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diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
29 Settembre 2020

Vacanze a due ruote

di Michele Di Muro - mdimuro@periodicoitalianomagazine.it
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Partenza da Roma e arrivo nella città di Siena: quanto segue è un breve reportage incentrato su un ‘ciclo-viaggio’ durato sette giorni, che tra sorprendenti scoperte e alcune disavventure ci ha restituito l’ennesima conferma di come il nostro sia un Paese ricco di bellezza, da assaporare lentamente

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In adesione all’iniziativa ministeriale ideata nella precedente legislatura, in cui era stato deciso di nominare il 2019 come l’anno del turismo ‘slow’ (lento), al classico periodo di ferie da passare in totale relax al mare noi 'Periodici' abbiamo preferito sperimentare una nuova esperienza: un viaggio in bicicletta. Armati di spirito avventuroso, abbiamo dato avvio a una prima fase di studio sulla meta e il percorso. Inizialmente, si era pensato di affrontare il percorso della via Appia, con arrivo a Brindisi. Visto il caldo di agosto, l’inesperienza, una dotazione tecnica non proprio professionale e un limitato numero di giorni a disposizione, abbiamo invece optato per la più vicina Toscana. Dopo aver ricevuto alcuni preziosi consigli da esperti viaggiatori e forti di una discreta tenuta atletica, ci siamo messi fiduciosi in cammino. Partenza, lo scorso 8 agosto 2019, alle ore 9.00 del mattino.

PRIMA TAPPA: ROMA - ANGUILLARA SABAZIA (CASCATE DI MONTE GELATO)
La nostra prima meta era il lago di Bracciano. Ma è stato senza dubbio il tratto più arduo, pericoloso e difficoltoso dell’intero viaggio, coinciso con l’uscita dalla capitale. In particolare, il percorso urbano che, dal quartiere Aurelio, ci ha condotti tramite la via Trionfale sulla viCascate_2.jpga Cassia. La mole di traffico, nonostante la data e il frastuono da esso derivante, ha reso questo inizio di viaggio piuttosto fastidioso, al punto da farci letteralmente agognare l’uscita dalla civiltà. Imboccata la via Braccianese, abbiamo iniziato a rilassarci e a prendere un buon ritmo nella pedalata. Verso l’ora di pranzo siamo arrivati al termine della nostra prima tappa: il comune di Anguillara Sabazia. Dopo una breve visita all’incantevole borghetto lacustre e un pranzo veloce sulla riva, abbiamo deciso di riprendere il cammino. Qui, commettiamo il primo grave errore, scegliendo di partire subito dopo pranzo anziché attendere un’ora più fresca. Prendiamo una strada bianca, che conduce alla valle del Treja, dove si trova la nostra prossima destinazione: le cascate di Monte Gelato. Il tragitto si rivela piuttosto arduo, costellato di pozze stagnanti e costituito da un manto stradale sterrato. Dopo un primo momento di panico, che ci ha fatto rimpiangere di aver intrapreso questa vacanza alternativa, ci lasciamo trasportare dalla vista dei campi e del verde che ci circonda. Giungiamo dunque al parco, area protetta dal 1982, nel tardo pomeriggio. E la vista mozzafiato che ci presenta di fronte ci ha premiato della fatica affrontata. Giunti a una piccola radura, lasciamo le biciclette e ci immergiamo nella fitta vegetazione. Un breve percorso con staccionate in legno ci ha condotti alla mola ottocentesca e alla residenza medievale, di proprietà della famiglia Del Drago. Superata l’affascinante costruzione, ci si è aperta di fronte la meraviglia delle piccole cascate. L’atmosfera non era delle più rilassate, vista la grande concentrazione di visitatori, ma non ci siamo lasciati scoraggiare e, subito dopo, ci siamo immersi nell’acqua, piacevolmente fredda. Le cascate si insinuano in una natura lussureggiante e antica: un luogo decisamente splendido. Dopo aver lasciato le cascate alle nostre spalle, abbiamo effetuato un giro di perlustrazione seguendo il corso del fiume Treja, che prosegue nel folto della vegetazione. Qui ci siamo persi nella contemplazione della natura e degli infiniti scorsi romantici e pittoreschi che si palesavano a ogni angolo. Il tutto, a poche decine di chilometri dalla capitale.
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SECONDA TAPPA: ANGUILLARA-CAPRAROLA
Passata la notte, abbiamo ripreso il nostro cammino verso la meta successiva: Caprarola e il Palazzo Farnese. Nel tragitto, ci siamo fermati nella località di Sutri: qui abbiamo visitato la necropoli etrusca, passando per l’anfiteatro romano. Il tratto di strada che ci aspettava era uno dei più duri: venti chilometri circa, passando per le provinciali SP82 ed SP69, fino a raggiungere un altitudine di circa 520 metri sul livello del mare. In particolare, l’arrivo al paese si è rivelato difficile, trattandosi di una strada molto ripida, da noi percorsa col sole a picco. L’arrivo nella piazzetta antistante il noto palazzo Farnese ci ha tuttavia ripagati, ancora una volta, dello sforzo compiuto. Dopo un breve ristoro, abbiamo fatto visita al palazzo, dove ci siamo letteralmente persi nel sogno manierista di una delle famiglie più importanti della Storia moderna italiana. Restiamo abbagliati dalle ‘grottesche’, dal racconto autocelebrativo delle imprese familiari, dipanato negli affreschi che si susseguono nei diversi ambienti, dalla splendida scala elicoidale (Scala Regia), fino a giungere, seguendo il parco, alla Casina del Piacere: un luogo evocativo che facilmente ci restituisce la sontuosa vita che doveva qui condurre la corte della famiglia di Paolo III.

