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17 Luglio 2024

"Lì troverete una Renault 4 rossa"

di Valentina Ughetto
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"Lì troverete una Renault 4 rossa"

L’affaire Moro negli scatti di Gianni Giansanti: un grande fotografo di cui la Camera dei deputati, in quel di Palazzo Valdina, ha ospitato una mostra dedicata ai suoi ‘scatti’ storici migliori, vincitori di premi nazionali e internazionali

Lo scorso 9 maggio 2022, a Roma, la Camera dei deputati ha ospitato, presso le sale di Palazzo Valdina, la mostra fotografica in ricordo di Aldo Moro (Maglie, 23 settembre 1916 - Roma, 9 maggio 1978): politico, giurista e accademico italiano. L’esposizione, promossa da Icas Intergruppo parlamentare cultura, arte e sport, in collaborazione con i figli del fotoreporter Gianni Giansanti, Andrea e Greta, Radio Radicale e Fondazione 'Leonardo Sciascia', nonché organizzata da ‘Civita Mostre e Musei’ con il supporto allestitivo della Fondazione 'Ludovico degli Uberti' e il supporto logistico di 'Articolarte', ha voluto commemorare la figura dello statista pugliese e la cruenta uccisione gli agenti della sua scorta: DomenicoGiansanti_Mostra.jpg Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi. L’apertura della mostra è coincisa con il giorno in cui, nel 1978, il corpo di Moro venne ritrovato all’interno della famosa Renault 4 rossa, in via Caetani a Roma, assassinato dopo 55 giorni di rapimento da parte delle Brigate Rosse. Il tragico ritrovamento fu immortalato dai celebri scatti di Gianni Giansanti (Roma, 1956-Roma, 18 marzo 2009), tra i più apprezzati fotogiornalisti sulla scena internazionale. La Sala del Cenacolo di Palazzo Valdina ha dunque offerto una veduta di 20 fotografie di Giansanti, che gli valsero la menzione d’onore al World Press Photo di quell’anno. Le immagini erano accompagnate da alcuni testi estratti dall’intervista di Laura Leonelli al grande fotografo, pubblicata sul 'Sole24Ore' il primo marzo 2008. Interessante e puntuale il lavoro dei figli nel riordinare tutto il lavoro del padre, scomparso prematuramente a soli 52 anni. La sua brillante carriera era iniziata nel 1977 come ‘freelance’. E, a soli 21 anni, si ritrovò presente innanzi a una delle vicende più tristi della nostra Storia repubblicana, dolorosamente immortalati con i celebri ‘scatti’ del corpo del presidente della Dc all’apertura del bagagliaio della Renault 4 rossa, il 9 maggio 1978. In un’epoca c’è non conosceva il digitale e che ancora sviluppava e immagini dalla pellicola, queste foto oggi comunicano uno strano effetto, vertendo verso il blu per l’affievolimento del colore. Quel lavoro immediato gli valse, appunto, la menzione d’onore al World Press Photo di quell’anno. E, a partire da quella data, Gianni Giansanti ha iniziato a documentare con i suoi ‘scatti’ trent’anni della nostra Storia nazionale e internazionale, insieme a quella dei suoi protagonisti, toccando tutti i temi più drammatici dettati dalla cronaca italiana, dalla strage di Bologna al disastro di Tesero. Nel 1981, il fotografo entrò a far parte dello staff dell’agenzia ‘Sygma’, a cui affidò la distribuzione sGiansanti_Papa.jpgia delle fotografie scattate durante i viaggi con papa Giovanni Paolo II, sia delle news internazionali di cui fu testimone in Polonia, Haiti, Guatemala e Salvador. Di Giovanni Paolo II, in particolare, racconta i 27 anni di pontificato, seguendolo nelle uscite pubbliche e nei suoi momenti privati, restituendo una vera e propria ‘fotobiografia’ di uno dei personaggi più significativi e carismatici della Storia contemporanea. Questo lavoro gli fece vincere, tra l’altro, il primo premio al World Press Photo nel 1988. Nel 1991, il fotoreporter ha anche ricevuto il primo premio nella sezione ‘Arte’ all'Angers Festival e il secondo premio nella sezione ‘Sport’ dei World Press Awards, per il suo lavoro sul Palio di Siena. Nello stesso anno ha pubblicato il suo libro ‘Cavalli in Palio’ (White Star Edictions), seguita da una prestigiosa mostra al Salone Sistino in Vaticano, al Carrousel du Louvre di Parigi e al Musée des Beaux Arts di Rio de Janeiro. Nel 1999, il coraggioso Giansanti tornò a Roma, interessato dalla vita politica. E, da fotografo indipendente, per mesi si aggirò all’interno di Montecitorio. Tra i fotografi, grazie al suo carattere, è