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17 Luglio 2024

La tacita 'Vacuna' è apparsa al Parco degli Acquedotti

di Emanuela Colatosti
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La tacita 'Vacuna' è apparsa al Parco degli Acquedotti

Il progetto di ricerca ‘Fritto mistico’ porta in scena uno studio su una divinità femminile ancestrale, il cui culto si perde nella preistoria dell’Italia centrale
 
“È solo un esperimento”.
Così, Alessandra Caputo ha definito la prima uscita pubblica di 'Vacuna', la dea del vuoto, che è comparsa sotto le ampie fronde di un pino all’ombra del Parco degli Acquedotti. L’appuntamento era alle sette di sera di sabato otto giugno, davanti alla chiesa di San Policarpio. Uniche raccomandazioni: fare silenzio e portare con sé semi da offrire in dono alla dea. Il breve tratto di strada che separa il sagrato della chiesa dal luogo della performance non sembrava una passeggiata, ma piuttosto un pellegrinaggio, tanta era la tensione spirituale emanata dal gruppo di spettatori. Insomma, l’esercizio del silenzio privato ha avuto il potere di amplificare l’energia di un gruppo coeso, tanto da poter tagliare l’emozione con un coltello. Il volume del rumore della civiltà si è abbassato e, al contempo, si è allargata la partecipazione al rito,Vacuna_Foto1.jpg inglobando passanti e persone rifugiatesi sotto l’ombra di altri alberi, per sfuggire alla prima calura estiva. La performer, nel frattempo, attendeva sotto i rami più bassi e spioventi di un grande albero sempreverde. Era vestita con una lunga tunica di filo nero intrecciato. Una rete le copriva il volto e nelle mani teneva un grande drappeggio, anch’esso traforato, simile a un paio d’ali con cui sembrava voler spiccare leggiadramente il volo. In questo modo, Vacuna ha svelato il suo essere anfibio ma non duale, sintetizzando terra e cielo in un sinolo indisgiungibile. Mentre si dirigeva verso il pubblico, svicolava tra i rami bassi e le lingue di tessuto bianco previamente appese. Ha modificato il movimento delle ali trasformandole in un tubo di oscurità, da cui la dea del vuoto si genera. Si è poi liberata delle ali per inginocchiarsi a terra a srotolare e arrotolare un fuso di filo bianco: un rito magico propiziatorio contro le energie negative. O forse, il vuoto, di cui Vacuna è signora e padrona, è la condizione di possibilità di ogni senso, di ogni cosa reale, che germoglia dai semi sparsi dalla dea e dai convitati al rito di generazione, incoraggiati dall’agitazione delle maracas, unico momento sonoro della performance, che in qualche modo ha amplificato e moltiplicato la semenza restituita alla terra, affinché dia i suoi frutti. Al momento della chiusura del rito è stato difficile tornare al rumore della vita.

Vacuna_Foto3.jpg

NELLA FOTO QUI SOPRA: VACUNA CON LE ALI SPIEGATE

AL CENTRO: I SEMI DA RESTITUIRE ALLA TERRA

IN APERTURA: LA DEA DEL VUOTO MENTRE ARROTOLA IL FUSO
 


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