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28 Aprile 2017

Così è se vi pare e il 'tecnoteatro'

di Silvia Mattina
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Così è se vi pare e il 'tecnoteatro'

Le verità svelate da Luigi Pirandello sollecitate dall'incursione di circuiti telefonici e proiezioni audiovisive del regista e autore teatrale Alberto Mosca, messe in scena nei giorni scorsi presso il Teatro della Visitazione in Roma

L'impianto generale propone fedelmente l’ossessiva indagine 'pirandelliana', dai tratti grossolanamente polizieschi, condotta da un'intera cittadina nel tentativo di scoprire il segreto che si cela dietro la misteriosa vita del nuovo funzionario statale. Come in un moderno tribunale, gli inquisitori sono seduti su due serie di sedie disposte ad ali e attendono i 'capi' espiatori, Frola e il genero, il signor Ponza, per liberarsi dalle proprie responsabilità e dalle frustrazioni delle proprie esistenze. L'oscura figura della signora Ponza attira da subito l'attenzione degli abitanti: esiste, ma non si vede. E, per logica, ciò che non è visibile agli occhi non è reale. L'assurdità della 'crociata' intrapresa dai 'soldati' borghesi è frutto di un 'sadico voyeurismo', suscitato dall'ambiguità delle posizioni dei due indagati. La morbosità cresce in modo esponenziale: ogni volta che avviene l'incontro con la signora Frola e il signor Ponza si ha l'illusione di arrivare ad alcune certezze che, puntualmente, vengano disattese e confuse dietro la ricerca spasmodica e cieca di un colpevole. La dimensione psichica e il gioco del ‘meta-teatro’, in questa rivisitazione proposta da Alberto Mosca acquista i tratti peggiori del narcisismo delle società postmoderne, dove si rinuncia all'identità e al ruolo in favore di una civiltà dell'immagine, fatta di innamoramenti e adulteri in chat e videochiamate. Il continuo suono di avviso dei messaggi, il tablet e il cellulare costantemente tra le mani del cameriere e del giovane poliziotto, contribuiscono a creare una realtà completamente invasa dalla tecnologia, che collega profili virtuali ‘tecnomediando’ tutta la comunicazione delle relazioni. Come in un enorme social network, tutti possono esporre il proprio parere e analizzare le fonti, le prove e farsi i ‘selfies’ per testimoniare la propria identità, alla ricerca della 'sensation seeking' di un turbine di emozioni nel colpo di scena teatrale. Ciò comporta un’instabilità delle relazioni tra i personaggi, che partendo dalle proprie convinzioni finiscono per sconfinare in una sfiducia continua nei confronti della realtà raccontata. La stretta relazione con la verità diventa così dipendenza da una tecnologia la quale diviene, a sua volta, proiezione dell'esistenza stessa dei personaggi e del loro relativismo ineluttabile. Rilevante, sul piano tecnico, è la costruzione della quinta parete, la trovata della proiezione dell'interno casa della signora Frola e degli interpreti di questo dramma borghese, che esalta il concetto dello sfondamento simbolico e fisico (la signora Ponza attraversa la parete di fondo per uscire di scena, ndr) applicato alla lotta paradossale contro il senso comune e l'omologazione. La 'società incessante' non si esaurisce nella descrizione caricaturale dei personaggi in scena, ma è il frutto dell'incontro tra il mondo liquido, descritto da Zygmunt Bauman e la rivoluzione digitale, promossa dalla 'mela' di Steve Jobs. Buona la prima.

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LE FOTO UTILIZZATE NEL PRESENTE SERVIZIO E IN HOMEPAGE SONO DI: GABRIELLA DEODATO

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