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28 Ottobre 2021

3 Decades of dissent: Shepard Fairey

di Silvia Mattina - smattina@periodicoitalianomagazine.it
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3 Decades of dissent: Shepard Fairey

Tra i più attuali ‘street artist’ del momento c'è senza dubbio Obey, questo il nome d'arte di un artista che ha curato personalmente l'esposizione di una produzione ricca ed eterogenea, cercando di entrare in relazione con la collezione del Novecento della Galleria comunale d'arte moderna di Roma (Gam) fino al 22 noembre p. v.

“Mi piacerebbe vedere la democrazia migliorare, non essere indebolita". Questa affermazione dell'artista statunitense Shepard Fairey, in arte Obey, rende solo in parte la portata del suo impegno politico dentro e fuori dagli Stati Uniti. E della battaglia in prima linea per la pace e la difesa dei diritti umani. Obey riesce davvero a incarnare alcuni tra i precetti dei movimenti artistici più significativi del XX secolo: un ‘furore’ che parte letteralmente dalla strada e si insinua nelle arterie della cultura popolare. Le sue opere sono un monito al voto di oggi - come dimostra la recente e rivoluzionaria copertina del periodico statunitense 'Time' - e di ieri, con il celebre poster 'Hope' dedicato alla campagna elettorale di Barack Obama, unica opera in mostra del 2008. Il potere del suo messaggio è tanto forte quanto la necessità di avere uomini politici al servizio del popolo, in continuo contatto con le necessità sociali ed economiche dei cittadini. L'immersione nella contemporaneità è uno stato d'animo costante, che fa crescere nel visitatore, piano dopo piano, la consapevolezza di sentirsi parte di un progetto di costruzione e condivisione. Le trenAngela.jpgta opere grafiche producono una grande ‘onda culturale’, che va oltre le mura del museo per spingere il suo grido di speranza e di coesione a un pubblico sempre più vasto. Tutto ciò è straordinariamente affascinante e familiare, se si pensa che questo ragazzo del 1970 ha attinto dal repertorio figurativo delle icone della ‘Pop art’, senza tralasciare la missione dell'arte per scopi sociali tipica del ‘costruttivismo russo’. Una cifra stilistica fortemente iconografica, ma anche molto personale e riconoscibile: Shepard è la voce della protesta e la mano che ritrae i volti, i colori e le forme delle lotte per l'uguaglianza razziale in 'Power and equality' - dedicata all'attivista Angela Davis - e sessuale nello sguardo intenso di 'Mujer fatale', o in quello misterioso di 'Commanda'. Insomma, Obey ha una capacità del tutto inedita di far fluire le caratteristiche di tanti movimenti artistici del Novecento (futurismo, modernismo e via dicendo), in colori accesi, quasi accecanti, che seducono immediatamente, quasi a voler giocare sulla superficialità e la rapidità del tratto, alla stregua della retorica populista di una parte della politica attuale. Potere e protagonismo hanno spesso condotto il mondo sull'orlo della terza guerra mondiale, in una spirale di pericolose forme di individualismo basate su un consumismo a senso unico. È come se l'artista volesse portare un bilanciamento tra libertà individuale e benessere della cittadinanza, attraverso lo svuotamento del tema della riproducibilità tanto caro a Andy Warhol, in puro virtuosismo decorativo. Seppur intrigante, l'accostamento con gli artisti della Gam - Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Pino Pascali e altri - non produce l'effetto di una vera e profonda analisi storica che vada oltre le assonanze estetiche. È facile intuire il carisma di un personaggio tanto talentuoso, quanto imprenditore (ha fondato la linea di abbigliamento 'Obey clothing'): altro discorso è cogliere lo stile intellettualmente raffinato della serie 'Obey lotus ornament', o quello fortemente politico di 'Greetings from Iraq'. Prima pensa e poi agisci: è questo il compito che, con un ‘effetto boomerang’, l'artista lancia ai visitatori. La grandezza da poster e l'universalità della protesta attraverso la poetica del muro e della strada, rendono il dissenso una forma di paradossale obbedienza: in una parola, Obey!

3 Decades of dissent 
a cura di: Shepard Fairey, Claudio Crescentini, Federica Pirani e la galleria Wunderkammern
presso: Galleria comunale d'arte moderna
via Francesco Crispi 24, Roma
Biglietti (audioguida compresa): acquisto on line su www.tichetone.it
Biglietto intero: € 7,50
Biglietto ridotto: € 6,50
Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Ingresso con biglietto gratuito per i possessori della Mic Card
Orari: fino al 22 novembre 2020, dal martedì alla domenica (ore 10.00-18.30)


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NELLA FOTO QUI SOPRA, DUE OPERE DI OBEY: 'IL DUBBIO' E 'DEFEND DIGNITY'

AL CENTRO: 'POWER AND EQUALITY', DEDICATA DA ANGELA DAVIS

IN APERTURA: L'ALLESTIMENTO DELLA MOSTRA


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