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22 Febbraio 2020

Quando una tragedia si trasforma in farsa (e viceversa...)

di Marcello Valeri - mvaleri@periodicoitalianomagazine.it
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Quando una tragedia si trasforma in farsa (e viceversa...)

La compagnia siciliana Banned Theatre sul palco del Teatro Arcobaleno ci racconta il nostro rapporto con il potere attraverso una lettura tragicomica del Prometeo di Eschilo

In scena al Teatro Arcobaleno di Roma fino al 9 febbraio 2020, il Prometeo di Eschilo diventa una parodia del nostro presente. Sul palco, la compagnia siciliana Banned Theatre, diretta dal duo di registe Valentina Ferrante e Micaela De Grandi, presenta la tragedia di Eschilo riletta in chiave tragicomica. Con il testo rivisto da Valentina Ferrante, nell’apparente semplicità della scenografia, nulla è lasciato al caso: dopo essere entrati nello spettacolo, la rabbia, la coscienza, la delusione e il dolore del Prometeo vengono rappresentate sul palco con irriverente maestria. La voce fuori campo di Angelo Tosto introduce lo spettacolo e Adriano Aiello interpreta il protagonista, il titano Prometeo, che rubò il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini,  diventando, per questo, vittima del ‘dio-tiranno’, che lo incatenò ad una rupe e lo fece sprofondare nel Tartaro. Così che Prometeo si trasforma, nell'immaginario collettivo, nell'avversario per antonomasia, vittima, al tempo stesso, dello strapotere di Zeus, alla cui legge si ribella in quanto simbolo della lotta per il progresso e la libertà. Eroe solitario, poeta incompreso, libero artista, portatore di civiltà e di conoscenza, Prometeo non si rassegna a rimanere servo del potere, che sopporta la sua sorte con pazienza, poiché sa chPrometeo_4.jpge i tiranni di oggi sono, inevitabilmente, destinati a cadere domani. Il coro delle ‘Oceanine’, interpretato in modalità stereo da Valentina Ferrante, riempie il palco, accompagnando Prometeo e il pubblico lungo tutto lo spettacolo. Il multiforme Federico Fiorenza e l’intensità interpretativa di Micaela De Grandi riempiono lo spettacolo dei personaggi che Eschilo affianca a Prometeo lungo il suo viaggio interiore, fino all’esito imprevedibile del suo percorso. Le musiche sono di Luca Mauceri, i paesaggi sonori di Alessandro Aiello, i costumi di Nunzia Capano, gli rlementi di scena di Michele De Grandi, l’aiuto regia di Roberta Andronico. Uno spettacolo ‘multidisciplinare’, che non perde mai il rispetto per l’opera originale strizzando l’occhio al teatro antico, a quello partenopeo e, persino, al musical. Lo studio dei dettagli e l’attività di ricerca coinvolge il pubblico in modo diretto, portandolo quasi all’interno dello spettacolo, fino all’epilogo inaspettato. Un finale corale, che richiama le debolezze di tutti noi, facendoci riflettere sul potere, sul rapporto che abbiamo con esso, su come ci lusinga e ci influenza, su come ci lasciamo sedurre nonostante il tradimento degli ideali. Una lettura lucida e più che mai attuale della nostra società e delle nostre debolezze, sulle nostre coscienze, oltre il vestito dell’onestà. Da vedere.
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