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5 Dicembre 2019

Guida, Falchetti e Marano: "I musei possono essere protagonisti del mutamento sociale"

di Martina Tiberti
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Guida, Falchetti e Marano: "I musei possono essere protagonisti del mutamento sociale"

Intervista-dibattito con le 3 animatrici del progetto ‘Live Museum, Live Change’, che ha trasformato i Mercati di Traiano in un’esperienza culturale innovativa, grazie a una ‘narrazione’ arricchente e coinvolgente

Il concetto di ‘museo abitato’ e restituito a nuova vita con incursioni digitali e non solo si sta facendo sempre più strada in Europa e, da qualche anno, si sta affacciando anche in Italia. È così che a Roma, nell’ambito dell’atelier ‘Arte, bellezza e cultura’ della Regione Lazio, grazie anche alle sinergie con Roma Capitale, si rinnova uno dei luoghi più amati da turisti e non solo, i Mercati di Traiano, con un progetto originale, che guarda, come modello, alla scena internazionale. Ne abbiamo parlato con Maria Francesca Guida ed Elisabetta Falchetti, referenti del progetto ‘Eccom: idee per la cultura’ e con Laura Marano del progetto Pav.

Maria Francesca Guida, Elisabetta Falchetti e Laura Marano, cosa vuol dire, nel 2019, abitare un museo in Italia e a Roma? E perchè la necessità di farlo?
Maria Francesca Guida: “Perché i musei, oggi, sono chiamati a essere protagonisti nei processi di mutamento sociale. Sono luoghi di costruzione; di nuove conoscenze; di interpretazioni e usi del patrimonio; di visioni diverse e multiculturali; di relazioni sociali, di esperienze individuali e collettive; di accoglienza/inclusione; di innovazione”.
Elisabetta Falchetti: “Infatti, nella visione contemporanea, il museo ha, nei suoi obiettivi, quello di favorire esperienze, relazioni, percorsi sempre più inclusivi, permeabili e aperti all’integrazione e alle forme di socializzazione e convivenza. La visione che ha guidato il progetto ‘Live museum, Live change’ vede nella partecipazione e nelle narrazioni, la possibilità di rispondere a nuove esigenze culturali, ma anche per svolgere un ruolo attivo nei processi di trasformazione sociale”.
Laura Marano: “Esatto. Ecco perché Live Museum, Live Change’ si prepara a lanciare una ‘call’ rivolta ad artisti singoli o riuniti in forma collettiva. L’idea è quella di raccogliere proposte per la realizzazione di interventi fisici e multimediali ispirati ai Mercati di Traiano, che sappiano dialogare con la sua stratificazione storica, culturale e con le comunità che oggi lo attraversano”.
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Si tratta di un tentativo di modernizzazione degli spazi museali per attirare pubblico, oppure per richiamare l’interesse dei cittadini?
Elisabetta Falchetti: “Quando parliamo di musei, l’attenzione è posta sui temi del diritto alla cultura e della democrazia culturale. Le concezioni attive e costruttive di apprendimento/educazione richiedono ai musei un cambio di paradigma, che superi il museo inclusivo e tendano sempre di più verso un museo partecipativo: un museo abitato, insomma. La necessità è data dalla fase storica che viviamo, dalla mancanza di punti di riferimento, di luoghi di incontri, di processi collettivi. Pensare ai musei come luoghi da vivere quotidianamente, in cui attivare pratiche più coinvolgenti, dialogiche e collaborative, ‘con-verso’ i cittadini. Favorire una pluralità di sguardi, di storie, di suoni, di spazi creativi e di socializzazione rappresenta un’opportunità importante, al fine di ripensare la relazione con la città e le sue comunità. Ciò prevede uno spostamento di approccio che vede un coinvolgimento attivo nell’offrire la possibilità di abitare i Mercati di Traiano, come si abita una casa di cui prendersi cura, in cui non si è più visitatori o pubblico, ma comunità che vive il patrimonio”.
Maria Francesca Guida: “Infatti, nella ‘Convenzione di Faro’, quella che viene definita ‘comunità patrimoniale’ è una comunità “costituita da persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro di un’azione pubblica, da sostenere e trasmettere alle generazioni future”.
Una comunità che, dunque, contribuisce alla co-creazione dei contenuti del progetto culturale del museo. Il Museo abitato, nella nostra proposta, è quello dove nuove visioni e usi generano ulteriori opere e narrazioni in armonia con il ‘genius loci’, rinnovando cicli vitali, dialoghi e relazioni ‘tra interno ed esterno’, abitando il luogo”.
Laura Marano: “Sin dal concept del progetto, cioè il tema della trasformazione, gli artisti sono infatti chiamati a generare nuove interazioni, contribuendo ad arricchire le potenzialità di condivisione del museo e ad articolarne inedite possibilità di sguardo. Proprio come le ‘Presenze’, le sculture in terracotta realizzate da Raffaele Fiorella, che sono entrate in contatto con lo spazio ripopolandolo, creandone una nuova suggestione onirica. Oppure, come nelle ‘Voci’ di Bartolini/Baronio: una sovrapposizione temporale e spaziale che si è tradotta in una condivisione senza tempo”.

