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3 Ottobre 2022

Filottete: l'inganno della solitudine

di Silvia Mattina - smattina@periodicoitalianomagazine.it
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Filottete: l'inganno della solitudine

L'allievo regista Raffaele Bartoli promette di essere 'una specie di custode' della tragedia di Sofocle, ma la sua prova di diploma per l'Accademia nazionale d'Arte drammatica non è per nulla discreta ed 'evanescente', bensì ben presente e congegnata

Nel cuore del centro storico di Roma, il teatro studio 'Eleonora Duse' ha ospitato, fino al 15 febbraio scorso, il saggio dell'allievo regista Raffaele Bartoli, con lo spettacolo 'Filottete' di Sofocle. La storia del più grande arciere greco, proveniente dalla Magnesia è al centro della narrazione e Sofocle lo sceglie per presentare una critica latente alla seconda democrazia di Atene, con Odisseo quale simbolo del potere corrotto e manipolatore. Proprio lui, Odisseo, abbandona Filottete sull'isola di Lemno a causa della sua infermità per un morso di vipera e si dirige verso Troia. Ironia del destino, l'indovino Eleno rivela che la guerra non sarebbe stata vinta se proprio Filottete e Nettolemo non fossero andati a combattere. Di qui, la tragedia prende forma in una visione drammaticamente attuale. Il merito di Bartoli è proprio questo: riproporre la forza del dolore e del risentimento, dell'inganno e dell'onestà del drammaturgo greco, incentrato su un linguaggio di ispirazione omerica e dalla messa in scena minimale nella sua potenza emotiva e simbolica. Il regista consegna allo spettatore un vero e proprio spaccato di un dramma generazionale ancora fortemente vivo nella società odierna: il giovane Nettolemo, figlio di Achille, ha l'infame compito di inscenare l'inganno ordito da Odisseo, il quale, senza alcuno scrupolo, è disposto a tutto pur di Filottete_3.jpgvincere la guerra di Troia, mentre il vecchio eroe resiste arditamente a un dolore lungo dieci anni. Molti autori hanno riscritto la tragedia attraverso i secoli: nel mondo latino da Cicerone; nel XVI secolo da Niccolò Machiavelli, con l'assunto de “il fine giustifica i mezzi”. Tra le più recenti rappresentazioni è possibile intavolare un confronto costruttivo con la versione del 2011 al Teatro Greco di Siracusa, sotto la regia di Gianpiero Borgia, attore e regista teatrale di origine pugliese, in occasione del ‘XLVII ciclo di rappresentazioni classiche’ organizzato dall’Inda. Se le scelte registiche della rappresentazione siciliana ricordano la trilogia de 'Il Signore degli anelli' di Tolkien e alcuni spunti provengono da 'Guerre stellari' di Lucas - spaziando dal genere fantasy al fumetto - nel teatro romano spiccano contaminazioni e suggestioni dal mondo artistico dell'arte povera e dello ‘spazialismo’. L'intera struttura trasuda un sudiciume impietoso, dagli abiti consunti e sbiaditi della moda odierna, passando per la scenografia, con il sipario ingiallito e squarciato a ricordare le vele delle navi, fino alla grotta di vele alternate di color scuro, su un materiale che restituisce la consistenza della juta. Ed ecco la genialità di associare lo sporco alla rivoltante immoralità dei personaggi, i quali, chi più e chi meno, concorrono all'infelicità universale, dimostrando la relatività dell'onestà di un Nettolemo colpevole di farsi manipolare per compiere azioni malvagie. L'ingenuo contadino non fa che ripetere la stessa domanda come se la rivolgesse anche al pubblico: “Cosa devo fare”?  E quando si trova con Filottete sul palco, a spiegare la vicenda che lo ha portato fin laggiù, spoglia i panni dell'eroe per vestire quelli di un figlio: un bambino che mostra al padre come gioca con i suoi pupazzi dell'infanzia. Questo padre adottivo lo guarda con compassione e gli svela le ferite del cuore di un uomo giusto, che ha subito un tradimento e, disilluso, esprime la sua riflessione nella perentoria frase: “Il male non muore mai”. Lo struggente monologo dell'uomo ferito, interpretato da un appassionato Totò Onnis, cresce d’intensità fino alle strazianti urla della scoperta del complotto, che mostrano Filottete da solo sul palco come un agnello sacrificale mentre i suoi aguzzini, dal sottopalco, assistono da spettatori ai danni da loro stessi provocati. La scelta dell'unica tragedia a lieto fine di Sofocle è senza dubbio di buon auspicio per un giovane regista, che può così concludere positivamente la sua esperienza in accademia pronto, ormai da professionista, a rileggere altre storie con la discrezione di un 'custode'.

Filottete
di Sofocle
Teatro Studio 'Eleonora Duse'
via Vittoria, 6 - Roma
dall'8 al 15 febbraio 2018
Saggio di diploma dell'allievo regista: Raffaele Bartoli
con: Totò Onnis, Massimiliano Aceti, Eugenio Mastrandrea e Alberto Melone
Ufficio stampa: Silvia Lamia
silvialamia@gmail.com

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LE FOTO PUBBLICATE NEL PRESENTE SERVIZIO SONO DI: FEDERICA DI BENEDETTO

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