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27 Settembre 2021

Galileo Galilei da Monteverde al Tuscolo

di Giuseppe Lorin
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Un viaggio che inizia dai ruderi della villa romana di Marco Valerio Marziale per riportarci alle vicende di alcune delle più potenti famiglie della 'città eterna', alla nascita dei ‘Castelli’ e alla presentazione al clero del cannocchiale, la rivoluzionaria invenzione grande studioso pisano

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È agli archi di Villa Sciarra, nel quartiere di Monteverde, che si trova il più antico casolare rustico della zona. Di fronte l’ingresso della villa, che un tempo veniva chiamata “dei pavoni”, si trova via Pietro Rosselli; salendo a piedi, si arriva in via Giacomo Medici. Ed è lì, sulla sinistra, dentro la ferrea cancellata, il casolare rustico che ancora oggi, sulla facciata in alto, mostra, un pochino sbiadita, la scritta in stampatello: ‘VINO’. Si tratta del villino fatto edificare nel 1575 da Monsignor Innocenzo Malvasia, costruito proprio nel posto del podere a grano della villa romana del poeta Marco Valerio Marziale, nato nel 38 d. C. in Spagna a Calatayud, Bilbilis, Aragona, noto per i suoi epigrammi incisivi e morto il 1° marzo del 104 d. C. Questo grande poeta aveva creato un'arte epigrammatica personalissima, che ebbe fortuna nei secoli: l’armonia del verso applicato a una tecnica subliminale, per mantenere intatta la limpidezza dello stile. La particolarità strutturale dei suoi componimenti riguardava la chiusa del carme, che si rifaceva a Catullo, riproponendo semplicemente lo stesso verso iniziale. Ma la sua era un’arte elaborata persino nei particolari, perfetta nei toni stilistici e aliena dalla retorica, dove la sintesi rispecchia le regole della poesia attuale. I suoi epigrammi sono classicamente e tecnicamente perfetti. Eppure, danno tutti il senso dell'immediatezza e persino dell'improvvisazione, ma nessuno si accorge delle tante e scrupolose attenzioni stilistiche. Riportiamo, qui di seguigalileo_cannocchiale.jpgto, uno stralcio di una sua epigrafe sull’invidia che fa riferimento a questo suo piccolo podere: “Schiatta d'invidia perché ho un piccolo podere fuori città (Monteverde era esterna alla città degli Imperatori) e una casa modesta a Roma… (sul colle Quirinale), schiatti pure chi crepa d'invidia”! Qui di seguito, alcune sue frasi celebri:“È sincero il dolore di chi piange in segreto ed è sincero”; “Il povero, di solito, coltiva amicizie che non gli rendono nulla, poiché è povero”; “La fortuna dà troppo a molti, a nessuno abbastanza, la fortuna”. Proprio nel villino di Monsignor Innocenzo Malvasia, nella casa rustica, Galileo Galilei, il 14 aprile 1611, diede dimostrazione al clero romano dell’utilità scientifica del suo ‘cannocchiale’: il telescopio. Da lì poterono osservare il Palazzo dei Conti di Tuscolo, distante 16 miglia e lessero le lettere sul portico del Laterano, distante due miglia. Ma chi erano i Conti di Tuscolo? Con Galileo Galilei ci troviamo già nel XVII secolo. Ma se facciamo un bel salto indietro nel tempo, fino ad arrivare al I secolo a. C., durante la tragica congiura che pose termine alla vita di Giulio Cesare, scopriamo che il 15 marzo del 44 a. C.. un certo Silicius Curunas di Tuscania fu l’unico giurato della cittadina Tusca a votare per l'assoluzione degli uccisori del grande condottiero romano. Silicius Corona apparteneva all'antica famiglia etrusca dei Curunas, che non solo dominava in Tuscania ancora I secolo a. C. ma riusciva anche a inserire qualche suo membro negli ambienti politici dell’Urbis Romae, grazie al conseguimento della cittadinanza romana. Ciò evidenzia la potenza politica e diplomatica dei Curunas. La successiva pace augustea fu un grande momento per il manipolo di uomini rimasti dell'antica oligarchia etrusca. Il Senato di Roma tra Cesare Ottaviano Augusto e Nerone ricevette un esiguo numero di famiglie, che verranno premiate via via con l’onorificenza a consoli del Senatus Popolusque Romanus, poiché Volterra, Perugia, Tuscania, Ferentum e Tarquinia forniranno, solo e unicamente, senatori di origine etrusca. Di moltissimi di costoro conosciamo le tombe, che risalgono al IV secolo a. C., come appuno quelle della dinastia dei Curunas, prodomi dei Conti di Tusculum, rientrando tra gli Optimates nel VII secolo d. C. e Romanorum Senatoris nel X secolo. I Curunas riuscirono, con le parentele clericali, ad aumentare le loro credenziali anchTuscolo_cont_aquila.jpge nell’ambito del Santo Patriarchio in Laterano, venendo così nominati conti di camera del ‘sacro palatium’. I Conti di Tuscolo dominarono a Roma e sui Colli Albani nella prima metà dell’XI secolo. Di indole libertina, diffusero la libertà sessuale e la formula politica del nobile papato, in cui il pontefice era organizzato per essere eletto solo dai ranghi dei nobili romani. Etruschi dalle antiche origini, discendenti diretti dei Curunas, forti dell’optimates romanus, nonché fortificatisi tra le rovine dell’antica Tusculum mentre altri rami della famiglia dominavano su Preneste, Arce e Galeria, essi assursero a maggior potenza nel 1012 con il figlio di Theophilacttus Curunas: Gregorio. Si opposero all’egemonica famiglia Crescenzi, che respingeva l’influenza degli imperatori tedeschi su Roma e furono costretti diplomaticamente ad allearsi proprio con questi ultimi. Theophilatto riuscì a farsi eleggere papa col nome di Benedetto VIII e a lui successe il fratello Romano con il nome di papa Giovanni XIX, che tentò di vendere il trono pontificio al patriarca di Costantinopoli. Nel 964 d. C., alcuni storiografi commentatori evidenziarono il fatto che i papi vittime più di altri dell'influenza di donne corrotte - in particolare Teodora e sua figlia Marozia, il cui potere avrebbe contribuito alla leggenda della Papessa Giovanna – furono proprio quelli appartenenti alla famiglia romana dei Conti di Tuscolo. Un altro, Teofilatto, divenne papa a 12 anni col nome di Benedetto IX e cedette il potere per una cospicua rendita a Giovanni Graziano, ovvero a papa Gregorio VI. Così passarono questi quattro papi, che avevano considerato il trono dell’apostolo Pietro un bene da alienare. Il comune di Roma e il popolo, insofferenti di questi soprusi, nel 1191 distrussero Tuscolo, i cui abitanti superstiti si raccolsero nella vicina Frascati. I Conti di Tuscolo occuparono il Castello della Colonna sui Colli Albani e, da qui, trasse origine la famiglia dei Colonna, che si installò anche nei loro feudi. Tra i possedimenti dei Conti di Tuscolo si ricordano: Rocca di Papa, Artena, Sezze, Palestrina. Il loro stemma araldico effigia un’aquila nera su sfondo oro.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: IL VILLINO DI MONSIGNOR INNOCENZO MALVASIA

AL CENTRO: LO STEMMA DEI CONTI TUSCOLO

PIU' IN ALTRO: GALILEO GALILEI PRESENTA IL CANNOCCHIALE AL CLERO DI ROMA

IN APERTURA: L'ARA PACIS AUGUSTAE


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