‘Live Museum, Live Change’ ha portato ai Mercati di Traiano il cosiddetto ‘digital storytelling’: che cos'è? E come avete coinvolto i giovani studenti romani? È un linguaggio a loro più adatto per approcciare lo spazio museale?
Maria Francesca Guida: “Il progetto di produrre nuove narrazioni capaci di far rivivere i Mercati di Traiano ha fatto incontrare le potenzialità creative e gli interessi per i nuovi linguaggi digitali dei giovani contemporanei, con un’esigenza socioculturale di valorizzazione di questo patrimonio unico, ma ancora poco fruito proprio dai ragazzi, oltre che dagli adulti-cittadini. La narrazione si è sempre rivelata una strategia vincente nell’interpretazione del patrimonio culturale, in particolare di quello museale. La maggior parte dei musei del mondo hanno infatti una impostazione narrativa, nella consapevolezza che le storie attraggono i visitatori, li coinvolgono e mediano la comprensione degli oggetti e dei concetti museali. In un’era di digitalizzazione culturale (o di cultura digitalizzata) si è compreso quanto la narrazione potesse essere potenziata con le nuove tecnologie. Il ‘digital storytelling’ è quindi una delle possibilità che unisce le prerogative della narrazione tradizionale con le risorse digitali, potenziando la comunicatività del prodotto attraverso il suono/la musica, le immagini e, soprattutto, la voce del narratore-autore della storia. Questa tecnica si sta affermando non solo in campo museale, ma anche nel marketing, nella medicina, nell’educazione scolastica ed in numerosi altri campi sociali, proprio per la sua capacità di coinvolgere, di dare spazio alle idee, alle emozioni e ai valori degli autori, per la sua attrattiva e perché ‘democratica’, in quanto accessibile culturalmente ed economicamente, trattandosi di un filmato breve, realizzabile anche con software facilmente reperibili”.
Elisabetta Falchetti: “Per i Mercati di Traiano, infatti, abbiamo lavorato con due Licei classici romani, il Dante e il Mamiani e con l’Istituto Tecnico Rossellini, offrendo alle scuole questa esperienza come percorso di alternanza scuola/lavoro’ (oggi denominato Pcto). I ragazzi sono stati coinvolti nella narrazione (essi stessi non conoscevano i Mercati di Traiano) e sono stati protagonisti della valorizzazione del sito museale. Il processo partecipativo che abbiamo messo in atto ha avuto l’effetto di interessarli, di sensibilizzarli, di attivare le loro risorse in idee, capacità e pratiche per proporre nuove visioni, capaci di rivitalizzare il luogo e attivare politiche di coinvolgimento partecipativo. I Mercati sono stati visitati ed esplorati sia con l’ausilio degli archeologi, sia liberamente, per scoprirne anche aspetti insoliti o meno conosciuti. Le visite libere hanno permesso ai ragazzi di ‘sentire’ il luogo, di percepirne il ‘genius’, di apprezzarne e fissarne i particolari, seguendo i propri interessi e le proprie sensibilità. In classe, poi, le esperienze sono state trasformate in storie, attraverso momenti di creazione singola e/o collettiva. Le narrazioni sono state registrate direttamente dalle voci di chi le aveva ideate. E le immagini scelte dai ragazzi stessi ne hanno completato le trame e i messaggi. I ragazzi sono stati impegnati anche nel processo di editing/digitalizzazione e i risultati finali sono stati entusiasmanti, sia per loro, sia per noi operatori. Lo spazio di creatività, immaginazione, lavoro collettivo, interazione sociale, responsabilizzazione ed esplorazione di nuovi linguaggi e approcci culturali si sono rivelati gli ingredienti più adatti per far scoprire ai ragazzi le potenzialità di un museo e, più in generale, di un patrimonio culturale. Farli sentire soggetti attivi, investirli di responsabilità sociale, non costringerli solo in narrazioni prefissate, seppur valide, impegnarli nella realizzazione di un prodotto (il cosiddetto lavoro a progetto) ha ampliato le loro possibilità di espressione attraverso linguaggi che hanno sentito più congeniali. Queste possono essere strategie vincenti, per un nuovo rapporto costruttivo tra giovani e musei. Il ‘digital storytelling’, insomma, entra a pieno diritto nel campo degli ottimi strumenti di mediazione museale, contribuendo a rinforzare il concetto moderno di ‘Participatory Museum’: il museo partecipativo”.

Digital storytelling, poi le installazioni di Raffaele Fiorella e la performance di Bartolini/Baronio: quali sono i prossimi appuntamenti in cantiere?
Laura Marano: “Poco prima della fine dell’anno sarà attivato un nuovo dispositivo negli spazi del Piccolo Emiciclo: un tavolo digitale in cui confluiranno testi e narrazioni curati dagli autori del network ‘Fabulamundi Playwriting Europe’, una ‘rete’ per la promozione della drammaturgia europea di cui Pav è capofila. Alcuni autori coinvolti hanno difatti lavorato a una serie di ricomposizioni di drammaturgie contemporanee, a partire dalle quali sono stati rintracciati temi e suggestioni che attraversano il tempo e dialogano con i Mercati. Tra di loro, l’autore austriaco Muhammet Ali Bas ha lavorato a una drammaturgia inedita ispirata all’Imperatore Traiano e che proprio a dicembre sarà presentata al pubblico”.

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