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19 Settembre 2019

Uroboro: il serpente che si morde la coda

di Michele Di Muro
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Uroboro: il serpente che si morde la coda

Uno spettacolo che si muove con leggerezza tra poesia e ‘clownerie’, provocando risate e momenti suggestivi: un contrasto stridente tra la cultura orientale, tipicamente cumulativa e quella occidentale, teoricamente rivoluzionaria, ma in realtà piuttosto stressante

In una manifestazione come il Roma Fringe Festival 2019, non poteva mancare anche il momento per una perfomance ‘mimica’ allegra e divertente. E’ il caso di ‘Uroboro’, il serpente che si morde la coda, portato in scena dal duo torinese composto da Simona Ceccobelli e Sebastian O’Hea Suarez. Si tratta, sostanzialmente, di una lezione di kung fu che genera una serie di fugure mimiche divertenti, incentrato sul rapporto tra docente e discente. Il Maestro di arti orientali, però, in questo caso è lei, la Ceccobelli: un ‘tipino’ molto espressivo ed estremamente agile sotto il prifolo atletico, che si diverte a far soffrire un allievo ‘lungagnone’ e un po’ goffo. Ovviamente, per quasi tutto lo spettacolo il 'ragazzone' le prende di 'santa ragione' da questo ‘peperino’ di docente che si è ritrovato, la quale si diverte a torturare il proprio corsista con scherzi e ‘massime’ vagamente poetiche e anche un po’ misteriose. Una di esse viene cinicamente legata all’alluce del piede sinistro del ragazzo, costretto a cogliere tale sua valutazione attraverso un esercizio quasi contorsionistico, che riproduce proprio il fatidico Uroboro: il serpente che si mode la coda simbolo dell’infinito. Uno spettacolo che si muove tra poesia e ‘clownerie’, che provoca risate, ma anche momenti assai suggestivi. Un contrasto stridente tra la cultura orientale, tipicamente cumulativa e quella occidentale, teoricamente rivoluzionaria, ma in realtà stressante. Un lavoro leggero e grazioso, che ha saputo svolgere una funzione di apprezzato e giocoso ‘contorno’ all’interno della cornice del Roma Fringe Festival di quest’anno. Rilassante.
Uroboro.jpg

NELLA FOTO: SIMONA CECCOBELLI E SEBASTIAN O'HEA SUAREZ


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