TERZA TAPPA: CAPRAROLA-FABRICA DI ROMA
Dopo la visita al palazzo, abbiamo preso la strada verso Fabrica di Roma, ove ci attende il treno per Viterbo. Qui veniamo ospitati in casa da alcuni amici. Abbiamo avuto così l’occasione di ristorarci e di passare la notte in un vero letto. La mattina seguente è stata interamente dedicata alla visita della cittadina medievale e, in particolare, alla cappella Mazzatosta nella chiesa di Santa Maria della Verità (ove è stato compiuto uno dei più audaci e ben riusciti interventi di restauro compiuti dall’Istituto centrale del restauro di Roma nel secondo dopoguerra) e il Duomo, con la sua splendida piazza antistante.

QUARTA TAPPA: FABRICA DI ROMA-TUSCANIA
Adeguatamente riposati, ci siamo rimessi in strada. La tappa successiva era la cittadina di Tuscania: una delle mete più sorprendenti, di cui ignoravamo la bellezza, a cui siamo giunti nel tardo pomeriggio. Sin dalla strada, abbiamo scorto, abbagliati, le torri che costeggiano la basilica di San Pietro. Le attrazioni artistiche maggiori, le due chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore, sono chiuse. Una guida ci informa che i due siti vengono tenuti aperti da un gruppo di volontari. Non potevamo far altro che fermarci per la notte e l’indomani siamo stati premiati per l’attesa. I due edifici di culto sono splendidi: costruiti tra il IX e XI secolo d.C. ci raccontano un medioevo a tratti oscuro e impenetrabile, lontano dal tipico immaginario collettivo. Ovunque, sia esternamente, sia all’interno, la basilica di San Pietro reca tracce dell’antica cultura del popolo etrusco (sull’area doveva trovarsi l’acropoli da loro edificata). Quest’ultima chiesa è stata protagonista di molte opere cinematografiche come ‘L’armata Brancaleone’ di Mario Monicelli. Entrambe le chiese conservano buone porzioni della decorazione ad affresco e sono luoghi che meriterebbero una ben maggiore affluenza da parte dei visitatori. La cittadina di Tuscania si adagia placida su una successiva collina e reca tracce degli insediamenti medievali e rinascimentali.

QUINTA TAPPA: TUSC
Marta_Lago_Bolsena.jpgANIA-ACQUAPENDENTE
Saltati nuovamente in bici, ci siamo diretti verso Acquapendente, una piacevole antica cittadina dell’alto Lazio ove passare la notte che abbiamo raggiunto dopo aver fatto una sosta rinfrescante presso il lago di Bolsena, in località Marta, passando successivamente dal paesino in altura: Grotte di Castro. Partendo di buon mattino, abbiamo incontrato all’indomani il confine con la Toscana e siamo entrati nella Val d’Orcia. Qui, abbiamo fatto i primi incontri con i pellegrini, in viaggio verso Roma sulla via Francigena. In particolare, abbiamo fatto la conoscenza con una coppia di arzilli anziani veneti, che a piedi erano partiti oltre un mese prima da Aosta. Subito il paesaggio si modifica innanzi ai nostri occhi: i boschi, i campi di oliveti e le nocciole dell’alto Lazio hanno lasciato il posto a immense distese di grano, su cui svettano i tipici casolari circondati da cipressi che hanno reso celebre quest’area.

