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14 Aprile 2021

Dopo il diluvio

di Annalisa Civitelli
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Dopo il diluvio

Uno spettacolo apprezzabile e non banale, poetico e al contempo di spessore, che analizza con delicatezza il tema dell’amore omosessuale in quanto sentimento come tutti gli altri

‘Dopo il diluvio’ è un buon testo, poetico e mai banale, che tuttavia ci ha dato l’impressione di aver un poco sofferto la riduzione a 50 minuti imposta, per forza di cose, dal regolamento del Roma Fringe Festival. Un amore gay tra un giovane poeta e un docente universitario, interpretato da Diego Parlanti, rianalizzato da quest’ultimo a 20 anni di distanza e alla luce dell’esperienza e della consapevolezza. Tuttavia, anche quando un sentimento si raffredda non lo si può certo ripudiare, negando di averlo provato o vissuto profondamente. Il docente, tra l’altro, è anche uno di quelli ‘bravi’, che proprio per questo si ritrova alquanto emarginato da un mondo accademico che conduce approfondimenti assurdi, mescolando ogni cosa con scarso criterio scientifico. Ecco perché ci si rende conto, durante la rappresentazione, che questo testo presentava molti spunti che valeva la pena fossero sviluppati, caratterizzando maggiormente i due personaggi in scena. Per esempio, la critica contro un mondo della cultura che “sguazza da 30 anni nella pozzanghera dell’Apocalisse” meritava di essere ampliato, poiché tocca una questione Dopo_il_Diluvio.jpgreale, che tutti si guardano bene dal voler affrontare per mero conservatorismo di principio. Tale aspetto, infatti, spiega assai bene l’innamoramento del professore per il giovane poeta conosciuto per caso, il quale non risulta nemmeno laureato e non frequenta i suoi corsi. E’ la classica situazione della ‘pecorella smarrita’, da recuperare al fine di riportarla nel gregge dell’omologazione e dei cosiddetti ‘integrati’. Ma proprio lo spessore poetico del ragazzo fa comprendere al giovane docente come la verità spirituale della società risulti malignamente ribaltata e contraddetta: è la coscienza collettiva a risultare disorientata e smarrita, poiché mal sopporta la possibilità di un amore tra due persone che si percepiscono in piena sintonia, sentimentale ed elettiva. Il testo di Dario Postiglione è indubbiamente di spessore: degli amori gay si ha un’idea moralistica profondamente sbagliata, come se l’omosessualità fosse una sorta di identità ideologica. Niente di più falso: l’amore gay, al di là di quanto si dica o si pensi per ‘perbenismo’ o motivazioni di questo tipo, risulta ancora oggi marchiato dall’abominio, marginalizzato sino al punto da costringere gli individui a vivere esistenze tristi e infelici, poco tollerate dalla morale comune. Solo un bel diluvio universale, o qualcosa di questo genere, potrebbe dar modo alla società di rinascere dal basso, ricreando un qualcosa di sincero. Pur non essendo dei rivoluzionari, riteniamo di aver compreso il massimalismo di principio di Postiglione e dei ragazzi della compagnia 'Radioantartide'. Apprezzabile.

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NELLA FOTO: A DESTRA, SEDUTO, DIEGO PARLANTI; A SINISTRA, SULLO SFONDO, DARIO POSTIGLIONE

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