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5 Dicembre 2019

Malanova: quando l'amore di un ragazzo scopre il dolore delle donne

di Andrea Giulia
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Malanova: quando l'amore di un ragazzo scopre il dolore delle donne

All’interno del festival ‘Inventaria’, in corso in questi giorni a Roma, incontriamo un’autetica ‘perla’ drammaturgica proposta da Ture Magro, che si conferma sceneggiatore e interprete di elevatissima qualità

Nella splendida cornice di ‘Inventaria’, la rassegna teatrale romana organizzata dalla compagnia ‘DoveComeQuando’ in corso in questi giorni presso i teatri Argot di Trestevere, Carrozzerie not all'Ostiense e Studio Uno d Torpignattara, ci siamo ‘imbattuti’, se così si può dire, in un autentico capolavoro teatrale: ‘Malanova’, il monologo presentato dell’attore Ture Magro. Il bravo artista siciliano era felice di rivederci dopo i successi di ‘Padroni delle nostre vite’, di cui le nostre testate, a suo tempo, si sono ampiamente occupate. E sin da subito veniamo ad affermare, senza troppi giri di parole, che anche in questo ‘Malanova’, l'atTure_1.jpgtore si è confermato di 'rango', dalla prima all’ultima parola. ‘Malanova’ è uno spettacolo prodotto da SciaraProgetti e dal Teatro Verdi di Fiorenzuola d'Arda (Pc). Scene e luci sono a cura di Lucio Diana e la drammaturgia di Flavia Gallo e dello stesso Ture Magro. Il testo è tratto dal libro ‘Malanova’ di Cristina Zagaria e Anna Maria Scarfò, edito da Sperling & Kupfer. Ture Magro torna dunque in scena con un nuovo e toccante spettacolo, che dimostra come le vittorie dei ‘Nastri d'argento’ del 2009 e del 2011 non siano derivate dall’aver proposto un copione dal forte impatto sociale: il ‘segreto’ delle rappresentazioni di Ture, infatti, è Ture stesso, che si conferma interprete eccezionale, capace di catturare il pubblico raccontando con intensità una triste storia di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina. Che cos’è una ‘malanova’, in Calabria? È una cattiva notizia, un qualcosa che avresti voluto non sapere. E chi è 'Malanova', in questo caso? Una ragazzina. La sua storia ce la racconta un giovane uomo, Salvatore, che ricorda di averle voluto bene, di averla desiderata e di averla ritrovata coinvolta in una squallida storia di violenza. Salvatore attraversa a piedi piazze e vicoli stretti, ascolta le donne parlare di matrimoni, battesimi e funerali, partecipa alle feste e ai riti tradizionali e ‘strapaese’ di sempre. Ma il ragazzo s’interroga anche sulle cose viste e sentite, sul rispetto e sull'onore. Non racconta l'atto della violenza in sé, “perché la ferocia di una violenza e quello che si prova a subirla non è fatta di parole”. Salvatore racconta quello che  è  successo  prima  e  dopo,  portandoci  nel  suo  mondo al fine di mostrarci come si costruisce, nelle parole, nei comportamenti e nei silenzi, la sofferenza dell’Altro, di cui noi non siamo gli esecutori materiali, ma gli autori occulti, i ‘mandanti inconsapevoli’. Il protagonista rende il pubblico partecipe di quel sopruso più sottile, subdolo e sotterraneo che passa per i gesti di tutti, in quella dissimulazione tutta italiana che si muove attraverso una parola che mal nutre una mentalità ‘incarnata’, impossibile da scorporare. ‘Malanova’, in questo caso, è anche un’indagine al maschile, un’esplorazione ‘edipica’ sulla responsabilità, sulla convivenza e sull’essere coinvolti, in quanto esseri umani, in una fitta trama di fondo che ci rende tutti ugualmente responsabili della vita degli altri. Ovvero, del nostro prossimo. Concludiamo, con due parole sentite nei confronti di Ture Magro, un attore che sta donando, in questi anni, grazie al proprio magnifico lavoro, nuova dignità alla propria terra: il Mezzogiorno. Non fermarti, Ture: anche se il cammino è ancora lungo e tortuoso, ti preghiamo di proseguire, affinché tutti i meridionali d'Italia possano comprendere, un giorno, come ogni tuo singolo passo sia stato quello di un 'gigante'.

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