stato il primo a entrare nella quotidianità non ufficiale della Camera dei deputati. Personalità determinata, ma discreta, era diventato anche fotografo personale del Papa. Tra i suoi scatti più celebri riscontriamo anche molti campioni dello sport: Ayrton Senna, Jacques Villeneuve, Alessandro Del Piero e Adriano. Nel periodo che abbraccia il 2002 al 2004, il grande Giansanti si è concentrato su un reportage in Africa. Egli si recò più volte nella valle dell’Omo, in Etiopia meridionale, alla ricerca delle origini dell’uomo. Da questi viaggi in Africa orientale verrà alla luce il volume ‘L’ultima Africa’. Il racconto e la rappresentazione di personaggi sono l’ambito in cui Gianni Giansanti preferiva fotografare: non solo il Papa, ma anche sportivi, come Alessandro Del Piero, Ayrton Senna e Jacques Villeneuve, trasmettendo le loro storie di atleti e, soprattutto, di uomini. L’umanità è l’elemento conduttore delle storie che il grande fotografo racconta, tale da stimolare la sua curiosità e la voglia di testimoniare “i momenti veri”, semplicemente scattando, secondo un raro istinto giornalistico cGiansanti_mostra_2.jpghe rendono, ancora oggi, le sue fotografie di grande attualità e impatto emotivo. In un mondo in cui siamo sempre più ‘di passaggio’, questa mostra ha rappresentato una riflessione intorno a un’epoca e di un modo di vivere che non c’è più. Importante e fondamentale il lavoro di Greta e Andrea Giansanti nel riordinare il pensiero e l’operato del padre, per fare un salto temporale in quegli ‘anni di piombo’ difficili e oscuri. Riportata testualmente l’esperienza diretta del ritrovamento del corpo di Aldo Moro da parte di Gianni Giansanti: “A un certo punto vedo uscire dal portone di piazza del Gesù due, tre poliziotti in borghese che salgono su una macchina, sgommano e si dirigono a tutta velocità verso largo Argentina. Li seguo in moto. A corso Vittorio, la pattuglia inchioda, rigira, torna in largo Argentina, quindi verso Botteghe Oscure. E lì si ferma. Arrivano i ‘celerini’, che bloccano via Michelangelo Caetani. Cordone, non si passa. Ma mi accorgo che l'altro ingresso della strada non è stato ancora sbarrato. Riprendo la moto, arrivo appena in tempo, pochi metri correndo e m’infilo nel primo portone aperto che trovo. Salgo al primo piano. Nella finestra accanto c'è un altro collega, Rolando Fava dell'Ansa, quindi Maurizio Piccirilli e un operatore di Gbr (nota emittente televisiva romana, ndr). La strada comincia a riempirsi di agenti, confusione, brusìo, ma l'epicentro lo si intuisce subito: è una Renault 4 rossa. La ‘voce’ è che abbiano trovato un barbone, morto abbandonato. Inizio a scattare e sono foto a colori. Un questurino si avvicina alla macchina e apre lo sportello laterale. Ma in quell'istante vedo arrivare Cossiga, allora ministro degli Interni, di nuovo scatto, poi la folla degli agenti si avvicina alla Renault e un poliziotto si gira e si mette una mano sulla faccia, disperato. Contemporaneamente, dalla televisione accesa nell'appartamento in cui mi trovavo, si sente un annuncio: ‘Ci arriva in questo istante la notizia che il corpo dell'onorevole Moro è stato ritrovato in via Caetani’. E io stavo là. Ma allora c’era lui nella macchina. Dalla strada, mi vede un poliziotto che mi punta la pistola e mi ordina di scendere e consegnargli i ‘rulli’. Mi ritiro dalla finestra e seguo la scena dal riflesso sul vetro. Con me ho una sola macchina e tre obiettivi, un 35, un 50 e, soprattutto, un 200: sono l'unico ad averlo. Ma a quel punto a cacciarmi è il padrone di casa, spaventato. Esco e salgo sul tetto del palazzo. Dall'alto, vedo l'arrivo degli artificieri: si teme che i brigatisti abbiano minato la macchina. Mi sporgo, ma è troppo pericoloso. Scendo di corsa e, nella confusione assoluta, rientro nella casa di prima e il proprietario neanche se ne accorge. Metto il 200 ed è come essere a pochi centimetri dalla scena. Gli artificieri squarciano il portellone, scatto, lo aprono. Tolgo il rullo a colori e lo nascondo negli slip. Rimetto il bianco e nero”. Questo il resoconto di uno dei momenti più bui della Storia della Repubblica italiana lasciatoci da un grandissimo e coraggioso fotoreporter: Gianni Giansanti.Giansanti_ricostruzione_foto.jpg


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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