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19 Settembre 2019

Alla scoperta del presepe musivo di Santa Maria in Trastevere

di Giuseppe Lorin
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Alla scoperta del presepe musivo di Santa Maria in Trastevere

Il mosaico del XIV secolo di Pietro Cavallini annuncia il Natale immergendoci in un’atmosfera al contempo mistica e storico-archeologica, che ricompone il cammino millenario della città di Roma e del suo ‘cuore’ più antico: quello ‘trasteverino’

Visitare le chiese in questo periodo preparatorio al ricordo della nascita del nostro maggiore profeta, Gesù, ci permette a volte di scoprire capolavori che forse avevamo dimenticato, vuoi per la nostra sbadataggine, vuoi per lo stress quotidiano che non ci dà tregua, non permettendoci di apprezzare i tesori che lo ‘scrigno’ di Roma cela gelosamente. Un tempo, Santa Maria in Trastevere era conosciuta come Santa Maria ‘in fons olei’. E della ‘Fons Olei’ se ne trova testimonianza negli ‘Annales Populi Romani’, quale ‘signo’ della nascita del figlio di Dio tra gli uomini di buona volontà. Nel III secolo dopo Cristo, i primissimi fedeli dell’Unto, ricordandosi del prodigio dell’olio nero, della fuoriuscita spontanea del petrolio, chiesero all’Imperatore Alessandro Severo (208-235 d. C.) di rilevare l’antico ‘hospitium’, la casa di riposo, la foresteria per i milites emeriti, i soldati veterani in congedo, la ‘Taberna Meritoria’, appunto, dove avvenne lo sgorgare dell’olio nero. Secondo quanto tramandato da Eusebio di Cesarea (275-339 d. C.), Dione Cassio (II-III secolo d. C.) e da San Girolamo, dal pavimento della ‘taberna’ scaturì improvvisamente una sorgente di olio nero, petrolio, che defluì per un giorno e una notte senza interruzione, arrivando fino al Tevere. Il luogo esatto dove accadde questo prodigio fu chiamato ‘Fons olei’: la sorgente dell’olio, l’attuale chiesa di Santa Maria, titolata all’inizio: Santa Maria in Fons Olei. La chiesa è stata fondata da Calisto I (217-222 d. C.) e definitivamente completata da Giulio I (337-352; Lib. Pont. XXXVI, 2). In seguito, fu ricostruita dalle fondamenta da Innocenzo II (1130-1143), con materiale in parte desunto dalle Terme di Caracalla, secondo i rilevamenti archeologici di Huelsen e Jordan. La parrocchia risale al primo quarto del secolo III, cioè alla fondazione del ‘Titulus Calisti’. Il ‘Liber pontificalis’ attribuisce a San Calisto I (217-222 d. C.), già liberto trasteverino, la fondazione della basilica. E a papa Giulio I (337-352 d. C.) il completamento anche dal punto di vista canonico, tanto che appare prima come ‘Titulus Juli’, come si desume dalle sottoscrizioni del sinodo romano del 499 d. C. e poi con quello di ‘Juli et Calisti’, in quelle del sinodo romano del 595 d. C. Successivamente, la ‘Taberna Meritoria’ fu trasformata in una piccola chiesa. Attualmente, il luogo del prodigio è sotto uno scalino nella parte destra di accesso al presbiterio, contraddistinto dall’iscrizione ‘Fons Olei’, ormai unica testimonianza visibile dell’accaduto, oltre al nome di una strada, via Fonte d’Olio, a pochi passi da piazza Santa Maria in Trastevere.
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La denominazione di ‘Santa Maria Transtiberim’ apparve solamente nel 587 d. C, in una pergamena pubblicata da Gaetano Marini nella sua raccolta denominata: ‘I papiri diplomatici’. E si deve, probabilmente, a un sacello ivi esistente al di là del Tevere, dedicato alla Vergine. Papa Gregorio IV (827-844 d. C.), per provvedere all’ufficiatura della basilica vi fondò un monastero, lasciando la cura delle anime ai presbiteri. Infine, il trasteverino papa Innocenzo II (1130-1143), della famiglia dei Papareschi, ricostruì la basilica dalle fondamenta, utilizzando materiale estratto dalle Terme Antoniniane.

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La chiesa venne poi ampliata e trasformata nell’attuale Santa Maria in Trastevere, dove nel mosaico del XIV secolo di Pietro Cavallini si ammira, sotto la natività, il dettaglio della ‘Taberna Meritoria’ con i due fiumiciattoli di acqua scura e di acqua chiara che scorrono entrambi verso il Tevere, interpretati dal ‘vulgo’ come lo scorrere del male e del bene. In ebraico, oltre alla parola Cristo, anche Messiah significa: “Unto del Signore”. Da lì, il valore simbolico dell’olio. La comunità cristiana di Roma, nata in parte nel seno di quella ebraica, fece sua quest’interpretazione. E il Messia dei cristiani divenne ‘il Cristo’, che anche in greco antico significa: “Unto del Signore”. Il prodigio venne ritenuto un annuncio della venuta di Cristo. E i cristiani presero la taberna in affitto, per usarla come oratorio. Nel 707 dopo Cristo, Johannes VII, 86esimo papa della Chiesa cattolica, la ornò di pitture e affreschi; Gregorio II e Gregorio III, a loro volta, la rinnovarono ulteriormente; Adriano I la ingrandì con due navate; Leone III l’arricchì; Gregorio IV fece costruire la cappella del presepe; Benedetto III restaurò la tribuna e, finalmente, Innocenzo II, nel 1139, rese la chiesa nell’attuale stato. Infine, san Pio V dichiarò la chiesa “parrocchiale e basilica insigne”. Auguri di buone feste.

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IL MOSAICO CON LA SANTA NASCITA E LA TABERNA MERITORIA SONO VISIBILI
NEL RIQUADRO DI SINISTRA DELL'ABSIDE


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