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28 Febbraio 2024

Il Colosseo tornerà ad avere la sua arena

di Michela Diamanti
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L’ambizioso progetto punta a ricostruire la piattaforma grazie a una struttura leggera, che permetterà di visualizzare e areare i sotterranei grazie a un meccanismo di rotazione e movimento orizzontale

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In Italia, il tema delle grandi opere (ma anche di quelle meno grandi) tocca spesso ‘corde’ delicate e accende opinioni voracemente contrastanti (come accade a certi ponti sugli stretti). Tra pastoie burocratiche, costi in progressione esponenziale, tempi cosmici dilatanti e immancabili ricorsi al Tar (Tribunale amministrativo regionale, ndr) si dimenano progetti affascinanti, che a volte riescono a maturare oltre lo stadio progettuale, mentre pochi giungono realmente a completamento. Per quanto tra immancabili polemiche, è di indiscutibile fascino il progetto di recupero dell’arena dell’Anfiteatro Flavio: l’iconico Colosseo, meta obbligata di turisti e scenografia di 'blockbuster' cinematografici, immagine di una città decadente che stenta a recuperare gli antichi fasti del suo glorioso passato. Il concorso per la progettazione del nuovo piano dell’arena, bandito alla fine del 2020 da ‘Invitalia’, prende lo spunto dall’idea lanciata in un articolo del 2014 dall’archeologo Daniele Manacorda ed è stato vinto da un raggruppamento di imprese e professionisti con a capo la ‘Milan Ingegneria’, (che vanta un invidiabile portfolio di progetti sparsi in tutto il mondo e collaborazioni con le grandi firme dell’architettura contemporanea, tra cui Renzo Piano, Mario Cucinella, Arata Isozaki, Rem Koolas)  e, a seguire, lo studio di architettura ‘Labics’, diretto da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, dall’architetto Fabio Fumagalli, dalle ditte ‘Croma’ e ‘Consilium’ società di ingegneria e dal professor Heinz-Jurgen Beste, consulente per gli aspetti archeologici. Vincitore del bando è comunque solo il progetto di massima, a cui seguirà, nei prossimi mesi, il piano esecutivo e, contemporaneamente, un nuovo bando di gara tesa a selezionare l’impresa che verrà incaricata di realizzare l’opera concretamente, di cui si stima l’ultimazione nel 2023 (come precisa Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo, ndr). Fabio Fumagalli, componente della cordata di professionisti vincitori del bando, spiega che la soluzione progettuale, grazie al ricorso a spessori molto ridotti, consentirà di rispettare la quota, la forma e le funzioni che il piano dell’arena aveva all’epoca dei Flavi. Infatti, il progetto punta a ricostruire la piattaforma senza alterarne la fisionomia, salvaguardando le strutture archeologiche presenti negli ipogei (i sotterranei oggi a cielo aperto), grazie a una struttura leggera e totalmente reversibile, che permetterà ai visitatori di apprezzare la complessità della macchina scenica delle rappresentazioni di epoca romana. Il piano sarà costituito da pannelli mobili, con anima in fibra di carbonio rivestiti in legno di accoya: un materiale che si ottiene attraverso un processo di acetilazione delle fibre del legno, per aumentarne resistenza e durata e che permetterà di visualizzare e areare i sotterranei tramite un meccanismo di ‘rototraslazione’ (ovvero di rotazione e movimento in orizzontale). Lungo il perimetro, secondo quanto spiegato dagli autori del progetto, verranno collocate diverse unità di ventilazione meccanica, con lo scopo di controllare umidità e temperatura dei sotterranei e consentire un completo ricambio d’aria nell’arco di trenta minuti. La nuova copertura, oltreFranceschini_al_Colosseo.jpg a restituire all’anfiteatro un’immagine più vicina a quella originaria di quanto sia quella attuale, permetterà anche la protezione dagli agenti atmosferici degli ipogei, riducendo lo scarico idrico attraverso un sistema di raccolta dell’acqua piovana, che verrà riutilizzata nei servizi igienici del monumento. Dario Franceschini, attuale ministro della Cultura che fu tra i primi sostenitori dell’idea di Daniele Manacorda - al