SESTA TAPPA
: ACQUAPENDENTE-CASTIGLIONE D’ORCIA
La prima tappa in terra toscana sono stati i bagni di San Filippo, frazione di Castiglione d’Orcia. Ci siamo arrivati dopo una lunga e impervia salita. Meno noti delle terme di Saturnia, sono un luogo unico e di grande fascino. Qui, le acque termali, ricche di zolfo, hanno creato, nel corso dei secoli, delle pareti bianchissime (la più nota e scenografica è stata denominata: balena bianca), sulle quali si riflette la luna e da cui scorre l’acqua calda, che confluisce in pozze e piccole cascatelle. L’area è ad accesso libero e molto visitata. E’ particolarmente affascinante calarsi nell’acqua calda subito dopo l’alba, quando l’unico rumore è dato dallo scrosciare dell’acqua. Alcuni assidui visitatori del luogo ci hanno detto che, rispetto al passato, il luogo ha perso parte del suo fascino a causa di alcune frane, che hanno, in alcuni punti, bloccato il corso naturale dell’acqua termale. Resta, tuttavia, un luogo magico e unico.

SETTIMA TAPPA: CASTIGLIONE D’ORCIA-BAGNO VIGNONI-BUONCONVENTO

Ripresa la via Cassia per dirigerci verso Bagno Vignoni, un piccolissimo borghetto dominato dalla piazza della Sorgente: un quadrilatero costeggiato da un portico sul lato corto, che racchiude una sorgente d’acqua calda (il luogo è stato immortalato dal film del 1992 intitolato ‘Al lupo al lupo’, diretto da Carlo Verdone) in cui però è vietata la balneazione. Lasciato il paesino ci siamo diretti verso Buonconvento, parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. Qui, il tempo sembra essersi arrestato, se non fosse per le moderne attività di ristorazione. Ci siamo giunti verso l’ora di pranzo e il silenzio sulla via principale (via Soccini), su cui spicca il palazzo Pretorio con la sua torre civica, ci suscita un forte senza di straniamento. Nella cittadella, il Boccaccio aveva inscenato uno degli episodi narrati nel Decameron.

OTTAVA E ULTIMA TAPPA: BUONCONVENTO-SIENA
Usciti dal borgo attraverso la porta senese, ci siamo diretti verso la nostra ultima tappa. E’ stata una giornata faticosa, che ci ha portato a percorrere oltre sessanta chilometri fino al capoluogo di provincia. Varcata la porta romana di Siena, siamo stati subito sommersi dal frastuono della civiltà. La città stava fremendo in vista dell’imminente Palio. Abbiamo così avuto occasione di vedere piazza del Campo già allestita per il celebre evento. L’indomani, giorno di Ferragosto, abbiamo ripreso il treno che ci ha riportati, esausti, ma soddisfatti, nella capitale. Nonostante la nostra inesperienza, questo primo ciclo di viaggio è stata una vera avventura. La limitata velocità di spostamento ci ha permesso di poter vivere appieno il paesaggio, sentendone tutti gli odori e cogliendone le minime sfaccettature e particolarità. Con una buona preparazione, può diventare un viaggio fattibile un po’ per tutti: abbiamo infatti incrociato intere famiglie con figli, che si inerpicavano sulle colline toscane. Si tratta di un’esperienza d’altri tempi, che permette di rivivere lo spirito del viaggio come è stato concepito dai nostri antenati che, loro si, vivevano in maniera ‘ecosostenibile’.
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NELLA FOTO QUI SOPRA: I NOSTRI INVIATI IN VACANZA 'SLOW', MICHELE DI MURO E CLAUDIA WEBER

IN ALTO: I RAGAZZI DI 'PERIODICO ITALIANO MAGAZINE' VARCANO IL CONFINE TRA LAZIO E TOSCANA

AL CENTRO: LE CASCATE DI MONTE GELATO

PIU' IN BASSO: LE 'GROTTESCHE', LA FONTANA ELICOIDALE DI CAPRAROLA

IMMEDIATAMENTE SOTTO: LE BICI PARCHEGGIATE SUL LUNGOLAGO DI MARTA


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