini non è permesso. Come per esempio bere il caffè, che si cercava di non servire ai più piccoli, ma che poi, inevitabilmente, si ritrovavano a girare il cucchiaino dello zucchero nella tazzina al suono della frase: “Shhh, non lo dire a nessuno”. Un'esilarante messa alla 'berlina' di tutti i tabù e delle più ridicole paranoie delle famiglie degli ultimi 30 anni, composte da figure a tratti evanescenti e mai dai contorni definiti, come il “padre punto interrogativo”, o “la zia zitella”, per concludere con “la vicina con i bigodini”, presentati nelle loro caratteristiche peculiari come in un documentario naturalistico di ‘Super Quark’. La vis comica della Bei è decisamente simpatica. E alcune trovate, come quella delle caramelle ‘Rossana’, che fungono da ponte di congiunzione tra una generazione e l’altra, fanno letteralmente ‘sbellicare’. Al netto dell’indubbio divertimento, lo spettacolo porta con sé una serie di riflessioni veicolate in ‘chiave’ satirica: la perdita del senso di famiglia; l’isolamento dei ragazzi che, come principali interlocutori, hanno gli assistenti vocali dei cellulari; l’incapacità di parlare apertamente di qualunque cosa, anche la più naturale, come il sesso, senza cedere all’imbarazzo. Spunti che sarebbe persino un ‘peccato’ enumerare interamente in queste righe. Il consiglio è quello di recuperare assolutamente questo spettacolo e lasciarvi trascinare in un’improbabile: “Regno molto, molto, lontano”. Assolutamente consigliato.

”Shhh, non lo dire a nessuno è la fiaba distorta di una principessa moderna, come suggerisce il sommario. Un anno, il 1990: nasce la principessa della nostra fiaba. Nello stesso anno si giocano i mondiali, vince l’ultimissima ‘versione’ della Germania ovest. In questa fiaba distorta, la principessa è risentita per il modo in cui stata organizzata la sua storia e chiede spiegazioni circa alcune scelte prese”.

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NELLA FOTO: LUDOVICA BEI

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