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14 Aprile 2021

Ecco la Commedia dell'Arte

di Vittorio Lussana - direttore@periodicoitalianomagazine.it
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Ecco la Commedia dell'Arte

Una famiglia romana che ripesca la figura di Zanni è certamente un’eccezione che, tuttavia, conferma la regola: siamo di fronte a un genere teatrale in profonda crisi, perché è la nostra stessa memoria a non essere coltivata, né culturalmente incentivata

Da originario delle Serenissime Terre di San Marco, quando si parla di Commedia dell’Arte si tocca un tasto sensibile. E non solo per le antiche ‘ruggini’ tra bergamaschi e veneziani sulla figura di Arlecchino. Siamo cioè di fronte a un genere teatrale che, per il nord del Paese, ma anche per il sud - come nel caso napoletano di Pulcinella - ha un’importanza culturale e identitaria non di poco conto. Oltre a ciò, siamo in periodo carnevalizio, anche se ormai i nostri bambini si travestono da cartone animato giapponese o da personaggio horror, piuttosto che da Arlecchino o Brighella. La Commedia dell’Arte, se proprio la si vuol fare, va fatta bene. L’approccio un poco improvvisato del gruppo ‘Luoghi dell’Arte’ – lo scriviamo con rispetto e urbanità – ci ha convinto poco. Luciana Codispoti è persona simpatica e di spirito, ma la sua Colombina (o Smeraldina, o Corallina che dir si voglia...), più che una spiritosa ‘servetta’ sembra una Marisa Laurito ‘impazzita’. Dei 4 episodi rappresentati al Roma Fringe Festival, solo l’Arlecchino dell’oliva è apparso convincente. Il dato d’interesse della famiglia Luly per la nostra Commedia dell’Arte è la sola cosa che possiamo apprezzare realmente. Una famiglia romana appassionata di queste cose, ripescando lodevolmente la figura di Zanni, è certamente un’eccezione che, tuttavia, conferma la regola: la Commedia dell’Arte è un genere teatrale in profonda crisi perché è la nostra memoria a non essere coltivata, né culturalmente incentivata. Con in più, il problema di una parte di questo Paese che si ostina a rimanere immobile, imbottigliata nel proprio gretto materialismo, egoisticamente insensibile a rendere il nostro patrimonio culturale un’inesauribile materia prima per il futuro sviluppo del Paese e dei nostri giovani, che non si vedrebbero costretti ad andarsene da un un Paese ormai connotato da una mentalità truffaldina e furfantesca. Malinconico.
 
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