punto da inserirla nel 2015 nel Piano strategico Grandi Progetti Culturali - ha espresso in un suo tweet del 2 maggio scorso la propria soddisfazione: “Il Colosseo tornerà ad avere la sua arena. Dopo anni di studi è stato proclamato il progetto vincitore. Sarà reversibile, consentirà di visitare i sotterranei e di vedere la maestosità del Colosseo dal centro, come è stato per secoli sino a fine ‘800”. Ovviamente, non mancano le voci critiche, come quella dell’archeologo Paolo Liverani, che avrebbe preferito concentrare le risorse economiche disponibili su altri siti minori “ancora a secco”. O come quella dello storico dell’arte, Tomaso Montanari, che a dicembre scorso aveva già bocciato aspramente l’intera prospettiva definendola “un’idea patetica di Italia in costume storico per turisti. Una vera e propria Netfilx dell’archeologia, per rimanere nella semantica in voga nelle stanze, oggi così ‘pop’, del Collegio Romano. Come fu chiaro fin dal suo primo affacciarsi, oltre sei anni fa”, ha concluso Montanari, “quest’idea riesce a coagulare tutto il peggio della visione del patrimonio culturale, del nostro Paese, della stessa politica oggi trionfante”. E’ possibile che lo storico dell'arte sia rimasto ‘scottato’ dalla visione della ricostruzione grafica del Colosseo presente nel film ‘il Gladiatore’ del regista Ridley Scott, che comprensibilmente può lasciare indifferenti, se non interdetti, i puristi? Può darsi. Tuttavia, il nostro Colosseo non è una ricostruzione grafica e, sicuramente, non vedremo mai le gradinate al pieno della loro capienza (si stima che l’anfiteatro potesse ospitare circa 87 mila spettatori), ma la prospettiva di poter camminare, un giorno, sia pur idealmente, sulle orme di gladiatori e martiri (tutt’oggi è ancora controverso l’uso del Colosseo come luogo di martirio) per ammirare l’opera dal ‘centro’, accende l’immaginario di chiunque sia capace di ‘vivere’ un monumento, in un viaggio ideale attraverso le suggestioni della Storia. Sensazioni che solo opere maestose come l’Anfiteatro Flavio possono restituire, al pari della discesa sui lastroni di pietra basaltica che, ancora oggi, dipingono la Regina Viarum, ovvero: l’Appia Antica. Simbolicamente, pur senza l’arena ricostruita, il monumento ospiterà, il prossimo 29 e 30 luglio 2021, il primo incontro dei ministri del G20 del settore Cultura. Quasi a voler annunciare il ritorno del sito nel consesso degli eventi culturali di alto profilo e di respiro internazionale, in un momento di grande sofferenza per tutto il mondo della cultura e dello spettacolo, pesantemente colpito dalle restrizioni dell’ultimo anno e che merita, stando alle intenzioni emerse nel corso dei lavori preparatori del G20 medesimo, di ritrovarsi al centro dell’agenda politica pubblica. Un auspicio che trova una sponda naturale in questo ambizioso progetto di recupero di un’icona, che ha segnato l’identità non solo di una città, ma di un intero Paese. Il recupero dell’arena del Colosseo forse non è un’opera fra le più grandi, sotto il profilo strutturale e urbanistico. Eppure, porta con sé una profondità e una grandezza difficilmente misurabili, vettore di una rivincita che restituisca vigore a un Paese in ‘letargo’. Il Colosseo può a ben diritto diventarne il simbolo, recuperando la sua originaria funzione di luogo d’intrattenimento. Una nuova vita, come quella che ancora oggi anima il Teatro Greco di Taormina, quello di Siracusa, quello di Palazzolo Acreide, il Teatro Romano di Ostia Antica, l’Arena di Verona e tanti altri siti il cui utilizzo, ora sporadico, ora sistematico, è ben lontano dall’essere un mero fenomeno di folclore. Fra questi simboli viventi del nostro passato non può mancare l’Anfiteatro Flavio: attenderemo con impazienza il ‘taglio del nastro’ e, forse, tra drammi antichi e performance musicali, potremo immaginare di rivedere, un giorno, anche le fiere, le tigri feroci e i famelici leoni, impegnati questa volta a trastullarsi con gli odierni protagonisti dell’italico malaffare.
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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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